Seminario Arcidiocesano Missionario “Redemptoris Mater”

Iniziamo con questo articolo a parlare dei tanti doni che il cammino neocatecumenale ha visto nascere per opera dello Spirito Santo e per intercessione della Santa Vergine Maria, l’Umile di Nazareth: i seminari “Redemptoris Mater”

“Benedetto sia Dio, Padre del Signore nostro Gesù Cristo, che ci ha benedetti con ogni benedizione spirituale nei cieli, in Cristo. In Lui ci ha scelti prima della creazione del mondo, per essere santi ed immacolati al suo cospetto nella carità, predestinandoci a essere suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia, che ci ha dato nel suo Figlio diletto. (…) In lui anche voi, dopo aver ascoltato la parola della verità, il vangelo della vostra salvezza e avere in esso creduto, avete ricevuto il suggello dello Spirito Santo che era stato promesso, il quale è caparra della nostra eredità, in attesa della completa redenzione di coloro che Dio si è acquistato, a lode della sua gloria.” (Ef 1,3-14)


GIOVANNI PAOLO II CHIAMA ALLA NUOVA EVANGELIZZAZIONE

“(…) è piaciuto a Dio di salvare i credenti con la stoltezza della predicazione. E mentre i giudei chiedono i miracoli e i Greci cercano la sapienza, noi predichiamo Cristo crocifisso!” (1Cor 1,21-23)

“Anch’io fratelli, quando sono venuto tra voi, non mi sono presentato ad annunziarvi la testimonianza di Dio con sublimità di parola o di sapienza. Io ritenni infatti di non sapere altro in mezzo a voi se non Gesù Cristo, e questo crocifisso. Io venni in mezzo a voi in debolezza e con molto timore e trepidazione, e la mia parola e il mio messaggio non si basarono su discorsi persuasivi di sapienza, ma sulla manifestazione dello Spirito e della sua potenza, perchè la vostra fede non fosse fondata sulla sapienza umana, ma sulla potenza di Dio.” (1Cor 2,1-5)
Il Santo Padre Giovanni Paolo II, fin dal principio del Suo pontificato, vedendo i problemi dell’uomo e del mondo contemporaneo, disse che c’era bisogno di una Nuova Evangelizzazione che si sarebbe dovuta manifestare non tanto in nuovi e particolari mezzi, ma in un “nuovo soffio dello Spirito” fra le società che hanno perso la propria identità cristiana:

“(…) Per questa grande missione di iniziare una nuova era di evangelizzazione in Europa, sono necessari evangelizzatori particolarmente preparati. Sono necessari araldi del Vangelo, esperti nei problemi delle persone, che conoscano profondamente il cuore dell’uomo di oggi, con il quale condividere gioie e speranze, oppressioni e tristezze, che siano allo stesso tempo innamorati di Dio, che Lo contemplino.
(…) Per realizzare questa efficace opera di evangelizzazione, dobbiamo tornare ad inspirarsi più che mai all’originario modello apostolico.
(Giovanni Paolo II, Discorso ai vescovi d’Europa, 11-10-1985)

Questo appello venne rilanciato fortemente nel 1997 con l’uscita del nuovo Direttorio generale per la catechesi:

“Queste situazioni della fede dei cristiani reclamano con urgenza dal seminatore lo sviluppo di una nuova evangelizzazione, soprattutto in quelle Chiese di antica tradizione cristiana, dove il secolarismo ha fatto più breccia. In questa nuova situazione bisognosa di evangelizzazione, l’annuncio missionario e la catechesi, soprattutto ai giovani e agli adulti, costituiscono una chiara priorità.”
(Congregazione per il clero, Direttorio generale per la catechesi, 26)

E questa chiamata, sembra farsi ancor più chiara all’inizio del terzo millennio del cristianesimo:

