Le piccole comunità nei discorsi dei padri sinodali /1

Riportiamo alcuni discorsi presentati al Sinodo per la Nuova Evangelizzazione, in cui si parla dell’importanza della fede vissuta e promossa nelle piccole comunità.

S. E. R. Mons. José Dolores GRULLÓN ESTRELLA, Vescovo di San Juan de la Maguana (REPUBBLICA DOMINICANA)

Tra i soggetti privilegiati per realizzare la Nuova Evangelizzazione, oltre alle diocesi, le parrocchie e le famiglie, vi sono le piccole comunità, formate da un ristretto gruppo di persone che si riuniscono come cellule primordiali di una struttura ecclesiale per vivere la fede, formarsi, evangelizzare e intraprendere azioni comunitarie.
Queste comunità nella Repubblica Dominicana sorgono come frutto di una reale conversione pastorale dei responsabili parrocchiali, che decidono di organizzare tutto il Popolo di Dio in comunità evangelizzatrici, vive e dinamiche.
Il primo passo lo compiono i gruppi di pastorale parrocchiale con a capo i loro sacerdoti che dividono in settori le parrocchie, in modo tale che, da grandi che sono, diventino molto più piccole.
Il lavoro successivo è convocare tutti i battezzati. La convocazione è opera di idealisti entusiasti del grande progetto di Dio.
Il terzo passo è favorire l’incontro con Cristo attraverso l’annuncio del Kerigma. Coloro che accettano di diventare animatori di comunità sono chiamati a prepararsi a questa missione. Essi organizzano le comunità in tutti i settori, in tutti gli isolati e negli edifici di appartamenti.
Per creare comunità cristiane fraterne ed evangelizzatrici, la Chiesa ha bisogno di sacerdoti e laici che rimangano in Gesù e non gli rifiutino niente; che si lascino animare dallo Spirito di Gesù in grado di ravvivare la fede e dare ardore e passione; che annuncino il Kerigma con coraggio e testimonianza di vita; che si sentano inviati da Gesù per essere discepoli; che vivano la gioia di camminare con un popolo che percorre il sentiero della salvezza; che sappiano lavorare in team, andando nella stessa direzione con un progetto comune; che siano innamorati di Dio tanto da contagiare tutti; che siano appassionati di Gesù e della sua azione missionaria; che siano evangelizzatori che seminano tra le lacrime.

– S. E. R. Mons. Yves LE SAUX, Vescovo di Le Mans (FRANCIA)

Mi sembra necessario chiarire il contenuto dell’espressione “Nuova Evangelizzazione”. Non si tratta di un rinnegamento del passato, né di una chiusura identitaria, né di una riconquista. Si tratta di annunciare la novità della Salvezza in Cristo, la misericordia di Dio, in un mondo in continuo cambiamento che vive come se Dio non esistesse, immerso in un profondo vuoto interiore. Innanzitutto, occorre osare parlare di Dio, risvegliare nel cuore dell’uomo la nostalgia di Dio.
Evidenzierò tre preoccupazioni.
Risvegliare la coscienza missionaria dei battezzati. L’evangelizzazione, la trasmissione della fede passa innanzitutto da persona a persona. Ogni battezzato è capace di testimoniare a parenti, vicini e colleghi, l’umile gioia di conoscere Cristo. Qui si presenta una seria difficoltà. Molti vivono una forma di relativismo, della cui portata non ci si è resi conto. La fede viene ridotta a una semplice scelta personale.
La questione dei “battezzati non credenti”, che si rivolgono ai parroci per il battesimo dei figli o per la preparazione al matrimonio. Ignorano il senso della loro richiesta. Talvolta si dichiarano non praticanti, non credenti, cosa che fa disperare i sacerdoti. Come accogliere queste richieste? Come trasformarle in cammino di tipo catecumenale, ispirandosi al rituale dei catecumeni adulti? Il futuro dell’evangelizzazione dipende dalla riscoperta e dall’esperienza del sacramento della tlinericonciliazione, che è centrale. È opportuno anche lavorare sulla corretta comprensione dei sacramenti d’iniziazione (battesimo, cresima e eucaristia) e sulla loro unità.
Non siamo più in un contesto cristiano, ma continuiamo a organizzarci come se lo fossimo ancora. Non bisogna più pensare in termini di copertura del territorio, né di reclutamento del personale, di fronte al numero esiguo di sacerdoti. Bisogna far nascere comunità cristiane, vive, gioiose, caratterizzate da slancio missionario.
La vera sfida è l’annuncio della gioia della Salvezza, dell’amore misericordioso a tutti. Bisogna creare nuovi spazi in cui sia possibile un dialogo con coloro che sono lontani da Dio.

