Iconografia del Cammino, parte seconda

Continuiamo a parlare di iconografia e di estetica!

SS. PIETRO E PAOLO

Mi fu rivolta questa parola del Signore “Le mani di Zorobabele hanno fondato questa casa le sue mani la compiranno e voi saprete che il Signore degli eserciti mi ha inviato a voi. Chi oserà disprezzare il giorno di così modesti inizi? Si gioirà vedendo il filo a piombo in mano a Zorobabele. Le sette lucerne rappresentano gli occhi del Signore che scrutano tutta la terra”. Quindi gli domandai “Che significano quei due olivi a destra e a sinistra del candelabro? E quelle due ciocche d’olivo che stillano oro dentro i due canaletti d’oro? “. Mi rispose “Non comprendi dunque il significato di queste cose? “. E io “No, signor mio”. “Questi, soggiunse, sono i due consacrati che assistono il dominatore di tutta la terra”.

Zc 4, 8-14

Questi sono i due olivi e le due lampade che stanno davanti al Signore della terra.

Ap 11,4

 

Ai due lati della raffigurazione della Famiglia di Nazareth del ciclo di Argüello sono posti, in contemplazione, i due testimoni di cui parla l’Apocalisse e che rappresentano l’Istituzione, Pietro, ed i Carismi, Paolo. Insieme i due costruttori della Chiesa

 

ANNUNCIAZIONE

“… l’angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, chiamato Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: “Ti saluto, o piena di grazia, il Signore è con te”. A queste parole ella rimase turbata e si domandava che senso avesse un tale saluto. L’angelo le disse: “Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà grande e chiamato Figlio dell’Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine”.

(Lc 1, 26-33)

 

Allora Maria disse: “Eccomi, sono la serva del Signore avvenga di me quello che hai detto.” E l’angelo partì da lei.

(Lc 1, 38)

 

 

L’icona rappresenta il momento in cui l’angelo Gabriele saluta Maria “piena di grazia” e annuncia la nascita in lei del Figlio di Dio.

Maria è in ascolto: le mani aperte e l’atteggiamento di tutto il corpo indicano lo stupore ma anche la sua accoglienza e docilità alla volontà divina. Le stelle sulla fronte e sugli omeri indicano la sua condizione di verginità prima, durante e dopo il parto.

Nel dipinto, la Madonna, seduta su un trono, è in casa quando l’angelo la visita: il drappo rosso sul tetto indica che la scena si svolge all’interno. Nella scena sono presenti più piani prospettici dato che gli edifici sono visti sia all’esterno (la cupola sulla sinistra) sia all’interno.

Maria è abbigliata con un manto (maforion) di colore marrone, simbolo di umiltà e della terra appena arata e pronta per ricevere il seme. Il blu della tunica indica la purezza, il desiderio di ascesi dell’anima e il distacco dai valori terreni.

L’arcangelo Gabriele, annunciatore per eccellenza dei messaggi salvifici di Dio, con una mano benedice la vergine e con l’altra tiene il bastone del messaggero. Le due dita ripiegate della mano benedicente indicano le due nature, umana e divina, presenti di lì a poco in Gesù.

Il creatore manda lo Spirito Santo sotto forma di colomba che discende in un raggio di luce fino a Maria.

Nicodemo chiede a Gesù: “Come può un uomo nascere quando è già vecchio? Può forse entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?” (Giovanni 3,4). Questa frase manifesta in pieno lo spirito delle comunità neocatecumenali: tornare al seno della Chiesa, tornare alla nostra Madre, la Vergine, in modo che possa rigenerare in noi il seme del Battesimo che abbiamo dentro, e farlo crescere. Questo tempo di gestazione e di crescita è quello che noi chiamiamo neocatecumenato.

Maria, immagine della Chiesa e di tutti i cristiani, riceve il lieto annuncio della buona notizia: il Messia nascerà in te. Dopo che lei ha accettato queste parole, lo Spirito Santo la copre con la sua ombra e comincia la gestazione della nuova creatura, Gesù Cristo, che sarà formata a poco a poco fino al giorno della sua nascita a Betlemme. L’Annunciazione, la gestazione, la nascita e vita sono nascoste nella piccola comunità di Nazareth, dove il bambino crescerà fino all’età di intraprendere la missione affidata dal Padre: questi sono i passi per cui noi desideriamo passare, convinti che, attraverso loro, si rinnovi la Chiesa per dare una risposta ai nuovi tempi e servire il mondo moderno. Cristo, che è stato costituito da Dio e per Dio, Spirito datore di vita, come il primogenito di una nuova creazione, rende accessibile la sua opera di salvezza  al mondo nella Koinonia, nel Banchetto di un popolo da lui risuscitato per lui in una chiesa, una comunità di uomini che si amano gli uni gli altri, grazie allo Spirito riversato su di loro, cioè, lo Spirito Santo.