“Di fatto, l’Europa si colloca ormai tra quei luoghi tradizionalmente cristiani nei quali, oltre ad una nuova evangelizzazione, in certi casi si impone una prima evangelizzazione.
(…) Ovunque, poi, c’è bisogno di un rinnovato annuncio anche per chi è già battezzato. Tanti europei contemporanei pensano di sapere che cos’è il cristianesimo, ma non lo conoscono realmente. Spesso addirittura gli elementi e le stesse nozioni fondamentali della fede non sono più noti. Molti battezzati vivono come se Cristo non esistesse: si ripetono i gesti e i segni della fede, specialmente attraverso le pratiche di culto, ma ad essi non corrisponde una reale accoglienza del contenuto della fede e un’adesione alla persona di Gesù.
(…) è necessario che le comunità cristiane si attivino per proporre una catechesi adatta ai diversi itinerari spirituali dei fedeli nelle diverse età e condizioni di vita prevedendo anche adeguate forme di accompagnamento spirituale e di riscoperta del proprio Battesimo.”
(Giovanni Paolo II, Ecclesia in Europa 46,47,51)

Ed è in questa prospettiva che il Cammino Neocatecumenale ha risposto concretamente.

LA RISPOSTA DEL CAMMINO NEOCATECUMENALE

Il cammino neocatecumenale ha accolto questo invito del Papa. Dall’inizio degli anni ’70 molti catechisti si sono mossi in varie parti del mondo per annunciare la Buona Notizia. Con l’andar del tempo si sono rese disponibili persino intere famiglie (spesso con molti figli), per prender parte alla implantatio Ecclesiae in posti difficili, nei quali o non c’è mai stata la Chiesa o a causa della secolarizzazione, essa ha perso le folle dei fedeli e necessariamente deve tornare nuovamente alla primordiale opera missionaria. Ed è proprio lì, nelle baraccopoli del sud America o nelle secolarizzate regioni della Germania o della Scandinavia, che queste famiglie si insediano ponendo alla popolazione locale un forte “punto di domanda”, che porta all’annuncio del Vangelo. Le missioni condotte in questo modo si sono dimostrate molto fruttuose, piene dell’esperienza della reale forza di Gesù Cristo Risorto.

O Santa Chiesa di Dio, non puoi compiere la tua missione nel mondo in altro modo, se non attraverso la famiglia e la sua missione. Penso che voi, come famiglie neocatecumenali itineranti, date al vostro itinerare una finalità, che consiste nel portare, ovunque, nei più diversi e de-cristianizzati ambienti, la testimonianza della missione familiare. È questa una grande missione, grande umanamente, grande dal punto di vista cristiano, e di Dio, perché una tale testimonianza, quale la missione familiare, è per sempre scritta nell’essenza della Santissima Trinità.” (Giovanni Paolo II alle famiglie in missione, 3.10.1988)

Purtroppo, con il trascorrere del tempo, sempre più a queste famiglie, inviate in risposta a concrete richieste da parte dei Vescovi, si faceva evidente la mancanza presbiteri.

“Dall’opera di evangelizzazione, iniziata dalle famiglie in diverse zone, è apparsa ben presto la necessità di presbiteri che sostenessero le nuove comunità appena formate e con cui si potessero costruire eventuali nuove parrocchie.”
(Ezechiele Pasotti, Nota storica in: Il Cammino Neocatecumenale – Statuto. Ezechiele Pasotti è un presbitero itinerante, attualmente operante nella diocesi di Roma e in missione in Campania, che, scelto appositamente da Kiko, non solo si è occupato di corredare lo statuto del Cammino di importanti note storiche, ma a tutt’oggi è parte del Collegio Diocesano Missionario di Roma <<Redemptoris Mater>>).

Così sono nati i seminari “Redemptoris Mater”, non come una nuova congregazione monastica, ma come seminari che preparano presbiteri che sono al tempo stesso diocesani e missionari.

