Müller: carisma neocatecumenale viene dallo Spirito

da Avvenire – 26 novembre 2016

Pubblichiamo parte dell’intervento col quale il cardinale Müller ha presentato ieri a Roma il libro di Kiko Argüello «Annotazioni 1988-2014».

Ciò che la fede ci insegna oggettivamente deve trasformarsi in esperienza spirituale ed esistenziale personale. Il Cammino Neocatecumenale va inteso come introduzione spirituale al cristianesimo, come educazione permanente nella fede. Il suo carisma è frutto del Concilio Vaticano II, che mirò a un ampio rinnovamento della Chiesa in Cristo. Senza l’intima e viva vicinanza di Dio, l’uomo è infelice e deplora il proprio destino, che lo vede in balìa delle potenze della cupidigia, della supremazia, delle passioni, dell’egoismo e della voglia di abbandonarsi al proprio desiderio, che egli fa diventare suoi idoli, rendendosi loro schiavo. Per questo, il primo incontro con Cristo, è l’esperienza della liberazione dal peccato e dalla malvagità del cuore, che ci conduce verso l’illuminazione dello spirito con la Sua luce e verità.

Così, nell’intima vicinanza di Dio saremo colmati del Suo amore, diventando uno con Lui. È nella libertà e nella gloria dei figli di Dio che cogliamo il nostro mandato e così esercitiamo la missione della Chiesa di andare e ammaestrare tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo (Mt 28,19s). Perché siamo tutti invitati alla mensa del Signore che Egli ha preparato per noi già adesso nell’Eucaristia e, un giorno e per sempre, nel Banchetto celeste. Nel 1964 Kiko Argüello iniziò e fondò, assieme a Carmen Hernández, tra i poveri ed emarginati della periferia di Madrid di Palomeras Altas, il cammino di un catecumenato per persone in cerca di Cristo e bisognose di Lui. E da allora la piccola piantina è diventata un albero gigante. Le migliaia di comunità nate in centinaia di diocesi in tutto il mondo, attestano la fecondità spirituale del carisma dell’evangelizzazione che nutre l’attività del Cammino Neocatecumenale.

Un carisma che viene dallo Spirito Santo e che non smette mai di ricordarci la discrepanza tra la grandezza del mandato e la nostra debolezza, la nostra miseria umana. La grazia non ci viene data come possesso, qualcosa di cui vantarsi davanti a Dio e al Le Annotazioni 1988-2014, raccolte da Kiko Argüello e contenute nel libro, non offrono riflessioni sistematiche o frammentarie sui temi della fede e della teologia. Esse sono invece la testimonianza di un cammino interiore dell’anima e degli sforzi per ottenere la fiducia in Dio, nonché l’unione con il Signore crocifisso e sofferente. Il cuore desidera disfarsi di ogni cosa che vorrebbe prendere il posto di Dio, allargandosi in modo tale da far sì che la pienezza del Suo amore possa prenderne dimora.

Si tratta di 506 piccoli e medi aforismi, preghiere, esperienze e conoscenze, massime, ricordi e appunti, raccolti in ordine cronologico, i quali, nella profondità dell’esperienza mistica di Dio, illustrano il cammino spirituale percorso dall’autore, assieme a Carmen Hernández e a don Mario Pezzi, negli ultimi 30 anni. Il lettore che pensa di trovare elementi di una biografia o di un cammino interiore rimarrà deluso. E sarà altrettanto deluso chi pensa di imbattersi in affermazioni adatte a essere strumentalizzate, alla maniera della psicologia del profondo, in senso positivo o negativo, a scopo di propaganda. E se l’autore ha accantonato così a lungo l’idea di pubblicare le sue note, lo ha fatto per pudore e per timore che non fosse altro che una pretesa della sua vanità. Alla fine, fu l’insistenza di tanti a fargli cambiare idea – e il ricordo delle parole di un vecchio prete che gli aveva detto «non lasciare mai di fare il bene per paura della vanità, perché questo viene dal demonio!».

Ma quanto bene si può fare con questo libro! Come dice Kiko Argüello, «proclamare la gloria di Dio, dando testimonianza del suo amore gratuito e della sua fedeltà incondizionata a me che, come si potrà comprovare, sono inadeguato, indegno, inutile, infedele. […] Se queste annotazioni possano aiutare qualcuno, sia benedetto Dio. Ciò che, sì, spero è che il lettore, per intercessione della Santissima Vergine Maria, che ha ispirato e guida il Cammino Neocatecumenale, mi raccomandi alla misericordia di nostro Signore Gesù Cristo, perché mi salvi». E (Gal 2,19s). Lranze, si rivolge unicamente al Dio buono e giusto. (…) Pmondo, o per poter avanzare delle pretese nella Chiesa. La grazia non è la nostra garanzia per una vita tranquilla, libera da ostilità esterne e tentazioni interne.

