Seminaristi e ministeri Redemptoris Mater: tutti gli aspetti della formazione

Come promesso, eccoci ad affrontare tutti gli aspetti della formazione dei seminaristi e dei loro ministeri.

LA PRIMA FASE – CANDIDATURA

Conosciuto anche come “Admissio”, è il rito semplice con cui dopo alcuni anni in seminario, ogni seminarista chiede formalmente di diventare presbitero per l’Arcivescovo e entrare a pieno titolo in preparazione per questo passaggio. Un segno esteriore che riflette la loro disposizione interna è di indossare la camicia nera clericale.

Questo ha avuto luogo il 14 Novembre, 1995, prima l’arcivescovo Barry James Hickey presiedere a San Gerardo Majella Chiesa, Mirrabooka.

La Seconda Fase – Lettorato

Il lettorato è il ministero che, nella chiesa cattolica, conferisce l’incarico di proclamare la parola di Dio.

Il lettorato è il primo dei ministeri istituiti. Afferma il motu proprio di Paolo VI: «Esso ha radici molto remote e il suo esercizio apre prospettive nuove all’impegno di an­nuncio del Vangelo, che la Chiesa del nostro tempo riscopre come prioritario ed essenziale nella sua missione di servizio al mondo».

Liturgia della Parola

« 150. Proclama all’ambone le letture che precedono il Vangelo, in mancanza del salmista, può anche proclamare il salmo responsoriale dopo la prima lettura.

151. In assenza del diacono, dopo l’introduzione del sacerdote, il lettore può suggerire le intenzioni della preghiera universale.

152. Se all’ingresso o alla comunione non si fa un canto, e se le antifone indicate sul messale non vengono recitate dai fedeli, le dice il lettore al tempo dovuto. »

I suoi compiti vengono precisati nello stesso documento di Paolo VI “Ministeria quaedam” in questi termini: «Il lettore è costituito per l’ufficio, a lui proprio, di leggere la parola di Dio nell’assemblea liturgica. Pertanto, nella messa e nelle altre azioni sacre proclami dalla sacra Scrittura le letture (ma non il vangelo); in mancanza del salmista legga il salmo interlezionale; quando non è disponibile il diacono o il cantore proponga le intenzioni della preghiera universale (o preghiera dei fedeli); diriga il canto e guidi la partecipazione dei fedeli; istruisca i fedeli a ricevere degnamente i sacramenti. Egli potrà anche – se necessario – curare la preparazione degli altri fedeli, i quali abbiano ricevuto temporaneamente l’incarico di leggere la sacra scrittura nelle azioni liturgiche».


La Terza Fase – Accolitato

Questo ministero, nel suo concreto esercizio, è destinato a mettere in risalto l’intimo legame che esiste tra la liturgia e la carità. La celebrazione eucaristica, infatti, non solo presuppone la carità verso i fratelli, come impegno di donazione e come volontà di riconciliazione (cfr. Mt 5,23-24;1Cor 11,17 ss), ma implica, nell’atto in cui si compie, un atteggiamento di amore che si esprime nei molteplici e diversi compiti di accoglienza (cfr. Gc 2,1 ss), di solidarietà (cfr. 1Cor 11,29), di co­munione e di servizio con tutti, ma soprattutto con i più deboli e con i più poveri. La testimonianza di carità, offerta ai fratelli durante l’eucaristia, deve estendersi e prolun­garsi dopo la celebrazione e diventare sollecitudine verso i lontani, gli assenti, i malati, coloro che so­no nella difficoltà o nel bisogno. Solo così la parte­cipazione al sacramento della carità diventa piena e autentica. Il ministero dell’accolito acquista pienezza di si­gnificato e importanza notevole proprio nel conte­sto di una Chiesa che vive il mistero della carità ed è chiamata a svolgere nel mondo il ministero della carità.

Il termine «accolito» deriva da un verbo greco che significa «seguire» o anche «servire». L’accoli­to quindi è il ministero affidato a coloro che, nella Chiesa, sono chiamati a seguire i pastori, cioè a collaborare strettamente con loro nella specifica missione ad essi affidata e a offrire ai fratelli un servizio ispirato ad una sincera carità, soprattutto nel momento in cui questa carità si manifesta e si celebra, cioè durante la celebrazione eucaristica.

Le sue funzioni sono descritte nel cap. VI di Ministeria quaedam in questi termini: «L’accolito è costituito per aiutare il diacono e servire il sacerdote. Pertanto è suo compito curare il servizio dell’altare, aiutare il diacono e il sacerdo­te nelle azioni liturgiche, specialmente nella celebra­zione della messa; inoltre, distribuire, come mini­stro straordinario, la santa comunione tutte le volte che i ministri (ordinari)… non vi sono o non posso­no farlo, per malattia, per l’età avanzata o perché impediti da altro ministero pastorale, oppure tutte le volte che il numero dei fedeli, i quali si accostano alla sacra mensa, è tanto elevato che la celebrazione della messa si protrarrebbe troppo a lungo. Nelle medesime circostanze straordinarie potrà essere in­caricato di esporre pubblicamente la ss. Eucaristia e poi riporla; ma non di benedire il popolo. Potrà anche,  in quanto sia necessario, provvedere all’istruzione degli altri fedeli che, per incarico tem­poraneo, aiutano il diacono e il sacerdote nelle azioni liturgiche».