(Una delle meravigliose vetrate del Seminario Redemptoris Mater di Roma, raffigurante Cristo crocifisso. Sopra la croce è inciso il significato, in latino, del nome ebraico di Dio, JHWH = “io sono colui che sono”)

“In questo nuovo contesto sono nati i Seminari “Redemptoris Mater”: grazie alla visione profetica degli iniziatori del Cammino, al coraggio del Papa Giovanni Paolo II e allo slancio missionario delle famiglie in missione, quasi tutte con molti figli. Fondamentale per la rievangelizzazione e formazione di nuove parrocchie è stata proprio la testimonianza di fede di queste famiglie.” (Ezechiele Pasotti, Nota storica in: Il Cammino Neocatecumenale – Statuto)

I presbiteri dei seminari “Redemptoris Mater” sono formati ad una generosa e totale disponibilità di fronte alle necessità della Chiesa universale. Già dall’inizio della loro vocazione, come aspiranti al seminario, tutti sono invitati ad esprimere questa totale disponibilità. Nessuno di loro sceglie in quale seminario “Redemptoris Mater” andare, ma è disposto ad entrare in uno qualsiasi.

Il Seminario Missionario Diocesano “Redemptoris Mater” è una realtà  completamente nuova, voluta dal Concilio Vaticano II nel decreto “Presbyterorum Ordinis”, dove all’articolo n. 10 dice:

”I presbiteri dovrebbero ricordare che la preoccupazione per tutte le Chiese ricade su di loro …  e dove è necessario (a causa della mancanza di clero), non solo dovrebbe essere facilitata una distribuzione funzionale dei presbiteri, ma anche l’attuazione di iniziative speciali che favoriscano particolari regioni o nazioni o il mondo intero. A tal fine sarebbe utile la creazione di seminari internazionali, per il bene di tutta la Chiesa, secondo norme da stabilire e rispettando I diritti dell’Ordinario locale.”

Nel 1991, la Commissione intercongregazionale istituita da Papa Giovanni Paolo II per far fronte alla grave scarsità di sacerdoti in molte parti del mondo, ha riconosciuto che ”Questa idea del Concilio è stata applicata ai Seminari Redemptoris Mater, che preparano presbiteri per la nuova evangelizzazione secondo il programma del Cammino Neocatecumenale, …  questo realizzerebbe una nuova forma di ministero: il missionario diocesano.”(L’Osservatore Romano, 15.3.91)

Come indicato nello Statuto e nella Regola di Vita, I Seminari Redemptoris Mater non sono seminari del Cammino Neocatecumenale, ma realmente seminari diocesani, che dipendono dal vescovo. Gli studenti di questi istituti ricevono la stessa formazione teologica dei seminaristi della diocesi. Fanno un anno di lavoro pastorale nelle parrocchie come diaconi e due anni nella diocesi come presbiteri, prima che il Vescovo possa inviarli in missione. Ma se il Vescovo ha bisogno di loro nella sua diocesi, egli può metterli dove vuole, dato che essi sono ordinati senza condizioni. Una caratteristica dei Seminari Redemptoris Mater è che sono internazionali: sono per il mondo intero e al servizio della Chiesa.

L’esperienza ha dimostrato che la combinazione di un percorso di iniziazione alla vita cristiana – il Cammino Neocatecumenale – con la formazione del presbitero è un grande aiuto per lo sviluppo psicologico, affettivo e umano dei candidati. (Prima di essere presbiteri essi sono cristiani, e nel cammino di fede imparano la preghiera, l’obbedienza, il senso della Croce, l’essere in comunione, ecc). Soprattutto, è un aiuto per unire la missione e la parrocchia, dato che il Cammino Neocatecumenale è un tempo di formazione che termina nella parrocchia con la vita di comunità missionarie adulte unite al parroco e al vescovo.

Come risposta al desiderio del Concilio Vaticano, il Santo Padre Giovanni Paolo II ha aperto il primo Seminario “Redemptoris Mater” a Roma nel 1987. Da allora, circa 78 seminari analoghi sono stati eretti in tutto il mondo, frutto della Provvidenza e della grazia abbondante dello Spirito.

 

Siamo arrivati alla fine dell’approfondimento. Nei prossimi articoli, pubblicati ogni venerdì e accessibili anche cliccando su “approfondimenti”,  verranno presentati non solo alcuni seminari, ma anche accenni sulla nuova estetica che li caratterizza e li rende unici.

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One comment on “Seminario Arcidiocesano Missionario “Redemptoris Mater”

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