Le piccole comunità nei discorsi dei padri sinodali /2

Riportiamo alcuni discorsi presentati al Sinodo per la Nuova Evangelizzazione, in cui si parla dell’importanza della fede vissuta e promossa nelle piccole comunità.

– Per l’America: S. E. R. Mons. Carlos AGUIAR RETES, Arcivescovo di Tlalnepantla, Presidente della Conferenza Episcopale, Presidente del Consiglio Episcopale Latinoamericano (C.E.L.AM.) (MESSICO)

Le piccole comunità collegate tra di loro stanno sperimentando il vantaggio della comunicazione e della comunione. La parrocchia si rinnova manifestando un nuovo volto della Chiesa che cresce e si sviluppa con forza (cfr. Instrumentum laboris per la XIII Assemblea Generale Ordinaria del Sinodo, nn. 80-107), quando la parrocchia è in rapporto organico con le altre, guidate insieme, come diocesi, dal Vescovo (“Una via di rinnovamento parrocchiale, particolarmente urgente nelle parrocchie delle grandi città, si può forse trovare considerando la parrocchia come comunità di comunità e di movimenti”. EIA, n. 41). Questa dinamica di comunione ecclesiale è più urgente e indispensabile nelle città e nelle grandi zone urbane delle metropoli (cfr. DA, nn. 517-518).
La vita della Chiesa come comunità di comunità, in comunione e unità, permette a ogni cristiano di scoprire che nel XXI secolo è possibile vivere come discepolo di Cristo in una comunità di discepoli del Signore Gesù e prendere coscienza come discepolo missionario dell’urgente necessità di dare una testimonianza credibile e affidabile della fede nel mondo attuale (“Annunciando la conversione dobbiamo offrire anche una comunità di vita, uno spazio comune del nuovo stile di vita. Non si può evangelizzare solo a parole. Il Vangelo crea la vita, crea la comunità in cammino. Una conversione puramente individuale non ha consistenza”: NE, JR).

– S. Em. R. Card. Stanisław RYŁKO, Presidente del Pontificio Consiglio per i Laici (CITTÀ DEL VATICANO)

Al n. 115 dell’Instrumentum laboris leggiamo che “il fiorire in questi decenni in modo spesso gratuito e carismatico di gruppi e movimenti dediti in modo prioritario all’annuncio del Vangelo è un altro dono della Provvidenza alla Chiesa”.
Il Magistero degli ultimi Pontefici ha ribadito in molte circostanze questa natura provvidenziale della “nuova stagione aggregativa dei fedeli laici”, evidenziandone la stretta relazione con la “rinnovata Pentecoste” del Concilio Vaticano II. In particolare, il Beato Giovanni Paolo II non ha mancato di rimarcare il dinamismo missionario dei movimenti e delle nuove comunità che: “rappresentano un vero dono di Dio per la nuova evangelizzazione e per l’attività missionaria propriamente detta. Raccomando, quindi, di diffonderli e di avvalersene per ridare vigore, soprattutto tra i giovani, alla vita cristiana e all’evangelizzazione, in una visione pluralistica dei modi di associarsi e di esprimersi”. Il Papa Benedetto XVI a sua volta ha ribadito che “strumento provvidenziale per un rinnovato impulso missionario sono i movimenti ecclesiali e le nuove comunità; accoglieteli e promuoveteli nelle vostre Diocesi”. E in un’altra occasione ha incoraggiato i vescovi ad accoglierli “con molto amore”.
Purtroppo movimenti e nuove comunità rimangono ancora una risorsa non ancora pienamente valorizzata nella Chiesa, un dono dello Spirito e un tesoro di grazie ancora nascosti agli ocehi di molti Pastori, forse intimoriti dalla novità che apportano alla vita delle diocesi e delle parrocchie. Il Santo Padre è ben consapevole di questa difficoltà, perciò esorta i Pastori a “non spegnere i carismi, essere grati anche se sono scomodi”. Si esige dunque una vera “conversione pastorale” dei vescovi e dei preti, chiamati a riconoscere che i movimenti sono innanzitutto un dono prezioso piuttosto che un problema.
Lo slancio missionario delle nuove realtà, infatti, non deriva da un entusiasmo emotivo e superficiale, ma scaturisce da esperienze molto serie ed esigenti di formazione dei fedeli laici ad una fede adulta, capace di rispondere adeguatamente alle sfide della secolarizzazione. La novità della loro azione, dunque, non va ricercata nei loro metodi, ma nella capacità di riaffermare la centralità di Dio nella vita dei cristiani, una questione fondamentale negli insegnamenti del Santo Padre Benedetto XVI. Anche per il compito delIa nuova evangelizzazione vale l’antico adagio scolastico: “operari sequitur esse”, perché il nostro agire esprime sempre ciò che siamo. L’evangelizzazione non è solo e non è tanto questione di “saper fare”, ma è innanzitutto una questione di “essere”, essere cioè cristiani veri e autentici.
D’altronde i metodi di evangelizzazione che movimenti e nuove comunità adottano sono all’apparenza diversissimi, veramente multiformi, ma tutti riconducibili alle “tre leggi della nuova evangelizzazione” che l’allora Cardinale Ratzinger formulò per catechisti e insegnanti di religione in occasione del Giubileo del 2000: innanzitutto la “legge dell’espropriazione”, ovvero non parlare a nome proprio, ma a nome delia Chiesa, tenendo fermo che “evangelizzare non è semplicemente una forma di parlare, ma una forma di vivere”, cioè la chiara coscienza di appartenere a Cristo e al Suo Corpo (Chiesa!) che trascende il proprio io. La seconda è la “legge del granellino di senapa”, cioè il coraggio di evangelizzare con pazienza e perseveranza, senza pretendere di ottenere risultati immediati, e ricordando sempre che la legge dei grandi numeri non è la legge del Vangelo. È un’attitudine che possiamo riconoscere, ad esempio, nell’opera di evangelizzazione intrapresa da movimenti e nuove comunità nelle zone più secolarizzate della terra. La terza “legge” è quella del chicco di grano, che per dare la vita deve morire, deve accettare la logica della croce. In queste leggi è racchiuso il segreto più profondo dell’efficacia dell’impegno evangelizzatore della Chiesa in tutti i tempi.

