Un Post-Cresima che piace al Patriarca

Il Post-Cresima della parrocchia di S. Giovanni evangelista, a Mestre, ha fatto colpo sul Patriarca. Nei giorni scorsi, durante una sua visita alla comunità di via Rielta, gli è stata presentata l’esperienza che coinvolge ben 160 ragazzi dai 13 ai 19 anni.

Alessandro Fasan, responsabile del Post-Cresima, ha spiegato come questa realtà ispirata dagli iniziatori del Cammino neocatecumenale sia nata dall’esigenza di creare un percorso di fede che tenga i ragazzi uniti alla Chiesa anche dopo la Cresima.
Il successo di questo percorso, ha spiegato Fasan, si basa su tre punti fondamentali: formare gruppi di massimo 8 ragazzi facilita i giovani ad aprirsi; le coppie di padrini che affiancano i giovani sono sposate, con figli, e appartengono al Cammino neocatecumenale; il luogo di ritrovo settimanale è proprio la casa dei padrini, un luogo familiare ed accogliente.

Le testimonianze di alcuni giovani e di una madrina hanno completato il quadro. Alcuni ragazzi hanno raccontato di aver intrapreso questo percorso un po’ dubbiosi oppure solo per seguire gli amici; ma presto si sono resi conto di quanto aspettassero il venerdì per potersi ritrovare insieme. La comunione che si crea all’interno dei vari gruppetti è grande e soprattutto si crea un legame profondo con i padrini. Molti ragazzi che faticano a parlare con i genitori riescono invece ad aprirsi con la coppia di padrini e ricevere da loro un valido sostegno.

Silvia, una madrina, ha precisato che la figura dei padrini non va a sostituire la figura dei genitori; anzi è capitato che alcuni ragazzi che non riuscivano ad avere un buon rapporto con i propri genitori grazie al Post-Cresima sono riusciti a chiarirsi, riconciliarsi ed iniziare un rapporto tutto nuovo. Silvia ha raccontato come, insieme al marito Bruno, questa esperienza li abbia messi veramente in moto e distolti dalle loro comodità. All’inizio non è stato facile, ha spiegato, trovarsi ad avere a che fare con dei ragazzini di 13-14 anni. Comunemente si pensa che a quell’età i giovani siano sciocchini e superficiali, invece anche loro hanno i loro pensieri e le loro preoccupazioni. Inizialmente Silvia ha faticato ad immaginare le difficoltà molto grosse e le esperienze sempre più precoci che i giovani d’oggi si trovano a dover affrontare; adesso che sono arrivati ad avere 19 anni è un immenso piacere stare in loro compagnia perché si confidano e si aprono.

Silvia ha raccontato ancora come durante gli incontri aiuti tantissimo stare a contatto con la Parola di Dio; e come questo percorso aiuti anche lei e suo marito nel matrimonio: «A volte si litiga ma bisogna riconciliarsi, perché non si può portare avanti un’incontro con i ragazzi se non c’è la comunione in casa tra marito e moglie».

Mons. Moraglia, che ha seguito l’incontro con molto interesse, ha sottolineato l’importanza del sacramento della riconciliazione che i ragazzi e i padrini vivono una volta al mese e l’importanza di vivere la fede in piccoli gruppi. Ha ricordato ai ragazzi come la fede ci obblighi a fare i conti con noi stessi. Non ci toglie nulla e non ci limita; ma la fede va sperimentata e non subita.

Valentina Fantin per  Gente Veneta

(fonte :http://www.genteveneta.it/public/articolo.php?id=7354)

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