Il seminario Redemptori Mater di Lezha, in Albania, parte 2

Continuiamo il nostro approfondimento riportando, di seguito, alcune testimonianze di seminaristi del seminario Redemptoris Mater di Lezha sulla loro esperienza e vocazione. Possano darci coraggio ad entrare tutti nella volontà del Signore!

Ciao a tutti,

sono Matteo e sono un seminarista del seminario di Albania. Vi scrivo questa lettera per raccontarvi un pò la mia esperienza, il perchè sto in seminario, quello che Dio ha fatto con me.

Prima di tutto mi presento meglio: ho 21 anni, sono di Padova, sono in seminario da 2 anni e mezzo e in cammino da 9 e sono al secondo scrutinio chiuso.

Sono nato in una famiglia del cammino e sono il secondo di 5 figli: 3 maschi e 2 femmine. I miei genitori hanno iniziato il cammino prima di sposarsi, quindi sono cresciuto nel cammino e sono sempre andato in comunità, prima in quella dei miei genitori e, dai 13 anni, in quella mia.

La mia vita è stata una vita tranquilla, studiavo, andavo in comunità, stavo con gli amici, ed è stata molto segnata dal cammino perchè gli amici che avevo erano tutti in comunità e figli del cammino.

Nonostante questo, non ero molto felice, disprezzavo me stesso per come ero, per il mio carattere molto chiuso e timido, per il fatto che avessi difficoltà a relazionarmi con gli altri e, infatti, per questo, oltre ai ragazzi che erano con me in comunità, non avevo amici. Questo mi creava difficoltà anche con le ragazze e non ho mai avuta una.

Pure in casa, anche se in apparenza sembrava che scherzassi e parlassi molto, poi quando si trattava di parlare seriamente, ero molto chiuso, soprattutto con mio padre con cui ero un pò in soggezione.. Nonostante fossi sempre andato in comunità, anche di Dio non mi interessava molto perchè in fondo non lo conoscevo e non lo avevo mai visto personalmente nella mia vita.

Nonostante fossi sempre andato in comunità, anche di Dio non mi interessava molto perchè in fondo non lo conoscevo e non lo avevo mai visto personalmente nella mia vita.

Dio però è venuto a parlarmi con forza e a cambiare la mia vita durante il pellegrinaggio di Loreto del 2007. Qui mi hanno colpito moltissimo le parole che il Papa ha detto il sabato sera, invitando i giovani a non lasciarsi prendere dal mondo, ad andare contro corrente, perchè Dio ha un piano grandissimo con ognuno di noi e non ci vuole fregare. Questo mi ha colpito così tanto che subito ho deciso, senza alcun dubbio, di alzarmi all’incontro con Kiko. Il giorno dell’incontro con Kiko siamo andati prima a visitare la casa di Maria a Loreto e lì ho chiesto la grazia di poter non mettere nessun ostacolo a Dio. All’incontro con Kiko, quindi, mi sono alzato senza nessuna difficoltà.

Poi però le difficoltà sono arrivate e si sono susseguite molto velocemente e hanno cambiato i miei piani. Io infatti quell’anno avevo appena fatto la maturità e mi stavo iscrivendo all’università, ma la settimana dopo essere tornato dal pellegrinaggio sono andato al centro vocazionale e da lì, la settimana successiva, alla convivenza dei seminaristi a Porto San Giorgio. Ho quindi lasciato l’iscrizione all’università e sono andato alla convivenza dove sono stato estratto per il seminario d’Albania e, cinque giorni dopo, ero lì. Anche in seminario Dio non mi ha abbandonato, specialmente nel primo periodo, perchè mi ha dato di trovarmici subito bene, soprattutto con gli altri seminaristi.

Ora dopo quasi tre anni, devo dire che non è stato sempre tutto facile perchè sono emerse difficoltà soprattutto nella convivenza con gli altri seminaristi, visto che veniamo da paesi diversi e ognuno con un modo diverso di pensare. Però sto vedendo come Dio sta agendo in me ed ha sempre agito anche prima, facendomi nascere in una famiglia del cammino e avendomi preservato da tante cose. Mi ha anche dato di parlare seriamente con mio padre, di iniziare una nuova relazione con lui e a farmi uscire sempre più da me stesso, nonostante io continui ad essere sempre lo stesso e con lo stesso carattere .Questa è la mia esperienza e per la quale ringrazio il Signore. Ancora non so cosa vuole Dio da me, ma spero di poterlo seguire sempre. Pregate per me, per tutti gli altri seminaristi e per la costruzione del seminario.

La pace, Matteo

 

Ciao, sono Abraham, ho 25 anni, sono spagnolo di Cartagena, una città del sud della Spagna, sono il quinto d’una famiglia di 8 figli e sono da 5 anni nel seminario Redemptoris Mater dell’Albania.