– RELATIO ANTE DISCEPTATIONEM DEL RELATORE GENERALE, S. EM. R. CARD. DONALD WILLIAM WUERL, ARCIVESCOVO DI WASHINGTON (USA)

Nuove Comunità / Movimenti Ecclesiali
Noi non siamo soli ad affrontare il compito della Nuova Evangelizzazione. E non siamo neanche i primi a studiare come portare avanti questa operazione. Un segno della Nuova Evangelizzazione sono i movimenti ecclesiali e le nuove comunità che sono una grande benedizione alla Chiesa di oggi. Queste espressioni del lavoro dello Spirito Santo si aggiungono alla ricchezza spirituale dei carismi antichi degli ordini religiosi e delle congregazioni che con tanta fedeltà lavorano a testimoniare la venuta del regno con il loro impegno a vivere i consigli evangelici di perfezione. L’invito di Cristo a molti di diventare suoi discepoli è ancora vivo nella Chiesa in modo speciale nella vita religiosa. (cf Instrumentum laboris n. 115)
Non cercherò di elencare qui le nuove comunità religiose, per timore di lasciarne fuori troppe che stanno già dando grandi frutti. Lo stesso vale per i nuovi movimenti ecclesiali come Comunione e Liberazione, Opus Dei e il Cammino Neocatecumenale, per citarne solo tre. Tutti puntano verso l’opera dello Spirito Santo, che impegna la Chiesa di oggi ad andare verso quelli che si sono allontanati.
Uno dei nostri compiti nell’impegno di coinvolgere la Chiesa nell’opera della Nuova Evangelizzazione potrebbe essere quello di invitare tutti i nuovi movimenti e le nuove comunità ad integrare più pienamente le loro energie e attività nella vita di tutta la Chiesa, specialmente a livello locale, nella Chiesa particolare sotto la cura apostolica del vescovo. (cf Instrumentum laboris n. 116)
All’incontro di settembre 2011 promosso dal Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, è venuto in grande rilievo che c’è un bel gruppo di giovani, con fede vibrante che sono già impegnati nei compiti della Nuova Evangelizzazione e che sono già riuniti in gruppi composti da una vasta gamma di movimenti e centri spirituali.

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