Dalla diocesi di San Miniato – Ammissione al noviziato di Suor Giaele

Sabato 9 Febbraio, nel giorno della memoria di Santa Scolastica Vergine, presso la chiesa parrocchiale in cui si trova il monastero delle benedettine di Santa Maria
delle Rose in Sant’Angelo in Pontano (Mc) , si è svolta la celebrazione di ammissione al noviziato di Elena Gronchi celebrata da don Giovanni Fiaschi. La giovane,
dopo aver vissuto un periodo un po’ buio lontano dall’Amore di Dio, Lo ha incontrato nel Cammino Neocatecumenale che frequentava a Ponte a Egola, ed è così che poi ha scelto liberamente di abbracciarlo e di dedicare a Lui tutta la sua vita.La celebrazione è iniziata con l’ingresso della ragazza che, indossando l’abito nuziale, andava incontro al suo Sposo. Nell’omelia don Giovanni, colui che l’ha aiutata dalla conversione al discernimento della vocazione, esortava a cercare il Signore, mentre si fa trovare a non stancarsi: chi trova Dio, trova tutto. È Lui il tesoro nascosto nel campo, la perla preziosa che trova il mercante (Mt 13, 44-46).
Così al momento della ammissione, la madre Abbadessa legge alla candidata la regola di San Benedetto che dovrà essere la linea guida della sua chiamata vocazionale. In seguito la stessa, taglia i capelli alla giovane come segno di distacco dal mondo e di sottomissione alla volontà di Dio. Questo segno di umiliazione del proprio corpo intende lasciar maggior spazio a Dio nel proprio cuore. Dopo la benedizione degli abiti, è stato il momento della vestizione. Il cambio d’abito, infatti, sta ad indicare il rinnovamento dell’uomo. La tonaca è la veste sacra simbolo dell’elezione: è il vestito più bello (Lc 15,22) che il Padre dona a sua figlia. E’ l’abito nuziale del martirio con cui andare incontro allo sposo. La scapolare è il mantello con cui il Signore prende possesso del suo eletto (Ez 16) e anche richiesta di matrimonio (libro di Rut). La cintura è simbolo di forza, giustizia, fedeltà e castità; l’abbraccio di Dio che stringe con mano potente la sua amata. E ancora la cuffia, il soggolo e la benda che raffigurano la morte e la risurrezione di Cristo. Il loro colore bianco simboleggi la purezza, la gioia, la potenza e la risurrezione; costituiscono una sorta di “elmo della salvezza”. Il velo, infine serviva, che originariamente serviva a respingere gli influssi cattivi dei demoni, è segno di riservatezza e di distanza, ma anche di decoro e dignità. Al termine della celebrazione la novizia, Suor Maria della Testimonianza motivava la scelta di questo nome così importante. Il personaggio di Giaele lo troviamo nella Bibbia, come quello di Debora, nel Libro dei Giudici. Giaele, è una donna pacifica, ospitale e disponibile a Dio. Pur di abbattere il male diviene coraggiosa e risoluta. Elena ha scelto questa donna per indicare come il Signore l’ha amata e l’ha scelta anche se era lontana, debole e vacillante per renderla come Giaele. Maria, madre di Dio è colei che l’ha accompagnata e abbracciata durante tutta la vita anche quando non se ne rendeva conto. Adesso sarà la stella che illumina il suo cammino. La testimonianza è una caratteristica tipica del cristiano soprattutto quando riceve una chiamata particolare come questa. Un invito anche a fuggire la pigrizia e a non chiudersi in se stessi. A seguito della celebrazione si è svolto nei locali del concento un momento conviviale con parenti, amici e conoscenti della nuova sposa di Dio.

fonte: http://www.webdiocesi.chiesacattolica.it/cci_new/s2magazine/moduli/SFOGLIA_V3/consultazione/8014717/288/pages/3.pdf

Condividi:
Share on FacebookTweet about this on TwitterEmail this to someone

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

15 − 10 =