Missione “ad gentes”, impegno per tutti

Si riporta l’articolo di Daniele Piccini pubblicato suRomaSette

Nella basilica lateranense la veglia diocesana durante la quale il cardinale Vallini ha conferito il mandato a 8 missionari, tra cui 2 famiglie, in partenza. Spazio alla testimonianza dell’arcivescovo nigeriano Onaiyekan.

«Il Signore vi invia e vi ripete con forza: andate in tutto il mondo, annunciate il mio Vangelo ad ogni creatura. La Chiesa di Roma vi accompagna e vi benedice». Con queste parole, durante la veglia missionaria diocesana, ieri, martedì 23 ottobre, il cardinale vicario Agostino Vallini ha conferito il mandato a otto missionari della diocesi di Roma in partenza. Dalle mani del porporato, suor Beatrice Sandri e suor Maria Lina Baroi (dirette in Camerun), suor Mardeliza Tesoro (Timor Est), la famiglia Malacaria (Sud Africa), una famiglia della parrocchia di San Tarcisio (Cina), padre Yako Jalal (Iraq), hanno ricevuto un crocefisso e un Vangelo, fede e Parola, strumenti dell’evangelizzazione così come la definisce San Paolo: «Ho creduto, perciò ho parlato».

Dopo la lettura dei messaggi di alcuni missionari romani da parte del vescovo Matteo Zuppi, incaricato del Centro per la cooperazione missionaria tra le chiese, tra i molti padri sinodali presenti alla veglia, è intervenuto monsignor John Olorunfemi Onaiyekan, arcivescovo di Abuja, tra i 6 cardinali che saranno creati nel prossimo Concistoro del 24 novembre, che ha ricordato i molti frutti della semina missionaria in Nigeria. «Abbiamo sperimentato il miracolo dell’evangelizzazione. Nel nostro paese ci sono 30 milioni di cattolici, 54 diocesi e 9 arcidiocesi. Abbiamo molti sacerdoti, numerose vocazioni e tanti laici coinvolti nella vita della Chiesa. Nel 1980 i vescovi della Nigeria hanno fondato la Società missionaria di San Paolo, con 200 sacerdoti nel mondo, in Svezia, America e anche in Italia». Monsignor Onaiyekan ha poi speso parole di speranza sulla situazione dei cristiani in Nigeria, da mesi vittime di attacchi da parte dei fondamentalisti islamici. «In Nigeria – ha aggiunto il presule – ci sono 85 milioni di cristiani e 85 milioni di musulmani che vivono insieme in modo pacifico. Ogni tanto ci “bisticciamo”, e qualche volta anche in modo violento. C’è un gruppo di terroristi che ha ucciso cristiani e distrutto chiese, ma ha ucciso anche musulmani: non ha rispetto per nessuna vita. Islam e cristianesimo devono vivere in pace, anche se entrambe hanno il compito di evangelizzare. I problemi tra di loro passeranno, la vittoria è vicina».

Proprio in riferimento al difficile “caso” Nigeria, il cardinale Vallini ha sottolineato la necessità di «annunziare il Vangelo a tutti, con coraggio, fino al rischio della vita. «La posta in gioco è alta, se si pensa a quanto grande è il mondo da evangelizzare e quanto poche le forze evangelizzatrici. Questo impegno deve essere di tutti, perché si è cristiani veri solo se si è testimoni. Ciascuno infatti nella sua vocazione, matrimoniale o sacerdotale, può essere testimone di Gesù». Ma per il cardinale c’è un’altra condizione necessaria «che deve caratterizzare il nostro sentirci annunciatori del Vangelo: la virtù dell’umiltà. La piccola parabola dell’agricoltore e del servo – ha concluso il porporato citando il Vangelo di Luca – ci vuole dire che il servizio della fede deve essere umile e disinteressato, così da ripetere con convinzione: “Quando abbiamo fatto tutto, siamo servi inutili”».

Il “servo umile” ha la voce anche di Marco Malacaria, in partenza insieme con la moglie Marta e la figlia Miriam, di due anni: «Il cammino neocatecumenale ha fortificato in noi la certezza che seguire Gesù è la cosa migliore. Non partiamo con un programma di progetti da realizzare: sappiamo che già l’esempio di una famiglia che lascia tutto per il Vangelo sarà una testimonianza importante. Certo, umanamente è difficile lasciare tutto, ma guardando il Cielo tutto diventa leggero».

 

fonte: http://www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=9178&keywords=cammino+neocatecumenale

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