La scelta di Noemi, dalla laurea alla clausura nel lontano Perù

La storia di una giovane ventiseienne, di Ravanusa. Tutto cominciò alla Giornata mondiale della gioventù a Madrid

di ALFONSO BUGEA e PAOLO PICONE

RAVANUSA. Cammino neocatecumenale, il linguaggio vatican-clericale lo definisce come un «itinerario di formazione all’interno della Chiesa cattolica con l’obiettivo di formare i suoi membri al cattolicesimo e prefiggendosi per essi la riscoperta del battesimo attraverso un percorso spirituale». È nato in Spagna nella metà degli anni Sessanta per iniziativa del pittore Kiko Argüello, di Carmen Hernández e successivamente del presbitero Mario Pezzi. Ha da poco festeggiato i 40 anni di presenza a Roma. Poi il desiderio di annuncio della Parola si è diffuso in tutti i continenti. Migliaia di Comunità sono sorte in tutto il mondo, milioni le persone che vi fanno parte.

È, insomma, un servizio in più al servizio della Chiesa. Una novità, e come tale spesso avversata anche da certi ambienti vaticani. Scrive Giovanni Paolo II nel 1990, per dissipare ogni dubbio: «Riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica, valida per la società e per i tempi odierni».

Nelle Comunità la maggior parte sono giovani, ai quali il Cammino parla con il linguaggio della Verità: che spezza incantesimi, rinnova la fede, aiuta la nascita di germogli anche sui tronchi più aridi. Un linguaggio che si racchiude in una sola parola, il kerigma. E cioè l’annuncio che «Cristo ha vinto la morte per salvare tutti coloro che per la paura si sottomettono alla schiavitù delle tentazioni per tutta la sua vita». Il kerigma annuncia un fatto attuale, una via nuova tracciata dalla promessa che «Dio fa nuove tutte le cose». Ora e non Duemila anni fa. Ora la propria vita può cambiare, qualunque sia la causa della propria inquietudine e difficoltà. Ora c’è Cristo, sempre pronto a tendere una mano di salvezza. Ora.

Per molti giovani è stata una vera svolta, ed il Cammino ha spalancato le porte alle vocazioni cancellando perbenismo e schemi sociali ispirati da un mondo clerical-borghese. Un anno fa alla Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid quasi diecimila giovani hanno chiesto di diventare preti o suore. Non tutte le richieste, però, superano un filtro di valutazione e del discernimento. I ragazzi vengono avviati nei Seminari «Redentoris Mater». Attualmente c’è un ragazzo di Sciacca nel seminario di Copenaghen, un altro in quello di Cordova. Le ragazze, invece, vanno nei monasteri di clausura.
Tra quei diecimila «chiamati» in Spagna c’era anche Noemi Terrana, 26 anni di Ravanusa, laureata con il massimo dei voti e la lode in Scienze della formazione ed educazione.

Da anni frequenta il Cammino, ora ha deciso di lasciarsi tutto alle spalle scegliendo la clausura attraverso l’Ordine delle Benedettine Cistercensi. È diventata postulante, da due settimane si trova in Perù nel distretto di Ventanilla (Finestrella), il quartiere più grande e popoloso di Lima, nella Regione di Callao. Qui è arrivata assieme ai genitori, Calogero, impiegato di banca, e Tanina Lauricella, casalinga, che l’hanno accompagnata – dicono – nel viaggio più bello ed entusiasmante della sua vita. Due giorni per arrivare in Perù. Poi «la dottoressa» ha iniziato il suo percorso. Tra sei mesi la vestizione e tra un anno i voti.
Calogero Terrana e Tanina Lauricella, i genitori di Noemi, hanno accolto con molta serenità e soprattutto con la «preghiera» questa decisione della loro terza figlia. Ne hanno quattro: Dino, che svolge la professione di dentista, poi Laura che si è sposata e vive a Roma, Noemi ed infine Maria Carmen. «Noemi – dicono Calogero e Tanina – è una ragazza normalissima. Era fidanzata, ha molti amici che la adorano, amava divertirsi, uscire, studiare, soffermarsi su Facebook. Tutte le cose che fanno i giovani di oggi. Ma era alla ricerca della felicità. La sua felicità. Quando ci ha comunicato la sua intenzione di abbracciare il noviziato, noi le abbiamo detto: “Segui la tua strada, ti sosterremo con la preghiera”».

E così è iniziato il cammino di Noemi. Prima il «discernimento»: è stata a Sant’Angelo in Pontano, in provincia di Macerata, in un convento che già ospita un’altra giovanissima agrigentina, Silvia Montante, oggi suor Daniela dopo aver preso una laurea in Scienze ambientali. Poi è stata a Copenaghen in Danimarca, dove c’è «una sorella di comunità», un’altra giovane di Ravanusa, Maria Concetta Sicurelli (laureata in Chimica) che ha già preso i voti ed è in clausura col nome di suor Eufrasia. «Siamo felici della scelta fatta da nostra figlia Noemi – dicono ancora i genitori Lillo e Tanina – perché quando l’abbiamo lasciata in Perù abbiamo capito che quella era la sua vita. E non possiamo fare altro che accettare con grande felicità questa scelta, sostenendoci e sostenendola con la preghiera». Noemi adesso è in Perù. Quando può si collega ad internet per far sapere ai suoi genitori che sta bene. Sta seguendo la propria vocazione, la propria storia. Ed è felice per aver abbracciato «Cristo in croce» lasciandosi alle spalle anche una laurea che le avrebbe permesso di insegnare e stare a contatto con i bambini che adora.

Ha scelto di non essere madre e moglie, come invece sognano molte altre ragazze della sua età. Ha voluto di più, si è messa in cammino, per mettersi al servizio della nuova evangelizzazione. Per conquistarsi la Vita Eterna. Accogliendo il kerigma, che vince ogni situazione di morte spazzata via dalla Resurrezione, che apre le porte alla vita nuova. Quella vera. Perchè l’uomo può inventare tutto: può andare sulla luna, imparare a contare le stelle, parlare senza fili, costruire grattaceli e città sommerse. Ma non può amare, sopratutto i nemici. Perchè questo è un dono. Che Dio da solo a chi glielo chiede.

fonte: http://www.gds.it/gds/edizioni-locali/agrigento/dettaglio/articolo/gdsid/219497/

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