La prima volta che ho sentito la chiamata al sacerdozio, fu nel 2005. In quel tempo ero fidanzato con una ragazza della mia parrocchia e, dopo il pellegrinaggio a Colonia, i nostri catechisti ci hanno detto che per verificare la chiamata al matrimonio, dovevamo stare un tempo senza vederci. Per me quel tempo è stato fondamentale ma, allo stesso tempo, molto difficile. Io non volevo obbedire, ma con l’aiuto del Signore le cose sono andate a buon fine.

Nel tempo di attesa, Kiko ha fatto un incontro vocazionale (13 novembre, impossibile di scordare) alla “Plaza de Toros” della mia città, un incontro bellissimo, dove ha fatto un Kerygma stupendo sulla gratuità del Signore verso di noi, ma mi sembrava che parlasse della gratuità del Signore ver-so di me! Ho cominciato a ricordare tutto quello che il Signore aveva fatto nella mia vita e del quale io non mi ero reso conto: come mi aveva donato una famiglia numerosa, che è stata veramente un dono per me e non una scocciatura come pensavo io, come mi aveva permesso di entrare in una comunità sin dai 13 anni, come mi aveva lasciato studiare musica, che era la cosa che più mi piaceva nella mia vita, come mi aveva donato un piccolo lavoro d’insegnate di musica con i bambini, una piccola macchina, e pure una fidanzata nel cammino. Io invece pensavo di meritare tutto questo perché mi credevo bravo e, non sapendo godere di ogni regalo di Dio, li sprecavo e chiedevo sempre di più. Precisamente in quel momento ho cominciato a piangere come un bambi-no piccolo e, nel momento in cui Kiko ha detto “Ragazzi, se qualcuno sente di entrare in un semi-nario per diventare un prete santo, umile e missionario, che si metta in piedi!”, pieno di coraggio come un “Torero”, mi sono messo in piedi e ho cominciato a correre fin dove si trovava Kiko con i vescovi.

Da quel momento in poi la mia vita è cambiata così tanto che non mi sembrava più la mia, perché il giorno dopo, l’itinerante della mia città, ha chiamato i responsabili della mia città per dirgli che c’era un incontro al centro vocazionale con i ragazzi che si erano alzati nell’incontro della “Plaza de Toros”. Io sono andato a questo incontro molto scoraggiato, pensando alla mia ragazza, e soprattutto al fatto che il giorno dopo avevo un esame all’università e che non avevo studiato abbastanza, ma il Signore mi aspettava lì. Dopo aver fatto un giro di esperienze interminabile (quasi 50 ragazzi), l’itinerante ha chiesto due ragazzi: uno per il seminario di Avignone e un altro per il seminario d’Albania. Chiedeva però che i ragazzi avessero fatto il passaggio della preghiera e la maturità. Guarda caso tra quei 50 ragazzi, solo due avevamo questi requisiti. Il catechista quindi ci ha fatto mettere in piedi e ha scritto due bigliettini di carta: uno con scritto Avignone, e un altro dove era scritto Lezhë (ancora me ne ricordo perché il catechista era incapace di pronunciare bene il nome della città del seminario), e io ho preso quello dove c’era scritto il nome di questa città impronunciabile: meno male che il catechista sapeva che era in Albania.Quando ho detto al catechista che il giorno dopo dovevo sostenere un esame, mi ha detto che dovevo andare all’università, non a fare l’esame, ma a ritirarmi. Io non sapevo se essere contentissimo o nervo-sissimo, ma comunque ero contentissimo…

Poco tempo dopo mi sono trovato in Albania, imparando l’italiano (più o meno come potete legge-re), l’albanese, a studiare filosofia e teologia, con un sacco di materie stranissime che ancor’oggi domando al rettore a che cosa servono, ma anche contento e preoccupandomi di non scordare mai le meraviglie che Dio ha fatto e come ha condotto la mia storia fino ad oggi.

Quando ho finito i due primi anni di filosofia, i catechisti itineranti dell’Albania, mi hanno mandato ad una convivenza d’itineranti a Porto San Giorgio, dove sono stato sorteggiato per andare in Uruguay, per fare un anno e mezzo d’itineranza.

Dopo di questo sono ritornato in Albania e il 6 dicembre 2009, in un’eucarestia col vescovo, io e tre seminaristi abbiamo ricevuto l’“Admisso ad Ordines”, che consiste nel fatto che la Chiesa ci considera pronti per cominciare l’itinerario verso il sacramento dell’Ordine (in pratica è quando cominciamo a vestirci da preti).

Dopo tutta questa piccola storia che il Signore ha fatto con me, posso dire che sono grato a Lui per quanto ha fatto con me, per l’aiuto ricevuto da tante e tante persone che Dio ha messo nel mio cammino, che perdono la loro vita e i loro beni per la Chiesa e, infine, anche per me.

 

Ciao, sono Guillermo Flores Del Rosario, vengo dalla Repubblica Dominicana, sono il secondo di quattro figli, e sono l’unico maschio. Ho iniziato il cammino a sedici anni insieme a una delle mie sorelle, che dopo lo ha lasciato. A me invece piaceva la vita della comunità e continuai a fare il cammino.

