Cammino neocatecumenale: famiglia di Ivrea in missione in Sudafrica

Gregorio Romeo, L’Huffington Post

“Alzarsi” per offrire la propria vita a Dio e annunciare il “Kerigma”, la buona notizia cristiana. È dentro queste parole un po’ misteriose – ma chiarissime nel lessico neocatecumenale – che è germogliata la scelta di Andrea, pubblicitario, ed Erica, psicologa, marito e moglie di 39 anni. La scelta è quella di abbandonare la casa di Ivrea, gli amici, i parenti, due posti di lavoro stabili e gratificanti, e partire in missione di evangelizzazione per il Sudafrica. Con loro Elia, Francesco, Pietro, Maria e Sara, i cinque figli che hanno dai 2 ai 12 anni.

“La nostra decisione non è culturale o semplicemente religiosa ma è nata dopo aver sentito la chiamata e l’amore di Cristo” spiega con voce calma Andrea, chiarendo che l’intenzione di partire è maturata due anni fa, quando insieme alla moglie ha messo a fuoco il “progetto” predisposto da Dio per loro. Perché per comprendere una scelta così radicale è necessario accettare concetti poco alla moda come “provvidenza” e “volontà del Signore”. Parole, invece, di uso comune nel Cammino neocatecumenale, comunità di cui lui e la moglie fanno parte, che garantisce alla Chiesa sempre più vocazioni sacerdotali e famiglie pronte ad “alzarsi” e partire. Non solo per l’Asia e l’Africa ma anche verso paesi come Francia e Svezia, dove il compito delle famiglie in missione è di preservare la fede minacciata dalla secolarizzazione. Proprio grazie al Cammino, Erica e Andrea, sposati dal 2000, hanno superato una profonda crisi coniugale nel 2005: “Abbiamo sperimentato il perdono, che ha ricostruito il nostro matrimonio facendolo rinascere su solide basi cristiane – confida Andrea –. Insomma, ci siamo resi conto che puntare sulla famiglia significa puntare sulla verità”. Da allora, sono arrivati altri tre figli e la scelta, dopo diversi pellegrinaggi, di “alzarsi” e rendersi disponibili per l’evangelizzazione.

A Città del Capo, Erica e Andrea cercheranno una casa, le scuole giuste per i bimbi, nuovi mestieri magari aderenti al loro profilo professionale, e non faranno nulla di diverso da ciò che già fanno a Ivrea. Ovvero “Testimoniare l’amore di Dio nell’esistenza quotidiana: al lavoro, nel quartiere, con i vicini di casa. Ogni buon cristiano ha nel suo dna l’evangelizzazione e noi pensiamo che l’uomo non abbia tanto bisogno di dogmi da seguire ma di segni da vedere” sostiene Andrea. Del resto, si tratta della stessa opera di evangelizzazione svolta dai suoi genitori, anche loro del Camminino, proprio in Sudafrica, dove infatti lui ha già vissuto dai 9 ai 15 anni. Oggi mamma e papà sono ancora in missione, ma in Burkina Faso, e Andrea chiarisce: “Apprendere che la nostra destinazione era Città del Capo è stato sorprendente. La scelta delle mete per le missioni, infatti, spetta all’equipe nazionale del Cammino e dipende esclusivamente dalle esigenze di evangelizzazione”.

Dal 28 giugno, quando un aereo li porterà in Sudafrica, quella di Erica e Andrea sarà una delle circa 1000 famiglie in missione sparse per il mondo. Prima di partire, dovranno congedarsi da Ivrea e dagli affetti, lasciando anche il lavoro che amano, lui da pubblicitario in un’agenzia di comunicazione, lei da psicologa impegnata in vari progetti con il Sert. “Umanamente, proviamo tutto: dalla paura per il futuro alla tristezza per quello che stiamo lasciando. Tuttavia, sentiamo che questa chiamata arriva direttamente da Dio” afferma Andrea, che poi conclude: “Avvertiamo anche il peso che questa decisione avrà nella vita dei nostri bambini. Ma, da padre, sento di dover condividere con i miei figli il valore della fede, più che una vita necessariamente semplice e agiata”.

fonte: http://www.huffingtonpost.it/2013/06/10/cammino-neocatecumenale-famiglia-ivrea-missione-sudafrica_n_3413696.html

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