Il Neocatecumenato appare come un periodo di gestazione nel grembo della Chiesa. In questo popolo che, come Maria, dice “Amen” all’annuncio del Salvatore, la Parola comincia a gestare una nuova creazione, l’opera dello Spirito Santo. La Chiesa si presenta come la madre che genera, che dà alla luce, ed educa i figli, fino a raggiungere l’altezza di un uomo nuovo di cui St. Paul dice: “Non sono io a vivere, ma è Cristo che vive in me”. (Gal 2,20) E questa comunità in cui Cristo si fa visibile, vive in umiltà, semplicità e lode, come la Sacra Famiglia di Nazareth, nella consapevolezza che essi hanno una missione da svolgere: far sì che Cristo cresca in modo da portare avanti la missione che Dio gli ha affidato, cioè la missione del Servo di Jahvè.

NATIVITA’

La festa della Natività è chiamata anche “Pasqua” e “Festa delle luci”. “Pasqua” perchè già prefigura la Pasqua di Risurrezione, “Festa delle luci” perché è la manifestazione della luce del Dio Trino e Unico. E’ la festa dell’Incarnazione. Dio diviene Uomo per restituire all’uomo l’antica immagine e la dignità di figlio di Dio. Il grido di Isaia è il grido di tutta l’umanità: “Se tu squarciassi i cieli e scendessi!” (Is 63,19).

La natività è la risposta di Dio: “Lo Spirito Santo scenderà su di te, su te stenderà la sua ombra la potenza dell’Altissimo” (Lc 1,35). Ora tutto è nuovo! E’ la Ri-Creazione. La stella di Betlemme, al centro del dipinto, che illumina e guida tutti i personaggi dell’icona è il segno dell’intervento di Dio sulla terra e nella storia dell’uomo.

Il raggio che sale dalla stella significa l’essenza unica di Dio. I tre raggi che ne escono indicano la partecipazione delle tre Persone divine all’economia della salvezza. La mangiatoia è a forma di tomba e prefigura la morte di Cristo rifiutato dal suo popolo fin dalla nascita. Scrive il profeta Isaia: “Il bue conosce il proprietario e l’asino la greppia del padrone, ma Israele non conosce e il mio popolo non comprende” (Is 1,3).

Le bende con cui il bambino è fasciato saranno abbandonate nel sepolcro come prova della sua Risurrezione. L’oscurità della grotta è l’inferno. Cristo situa la sua nascita in fondo agli inferi e noi contempliamo, adagiato nella mangiatoia, “l’agnello di Betlemme che ha vinto il serpente e dato la pace al mondo”. Il bambino Gesù è già l’Uomo dei dolori di Isaia.

In basso a sinistra c’è il fonte battesimale per il bagno del neonato, prima azione pienamente umana che dimostra che il Messia atteso è venuto ed è veramente Figlio dell’Uomo. E’ anche segno del Battesimo. Accanto al fonte, l’albero, simbolo del Bambino, è il compimento della profezia di Isaia: “Un germoglio spunterà dal tronco di lesse, un virgulto germoglierà dalle sue radici. Su di lui si poserà lo Spirito del Signore” (Is 11,1-2).

Fuori dalla grotta, nel gran manto purpureo, colore della regalità e della purezza e verginità, è la Vergine Maria, l’Agnella senza macchia. Senza di Lei, senza la Chiesa, non si può giungere a Gesù. Il suo sguardo è fisso nella contemplazione: “Maria serbava tutte queste cose meditandole nel suo cuore” (Lc 2,19). Le tre stelle sulla fronte e sulle spalle indicano la sua verginità prima, durante e dopo il parto.

Alla destra, in basso, è situato Giuseppe in profonda meditazione. E’ assalito da dubbi. Davanti a lui sta il demonio nelle sembianze del pastore Tirso. Gli apocrifi riferiscono la sua parola tentatrice: “Come questo bastone non può produrre fronde così un vecchio come te non può generare e, d’altra parte, una Vergine non può partorire”. Ma subito dopo il bastone fiorirà. Nella persona di Giuseppe l’icona racconta la tentazione universale che continua attraverso i secoli: non esiste Dio, esiste solo il mondo visibile; non esiste una nascita soprannaturale, perché è impossibile che la natura divina si incarni. L’aureola intorno alla testa di San Giuseppe già lo fa vincitore della tentazione.

In alto, a sinistra, si vedono i Magi. Dio li conduce all’adorazione come segno e primizia delle nazioni. Essi portano in dono al Bambino: oro, incenso e mirra, segni della sua regalità, della sua divinità e della sua passione. Gli angeli, al centro, adorano il Bambino con le mani coperte per dimostrare la sua regalità. L’angelo, in alto a destra che si china verso i pastori, esprime la tenerezza della protezione dell’angelo custode. Tutta l’icona trasmette gioia, perché “Il cielo e la terra oggi si uniscono. Oggi Dio è venuto sulla terra e l’uomo è risalito ai cieli”. Aggiunge San Massimo: “Soltanto chi penetra oltre la croce e il sepolcro ed è iniziato al mistero della Risurrezione comprende il fine per il quale Dio ha creato ogni cosa”.

Alla prossima!

La Pace a tutti.

 

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