[Stampa] Neocatecumenali, l’approvazione: l’intervento del vaticanista Andrea Tornielli

Continuiamo la rassegna stampa con l’articolo pubblicato sul sito personale del noto vaticanista Andrea Tornielli.

Cari amici, come saprete, ieri, in occasione della grande udienza delle comunità neocatecumenali, durante la quale il Papa ha ricevuto 7000 membri del movimento, la Santa Sede ha diffuso la notizia dell’approvazione vaticana per le celebrazioni che segnano l’itinerario del Cammino. Questa decisione, che giunge dopo quindici anni di studio da parte della Congregazione per il Culto, conclude il percorso per l’approvazione del Cammino Neocatecumenale: nel 2008 venne approvata la versione finale degli Statuti e nel 2011 fu approvata la dottrina contenuta nei tredici volumi del Direttorio Catechetico del Cammino.

Conoscendo la sensibilità di molti visitatori del blog, so di addentrarmi in un terreno minato. Vorrei evitare di essere sommerso di email di protesta, ma correrò il rischio, perché quanto accaduto ieri in Vaticano rappresenta un evento ecclesiale. Da quanto ho capito, il decreto di ieri ha approvato specificamente le «celebrazioni» che segnano le tappe del cammino: credo si tratti non di celebrazioni liturgiche in senso stretto, ma di para-liturgie legate a determinati e specifici momenti del percorso dei neo-catecumeni. Infatti il decreto, firmato dal cardinale Rylko, presidente del Pontificio consiglio per i laici, fa riferimento a “quelle celebrazioni contenute nel Direttorio Catechetico del Cammino Neocatecumenale che non risultano per loro natura già normate dai libri liturgici della Chiesa“. Non bisogna infatti dimenticare che la liturgia così come viene celebrata nelle comunità neocatecumenali è stata già approvata con il decreto riguardante gli Statuti nel 2008.

Come sapete, proprio il modo di celebrare del Cammino è stato oggetto di polemiche e dibattiti. La Santa Sede ha concesso alle comunità neocatecumenali di fare le celebrazioni il sabato sera per piccoli gruppi (anche se si specifica che deve esserci la possibilità di partecipare per persone esterne al movimento che lo vogliano), e ha concesso pure che i fedeli possano fare la comunione rimanendo al loro posto, ma in piedi – e non dunque seduti. In una nota si precisava anche che erano ammesse soltanto delle monizioni sulle letture, evitando che le cosiddette «risonanze», cioè gli interventi dei fedeli sulla Scrittura appena ascoltata durante la celebrazione eucaristica finissero per diventare omelie mettendo sullo stesso piano le parole dei fedeli e quelle del sacerdote.

Il Papa, accogliendo i neocatecumenali, ne ha lodato l’impegno evangelizzatore. Sulle celebrazioni, ha raccomandato fedeltà ai libri liturgici e ha detto che una volta concluso il cammino, i fedeli che l’hanno compiuto dovrebbero rientrare nel seno della comunità parrocchiale a celebrare l’eucaristia. Il decreto annunciato ieri (che porta la data dell’8 gennaio) rappresenta dunque la tappa conclusiva di un percorso. Le discussioni continueranno. Ma sarebbe sbagliato ritenere che solo con quest’ultimo decreto siano state approvate le «messe neocatecumenali».

In seguito ha pubblicato anche questo intervento:

Chiedo scusa per l’imprecisione (lo sapevo che non dovevo fare questo post…): non mi sono esptesso correttamente con il rifermento alla nota sulle risonanze. Che non sono vietate ma non devono apparire come omelie e confondersi con l’omelia che può essere pronunciata solo dal sacerdote.

Quanto al passaggio relativo a ciò che ha detto il Papa che avevo riassunto (con ogni probabilità malamente), ecco la citazione: “la progressiva maturazione nella fede del singolo e della piccola comunità deve favorire il loro inserimento nella vita della grande comunità ecclesiale, che trova nella celebrazione liturgica della parrocchia, nella quale e per la quale si attua il Neocatecumenato (cfr Statuti, art. 6), la sua forma ordinaria”.

Non sono ovviamente un esegeta autorizzato delle parole papali, anzi non sono proprio un esegeta. Ma a me pare di capire che Benedetto XVI auspichi che al termine del cammino il fedele che l’ha percorso partecipi alla “celebrazione liturgica della parrocchia… nella sua forma ordinaria”.

fonte: http://2.andreatornielli.it/?p=3439

 

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