– S. E. R. Mons. Cornelius Fontem ESUA, Arcivescovo di Bamenda (CAMERUN)

Le piccole comunità cristiane sono Chiese territoriali e, come tali, costituiscono la più piccola unità ecclesiale a livello di base. Il loro territorio deve essere ufficialmente definito ricavando dalla parrocchia unità più piccole, secondo le dimensioni della parrocchia stessa e il numero dei cristiani. Tali comunità accolgono meglio i nuovi membri e sono in grado di integrarli, facendo in modo che i neofiti ricevano un’adeguata iniziazione alla fede e nella comunità cristiana. In un contesto di prima evangelizzazione, organizzare sin dall’inizio le parrocchie, solitamente molto vaste e difficili da raggiungere, in piccole comunità cristiane contribuirebbe al miglior inserimento dei neofiti nella comunità di fede; sarebbe inoltre la dimostrazione che tali comunità cristiane, in quanto tali, non sono sole, ma parte del Corpo di Cristo. La comunità fornisce loro il necessario sostegno materiale e spirituale nonché la solidarietà di cui hanno bisogno per poter sopravvivere in un contesto e in una cultura prevalentemente non cristiana, e talvolta ostile alla fede cristiana che hanno abbracciato. Un processo di iniziazione ben programmato in seno alla comunità durante il catecumenato post-battesimale contribuirebbe a instillare nei neofiti un forte senso di impegno e di appartenenza alla comunità.
L’organizzazione della parrocchia in piccole comunità cristiane permetterebbe ai neofiti di capire che essi sono ora membri della Chiesa, che è una famiglia il cui vincolo di unità e di solidarietà dovrebbe essere più forte del legame della famiglia naturale. In tal modo, la comunità cristiana non si limita a somigliare alla famiglia allargata, bensì include, supera, eleva e inserisce quest’ultima in una nuova e più grande comunità, vale a dire la comunità del nuovo Popolo di Dio, dove non ci sono più Giudei o Greci, né differenze fra le lingue e le tribù. Tali comunità sono necessarie anche in seno alle parrocchie urbane, consideranto l’esodo in massa dalle aree rurali e la rapida urbanizzazione che si sta ora verificando in Africa e altrove. Sono necessarie per potersi occupare dei giovani che hanno perduto la sicurezza, morale e sociale, del sistema della famiglia allargata tradizionale che hanno lasciato al villaggio, affinché essi non siano preda delle manipolazioni delle sette o di pericolose ideologie.
L’approccio pastorale della piccola comunità cristiana è il nuovo modo di essere Chiesa, un modo che permette a tutti di impegnarsi di più, di partecipare e di collaborare all’opera di evangelizzazione con fervore, metodo ed efficacia rinnovati.

– S. E. R. Mons. José Rafael QUIRÓS QUIRÓS, Vescovo di Limón (COSTA RICA)

Quando solleviamo oggi il tema della nuova evangelizzazione, entriamo in sintonia con quella grande iniziativa resa concreta dalla Beata Memoria di Papa Giovanni Paolo II, il quale, con la sua vita e con la sua parola, ha stimolato in tutta la Chiesa il desiderio di rinnovare la capacità evangelizzatrice della Chiesa.
Di fronte a questo tema, proposto come asse portante di questa assemblea sinodale, diventa imperativo, per la nuova evangelizzazione, il rinnovamento della Parrocchia come uno spazio che rende possibile e organica un’autentica esperienza di incontro con Gesù Cristo e di partecipazione alla sua sequela come discepoli. La Parrocchia deve articolarsi come una grande comunità di piccole comunità e di esperienze comunitarie, nelle quali diventa possibile riscattare il valore personalizzante dell’incontro.
In questo senso, il carattere normativo della prima comunnità cristiana ci porta a rivalutare l’importanza della promozione, nel contesto di una società nella quale l’anonimato e l’indifferenza, la brama di dominio e l’affermazione di relazioni contrassegnate dal potere, l’apatia nella difesa della dignità dell’essere umano, l’aspirazione ad avere e il consumismo sfrenato che ne deriva, ci appaiono come caratteristiche che segnano uno stile di vita antievangelico; uno stile di vita alternativo, segnato dai valori proposti dal Vangelo, che trasforma la comunità dei credenti in un motore per la promozione della confessione della fede come una matrice di senso culturale, etico, politico ed economico autenticamente umana. Una comunità di discepoli in grado di insegnare a relativizzare ogni assolutizzazione idolatrica, che trasforma l’essere umano in un oggetto e deforma in lui la verità sull’essere umano.
A tal fine si richiede che la comunità parrocchiale appaia agli occhi della società come una comunità di fratelli la cui preoccupazione primaria è la preghiera, il servizio e l’accompagnamento; che ne nascano processi di formazione con percorsi ben stabiliti che portino a una autentica maturazione umana e cristiana dei loro membri, evitando in tal modo quella che è nota come “fede epidermica”.

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