Approfondimento: Redemptoris Mater Roma (Madre del Redentore)

Bene, prosieguiamo il nostro approfondimento sui seminari “Redemptoris Mater” iniziando dal primo in assoluto: il seminario Redemptoris Mater di Roma.

La scelta di fondare il primo seminario a Roma nel 1987 non fu casuale: infatti, in concomitanza alla sua nascita, veniva emanata l’enciclica di Papa Giovanni Paolo II, Redemptoris Mater, promulgata il 25 marzo 1987, per celebrare i 2000 anni dalla nascita della Vergine Maria.  Questo fu indetto come Anno Mariano, in quanto si presume che Maria avesse 13 anni  al tempo dell’annunciazione.

Giovanni Paolo II disse che Maria fu la prima discepola, perché disse “si” al messaggio dell’angelo. Da questo la nascita di Cristo e anche la nascita del corpo mistico di Cristo, la Chiesa. La sua assunzione al cielo prefigura la glorificazione di tutti coloro che sono salvati. Così Maria rappresenta il “profilo” di ciò che è la Chiesa, di come il popolo di Dio dovrebbe vivere e di quale sarà il destino dei discepoli.

Papa Giovanni Paolo II suggerì che questo “Profilo Mariano” è la Chiesa e sta più alla base del “Profilo Petrino”.  Senza essere diviso da esso, la “Chiesa Mariana” – la Chiesa dei discepoli –  precedette e rese possibile la “Chiesa Petrina”, la Chiesa dell’Ufficio e dell’autorità. L’essere discepolo precedette l’autorità nella Chiesa e la santità precedette l’autorità.

Inoltre, se Maria è “Madre della Chiesa”, è anche la Madre di tutti i Cristiani (dimensione ecumenica) e desidera l’unità della famiglia di Dio.   Ella ci “precede”nel testimoniare la fede nell’unico Signore. Se è nostra madre, tutti i Cristiani dovrebbero affidarsi a Maria “in maniera filiale”.   Se il “Profilo Mariano”della Chiesa come discepoli precede il  “Profilo Petrino” dell’ufficio, esiste una fondamentale uguaglianza  battesimale dei discepoli nella Chiesa – fra uomini e donne , come tra laici e clero –  che precede ogni distinzione di funzione o ministero.

Ogni seminario ha una struttura ben precisa, realizzata secondo la nuova estetica proposta dal Cammino, e consta, generalmente, di quattro luoghi fondamentali per la vita liturgica e contemplativa dei seminaristi:

–  Il Santuario della Parola o Yeshivà; ( l’importanza dell’ascolto e della conoscenza della Sacra Scrittura ha reso necessario la realizzazione di un “luogo” atto a questa funzione).

–  La cappella, sala grande o “chiesa”;

–  L’aula magna, o merkabà (della stessa struttura della Tenda della Riunione, in Porto San Giorgio, centro internazionale del Cammino Neocatecumenale. La forma circolare della sala rispecchia l’architettura del cammino detta “circumstantes”, configurazione che così garantisce ad ogni membro dell’assemblea di essere ad egual distanza dal centro; ciò è simbolo dell’uguaglianza che deve esserci tra le membra del corpo di Cristo. << Vi sono poi diversità di carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono divrsità di ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diversità di operazioni, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti.>>, San Paolo, 1 Corinzi 12,4-6);

–  Il Santo dei Santi ( una piccola cappella o uno spazio predisposto per l’adorazione del Santissimo);

A coronare la meravigliosa estetica del seminario contribuisce un dipinto murale realizzato da Kiko Arguello su pan d’oro zecchino. Il soggetto dipinto è identico all’affresco della cripta di Santa Francesca Cabrini in Roma, raffigurante i tre fuochi liturgici più importanti: (da sinistra verso destra) il Battistero, collocato in primo piano davanti a Maria e al Gesù bambino, l’Eucarestia, simboleggiata dall’ icona che raffigura i tre angeli, simbolo della Trinità, che Abramo incontra ed ospita a Mamre, e l’ambone, altare della Parola di Dio, raffigurato nell’icona della tomba vuota; infatti secondo la tradizione orientale il simbolo dell’ambone è l’angelo posto sulla pietra sepolcrale, che annunzia la Buona Novella alle donne mirofore.

Non potevamo non dare dei brevi spunti sul Santuario della Parola o Yeshivà.

Il Concilio Vaticano II ha sottolineato l’importanza delle “perle preziose” contenute nella Sacra Scrittura. Ho evidenziato la necessità che sacerdoti, diaconi e catechisti <<conservino un contatto con le Scritture>> e che tutti i fedeli suggano <<la sublime scienza di Gesù Cristo con la frequente lettura della Bibbia>> ( Dei Verbum, n. 25).

Il libro dei Salmi recita: <<lampada ai miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino>> (Salmi 119,105). La Parola di Dio interpreta e dona luce alla nostra storia.

Già il popolo ebraico aveva compreso, come comprende anche oggi, quanto sia fondamentale studiale le Scritture, definendolo addirittura il lavoro più nobile. Non a caso è di Israele la creazione della scuola della Scrittura o Yeshiwà. Studiare la Torah è un momento fondante della fede dell’ebreo, che, sotto la guida di un rabbino, impara, scruta e studia la Scrittura, instaurando un dialogo con il Signore.

Così anche il cristiano è invitato a scoprire il tesoro nascosto nella Scrittura, non attraverso esclusive letture liturgiche o esegetiche ma sperimentando in essa la volontà del cielo!

Per questo il beato Giovanni Paolo II chiamava gli ebrei nostri <<fratelli maggiori>>.

Appare quindi importante realizzare uno spazio, distinto dalla sala eucaristica, dedicato alla celebrazione, allo studio della Parola di Dio.

Possiamo vedere questa necessità realizzarsi nel Santuario della Parola. Si tratta di uno spazio liturgico, che spinge ad un incontro dialogico con Dio, da viversi come assemblea.

Il santuario è di norma impostato su un asse longitudinale che ha i suoi estremi da un lato, dietro ad una transenna ad archi, con la collocazione di un tabernacolo che contiene in apposite e preziose teche le Specie Eucaristiche e la sacra Scrittura. Diametralmente opposto al tabernacolo si erge un grande ambone, simile al bemà ebraico e siriaco, davanti al quale siede il celebrante e dal quale è proclamata la Parola, dopo aver processionalmente portato la Bibbia dal tabernacolo. Sui lati di questa sala sono collocati tronetti in legno con scrittoio, rivolti verso l’asse centrale dell’aula, su cui siede l’assemblea, simili ai tronetti su cui siedevano gli evangelisti delle miniature medievali.

Ambiente insonorizzato, a intonaco sbruffato, con lampade di vetro di Murano pendenti, simili a gocce d’acqua ( gli ebrei che visitano queste sale rimangono colpiti di questa illuminazione, perché queste gocce rappresenterebbero la benedizione di Dio sopra l’uomo che studia la Parola.)

In aggiunta ogni seminario dota la sala di vetrate, realizzate da Kiko, con motivi differenti.

 

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