Ero molto contento perchè eravamo molti giovani e c’erano anche belle ragazze e mio padre cominciava a gioire perchè io avevo cominciato ad andare in chiesa, senza essere obbligato da lui, lo vedeva come un passo avanti e di fatto era cosi, perchè io, che ero ormai stanco delle prediche dei preti, iniziavo ad interessarmi di quello che loro dicevano; anche se continuavo ad essere la stessa persona, cioè continuavo a non sopportare il fatto che mio padre mi picchiava e spesso senza ragione, che non mi lasciava libero di fare quello che volevo, che mi diceva che dovevo essere come gli altri ragazzi.

Lui voleva che io entrassi in seminario, ma io dicevo che quelli che si sedevano di fianco al prete erano dei ritardati, incapaci di fare altro e se qualcuno mi parlava del fatto che potessi entrare in seminario io, di tutta risposta mi arrabbiavo tantissimo perchè io volevo fare la mia vita.

Ringrazio Dio che mio padre non mi ha lasciato mai allo sbando per fare tutto quello che volevo, perchè se avessi continuato a cercare solo i miei interessi egoistici e a seguire i miei istinti non so deve sarei oggi e come male sarebbe potuta finire la mia vita. Mi ricordo che a quattordici anni mio padre decise di mandarmi a lavorare da un mio cugino, perchè così non avessi tempo libero per fare le competizioni illegale in bicicletta, cosa che consideravo come una realizzazione e che erroneamente identificavo come la mia vita.

Quindi lavoravo e studiavo allo stesso tempo, ed ero l’unico della mia scuola che lavorava. Indi per cui non avevo tempo per fare quasi niente, allora ricordo che aspettavo che mio padre si addormentasse e me ne andavo di notte con la bicicletta. Ne ero proprio schiavo, ma non solo della bicicletta perchè anche giocavo con i soldi e quando non ne avevo, li rubavo; ero proprio un disastro, anche con la sessualità.

In quella situazione Dio mi ha amato e dopo due anni di comunità, durante un incontro ove si facevano le chiamate vocazionali (ricordo che era una convivenza d’inizio corso), mi alzai e diedi la mia disponibilità alla chiesa per vagliare una mia eventuale vocazione, entrando anche in un seminario. Poi i catechisti, per custodire la vocazione, mi dissero di andare a vivere con un prete, e questo fu il mio primo distacco familiare.

Con questo prete sono stato nove mesi nei quali son stato aiutato tantissimo. Dopo un anno mi hanno scrutato per vedere se potevo entrare in seminario, e “risultai” idoneo e così entrai in seminario, e dopo un certo tempo mi ero convinto che sarei rimasto lì solo un anno e dopo me ne sarei tornato a casa mia e avrò fatto la figura di quello che non fa la volontà di Dio. Ma in realtà dopo quel primo anno capii come quei miei sciocchi progetti adolescenziali non erano la volontà di Dio per me e dopo le vacanze di estate tornai in seminario, ove rimasi un ulteriore anno.

Questa volta la cosa era più difficile, perchè prima di andare un’altra volta in vacanza, il rettore del seminario mi disse: «chi non è disposto a dare la vita per il vangelo, in qualsiasi parte del mondo, rimanga in casa». Queste parole mi colpirono molto e così sono ritornato in seminario e dopo pochi giorni mi hanno scelto per andare a Porto San Giorgio, e da Porto San Giorgio mi hanno mandato al seminario Redemptoris Mater dell’ Albania.

In principio per me è stato molto difficile, perchè il freddo era per me decisamente troppo intenso, si aggiungeva anche la difficoltà della lingua, giacchè al principio dovevo imparare, nello stesso tempo, Italiano, Albanese, latino e Greco e la gente per le strade rideva di me perchè sono nero e loro non erano abituati a vedere una persona di colore. Nonostante tutte queste difficoltà vi posso oggi dire che qua, in Albania, è stato il luogo dove per davvero ha cominciato ad avere senso la mia vita, qua Dio mi dona delle grazie che non avevo mai immaginato: poter annunziare il vangelo in una terra musulmana, a gente che mai ha sentito che c’è uno che li ama gratuitamente cosi come sono. Ringrazio Dio perchè mi ha scelto per annunziare il suo vangelo, e il bello è che quando annunzio il vangelo, e mi accorgo che credo e sperimento, vivo quello che dico, ricevo una gioia indescrivibile, che mi supera e che mi riempie, che và oltre me e che è la gioia che ho sempre cercato nella mia vita, anche quando non me ne rendevo conto e mi perdevo dietro le falsità del mondo. Io non conosco nè posso dirvi cosa sarà di me domani, ma adesso sono contento perche Dio mi fa vedere che mi ama cosi come sono e non mi lascerà mai solo!

Ciao! la pace di Cristo Risorto sia con voi e vi accompagni sempre e che Dio vi benedica.

Guillermo

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