Sul 7 Aprile 2001 Healy Vescovo presiede l’Eucaristia a conferire il Ministero d’Accolito ai seminaristi.

La Coppa viene presentata a Freddie Hernandez

Il piatto è presentato a Daniel Chama

L’avvio della liturgia eucaristica

Prima Ordinazione al Diaconato

Il Diaconato è uno dei gradi dell’Ordine Sacro, istituito nei primi anni della Chiesa nascente.
Di questo ministero troviamo  i fondamenti nella Sacra Scrittura: negli Atti degli Apostoli   (At 6,1-6 in cui Luca narra l’istituzione del diaconato), nella Lettera ai Filippesi (Fil 1,1, dove Paolo saluta i diaconi assieme ai vescovi ) e nella Prima Lettera a Timoteo (Tim 3,8-13, in cui Paolo enumera le doti che devono possedere i diaconi, dopo aver citato quelle dell’episcopo).
Dopo un lungo periodo di silenzio del Diaconato come grado proprio, i Padri del Concilio Vaticano II decisero che il Diaconato potesse “in futuro essere restaurato come grado proprio e permanente della gerarchia” e che potesse “essere conferito a uomini di età matura, anche sposati, così pure a giovani idonei, per i quali deve rimanere in vigore la legge del celibato” (Lg 29).
Il diacono permanente (permanente perché la sua vocazione è per il diaconato e non per il presbiterato) viene ordinato dal vescovo ed entra a far parte del clero diocesano. La restaurazione del diaconato come grado permanente ha ridato completezza all’ordine sacro che fino al Concilio conosceva il diaconato solo come momento di passaggio nel cammino verso il sacerdozio ministeriale.  Il servizio del diacono si esplica nella triplice ministerialità tipica dell’ordine: il servizio della parola, dell’altare e della carità.
“E’ ufficio del diacono amministrare solennemente il battesimo , conservare e distribuire l’Eucaristia, assistere e benedire il matrimonio in nome della Chiesa, portare il viatico ai moribondi, leggere la Sacra Scrittura ai fedeli, istruire ed esortare il popolo, presiedere al culto e alla preghiera dei fedeli, amministrare i sacramentali, presiedere al rito funebre e alla sepoltura”. (Lg 29).

I paramenti liturgici del diacono cattolico di rito romano sono la stola diaconale (indossata dalla spalla sinistra al fianco destro) e la dalmatica (veste utilizzata soprattutto in celebrazioni solenni). Può anche indossare, in assenza di ministri di ordine superiore, il piviale, l’abito utilizzato nelle solennità in riti liturgici fuori della Messa. Il Diacono di rito ambrosiano indossa la stola al di sopra della dalmatica. Nei riti orientali vengono indossate vesti simili ma non viene usata la dalmatica. Non è obbligatorio per il diacono portare l’abito talare o il clergyman; molti diaconi aggiungono quindi come segno al loro vestiario civile una spilla raffigurante una croce (o a volte un Tau).

Al 13 dicembre 1996 le prime ordinazioni al diaconato si è svolta per due dei seminaristi: John Hogan e Giuseppe Pelle da Mons. Barry James Hickey nella Cattedrale di St Mary’s, Perth

Nella foto precednte la preghiera di consacrazione per i candidati.

Il sacramento della ordinazione conferito dalle parole della consacrazione e l’imposizione delle mani da parte dell’Arcivescovo.

Essere vestito con la dalmatica. Si noti che Rev John Hogan viene assistito da P. Michael McKenna, ora Vescovo di Bathurst, e Rev Giuseppe è coadiuvato da padre don Sproxton, oggi vescovo ausiliare di Perth.

Il conferimento del Libro dei Vangeli ai neo -ordinati diaconi

La fine del Ordinazione mostra i due nuovi diaconi nelle loro Dalmatiche su entrambi i lati dell ‘Arcivescovo

Prima Ordinazione al Presbiterato

Il 25 luglio, 1997 Giuseppe Pelle e John Hogan sono stati ordinati per il presbiterio dall’arcivescovo Hickey nella Cattedrale di St Mary’s, Perth con un grande corpo del clero dell’arcidiocesi nonché da interstatali e all’estero e presenti anche i parenti, amici e pubblico per questa giornata storica.

L’imposizione delle mani è l’atto centrale della ordinazione al presbiterato: conformazione a Cristo, Sommo Sacerdote.

La promessa di obbedienza all’arcivescovo e ai suoi successori, mettendo le mani nelle mani dell’Arcivescovo.

I nuovi ordinati concelebrano con i Vescovi e presbiteri, esercitando così per la prima volta la potenza dello Spirito Santo nella consacrazione del pane e del vino, Corpo e Sangue di Gesù Cristo.

L’unzione con il crisma delle mani del presbitero

 


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