Scola: «Pregate per il cardinal Martini»

dal Corriere della Sera

L’insigne biblista guidò la diocesi dal 1979 al 2002. A lui si arresero le Brigate Rosse, consegnando un arsenale

L'arrivo in Duomo del cardinale Martini nel 1979 (Fotogramma)

L’arrivo in Duomo del cardinale Martini nel 1979 (Fotogramma)

 

MILANO – Un’agenzia delle 20.32 di ieri sera segnalava che le condizioni di salute del cardinale Carlo Maria Martini, arcivescovo emerito di Milano, si sono aggravate. Il morbo di Parkinson non gli ha dato tregua in questi ultimi anni, anche se lui, lucidissimo nella mente ma tormentato da molteplici difficoltà motorie, ha continuato a lavorare.

Si sono «particolarmente aggravate» le condizioni del cardinale Carlo Maria Martini. L’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, invita «tutti i fedeli della Diocesi e a quanti l’hanno caro» a pregare per lui. Nato a Torino nel 1927, Carlo Maria Martini è stato arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002. Dopo un lungo periodo in Terra Santa, nel 2008 è rientrato in Italia, per curare il morbo di Parkinson da cui è affetto, e da allora risiede all’Aloisianum di Gallarate. Nel corso degli ultimi anni le sue apparizioni in pubblico si erano sempre più diradate. E si erano accentuate le sue difficoltà nel comunicare. Per parlare era costretto ad usare un amplificatore.

Nel giugno scorso vide il Papa durante la visita a Milano per l’Incontro mondiale delle famiglie. Un colloquio durato solo sette minuti, lontano dalle telecamere, in una saletta dell’arcivescovado. Martini aveva partecipato al Conclave del 2005 quando era stato eletto al soglio pontificio Joseph Ratzinger. Poi ancora per un breve periodo a Gerusalemme prima che la malattia lo costringesse a ritornare a Gallarate, nella casa dei gesuiti. La sofferenza è stata l’occasione per un’ulteriore lezione del cardinale Carlo Maria Martini. Lui, ultimo professore al Pontificio Istituto Biblico a tenere i corsi in latino, ora aveva la possibilità soltanto di bisbigliare. La parola gli costa fatica e quando cerca di esprimersi chiede un aiuto a don Damiano Modena che lo assiste e sa ricostruire le sue brevi frasi.

Egli resta per tutti coloro che lo hanno conosciuto, anche non credenti, un vero principe della Chiesa. Può non portare la berretta cardinalizia, non indossare la porpora, ma gli si riconosce un’autorità rara in un momento in cui questo termine ha sempre meno persone e istituzioni in grado di interpretarlo o di trasmetterlo. Martini lo ha in sé, naturalmente. Non è il semplice (o complesso) frutto del dialogo che ha saputo avviare con la società civile, né la conseguenza di uno stile, nemmeno va cercato nel prestigio dei suoi studi. Si potrebbe dire che è nato così, anche se è sempre stato timido e riservato, soprattutto discreto; tuttavia sapeva essere deciso quando si trovava dinanzi alle difficoltà.

Arcivescovo di Milano dal 1979 al 2002, di lui si possono raccontare migliaia di iniziative, dalla cattedra dei non credenti alle visite che faceva abitualmente ai carcerati, via via sino al rivoluzionario modo di intendere la sua missione. Ma l’episodio che non sarà dimenticato (e farà riflettere più di tanti altri gli studenti di storia del futuro) resta la consegna delle armi che fecero a lui le Brigate Rosse. Si arresero al cardinale, come in un romanzo dell’età romantica, portando un arsenale in curia. Anche chi aveva scelto la lotta armata riconosceva in Martini un’autorità indiscutibile. Del resto, quando essa è tale, la storia insegna che favorisce le rese più di ogni altro espediente.

Decine di pubblicazioni recano il suo nome. Dopo il rientro da Gerusalemme, nel 2008, questo insigne biblista ha messo in un canto le ricerche specialistiche per «comunicare a tutti – sovente ama aggiungere umilmente – la parola di Dio». Si è poi ritirato a Gallarate, all’Aloisianum, una casa dei gesuiti, in due locali; sul campanello, per un estremo atto di semplicità, ha chiesto che non fosse scritto «card» ma «padre Carlo Maria Martini». Il suo motto Pro veritate adversa diligere , ovvero «Per la verità scegliere anche situazioni sfavorevoli», non gli è stato utile soltanto per ornare lo stemma, ma lo può lasciare ai posteri come senso della sua vita. Lui, riservato, che mai ha voluto disfarsi dell’antica timidezza.

Chi lo ha incontrato recentemente – ricordiamo tra gli altri Aldo Maria Valli – ha notato nei suoi occhi «una luce nuova», un che «di fanciullesco». È vero: Martini sa stupire con un gesto, uno sguardo, un sorriso; anzi talvolta si impara da lui proprio attraverso le sue reazioni minime. È riuscito, come dire?, a togliere tutto il superfluo dai contatti umani e comunica con un’intensità che reca sempre riflessione ai suoi interlocutori. Eppure Martini è stato il solo cattolico ammesso nel comitato scientifico del Greek New Testament , testo poi utilizzato nella XXVI e XXVII edizione del Nestle-Aland, che è il riferimento per le traduzioni condotte in tutto il mondo. Inoltre, e anche questo aspetto lo ricorda con piacere e sempre un sorriso, ha indagato il papiro Bodmer 14, indispensabile per intendere una parte del Nuovo Testamento.

Il cardinale Angelo Scola, alla notizia dell’aggravarsi delle condizioni di salute del suo predecessore, ha invitato «tutti i fedeli della diocesi e a quanti l’hanno caro» a pregare per lui. Martini ha sovente pregato in maniera singolare, sorprendente. Non staremo a descrivere l’arcivescovo o l’eminente uomo di Chiesa nelle sue funzioni, ma quello che colpiva è quanto poteva capitare incontrandolo: chiedeva di attendere un momento prima di rispondere o di fare una scelta. Si ritirava per un breve lasso di tempo nell’altra stanza e pregava, si raccoglieva in sé. La preghiera, insomma, per Martini è sempre stata parte della vita e la vita ha sempre avuto bisogno della preghiera per sentirsi tale. Per questo siamo certi che all’appello del cardinale Scola risponderanno anche persone insospettabili, di quel genere che non ama la recita delle orazioni. Ma a Martini penseranno in queste ore. Con la memoria andranno a evocare le sue parole lette o pronunciate in questa o in quella occasione, si fermeranno per rimeditarle, aggiungeranno qualcosa che è rimasto loro in qualche angolo del cuore. Pregheranno, appunto, senza accorgersene. Lo faranno per Carlo Maria Martini. Un gesuita, un principe.

Armando Torno

fonte: http://milano.corriere.it/milano/notizie/cronaca/12_agosto_31/martini-principe-chiesa-torno-2111632876387.shtml

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