E laddove la grazia opera in modo fecondo, Dio chiede anche la disponibilità di partecipare alla kenosis di Suo Figlio che per amore nostro si fece deridere, beffare, accusare, flagellare, incoronare di spine e crocifiggere: Lui, che è «l’autore della vita» (At 3,15), il cui cuore venne trafitto dalla lancia quando era già morto, affinché la malvagità diabolica potesse soffocare anche l’ultimo soffio di vita. D’altronde, è la storia della Chiesa stessa a dimostrarci che se i più grandi santi potevano configurarsi a Cristo, fu proprio grazie ai loro fratelli tutt’altro che amorevoli. Infatti, furono i propri confratelli che rinchiusero san Giovanni della Croce, nella notte tra il 2 e il 3 dicembre 1577, nella prigione del convento dei Carmelitani Scalzi di Toledo, sottoponendo colui che venne ritenuto «ostinato e ribelle» a umiliazioni e flagellazioni, convinti di fare del bene a lui a alla Chiesa.

«La notte oscura dell’anima» è l’esperienza comune a tutti coloro che cercano Cristo crocifisso e amano Cristo nei crocifissi del loro tempo. l’autore chiude la sua introduzione rivolgendosi ai lettori con la richiesta di una preghiera e con la sua commovente motivazione: «Pregate per me, che sono un peccatore». È questa la chiave per comprendere la sua pietà incentrata su Cristo, in completa armonia con san Paolo. Perché Cristo è morto per noi peccatori, affinché noi potessimo morire al peccato, risuscitando con il Signore risorto a nuova vita. Ci consideriamo come figli di Dio, ed è per questo che, nella vita come nella morte, poniamo la nostra speranza soltanto in Cristo. A causa della sua particolare forma letteraria, non è possibile fare un riassunto di questo libro. E non avrebbe neanche senso leggerlo come un sistematico trattato teologico, tutto d’un fiato, dalla prima all’ultima pagina.

Ogni piccola unità offre una comprensione logica, sulla quale ognuno può riflettere da solo, lasciandosi condurre dall’autore e assieme a lui sempre più nelle profondità del mistero del Signore sofferente e risorto. Nessuno di noi deve avere la sensazione di vedere la sua vita, i suoi doni e talenti, le sue sofferenze e le sue umiliazioni svanire nel nulla; ognuno deve sentirsi completamente accettato e amato da Dio, in modo da poter abbracciare la frase chiave della mistica paolina: «In realtà mediante la legge io sono morto alla legge, per vivere per Dio. Sono stato crocifisso con Cristo e non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me.

Questa vita nella carne, io la vivo nella fede del Figlio di Dio, che mi ha amato e ha dato se stesso per me» a profondità mistica del libro emerge soprattutto dalle preghiere che non hanno solo bellezza poetica, ma sono rivestite anche di grande forza e densità religiosa. È una teologia e spiritualità che, attingendo alle Sacre Scritture, è profondamente permeata dalla Parola di Dio. Qui abbiamo, oltre le citazioni e i riferimenti ai Padri del deserto, agli autori mistici e al Talmud, più di 400 citazioni delle Scritture! Un ruolo centrale spetta ai Salmi, che, rispecchiando la condizione dell’uomo davanti a Dio, danno testimonianza del fatto che l’orante, in tutte le sue sofferenze e speranze si rivolge unicamente al dio buono e giusto (…).

Pur non potendo soffermarmi qui sulle singole massime e sui testi, credo comunque di individuare un filo rosso che collega il tutto: tutto si evolve prima intorno alla conversione, poi all’essere colmati di grazia e infine all’unione dell’uomo con il Dio dell’amore trinitario, quando Dio viene a dimorare nell’uomo e l’uomo in Dio.

È la mistica e ascesi cattolica, fondata sulla Bibbia, sviluppata dai Padri della Chiesa e approfondita dai grandi mistici tedeschi, olandesi e spagnoli, che, accanto alla scolastica, e cioè alla teologia scientifica, ancora oggi influisce largamente sulla pietà cattolica.

fonte: https://www.avvenire.it/chiesa/pagine/il-cammino-frutto-del-concilio

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