Benedetto XVI, il Pastore che guida il gregge nel cammino catecumenale e battesimale, unica via alla Verità

Articolo di Antonello Iapicca, presbitero in Giappone.

Il Battesimo si estende a tutta la nostra vita:  
sia pre-battesimale, sia post-battesimale, siamo sempre in cammino battesimale, in cammino catecumenale. 
La nostra sfida è vivere il dono del battesimo, vivere realmente, in un cammino post-battesimale.
(Benedetto XVI)
Tempo di lupi questo scorcio di millennio; ululano intorno al gregge, pronti a disperdere e ad azzannare. Il Pastore lo aveva previsto e quel giorno in cui gli fu affidato il gregge, aveva chiesto preghiere per non indietreggiare di fronte al pericolo. Lui è unito a Cristo, il Pastore grande, il Pastore buono, e per questo sa che, comunque vadano le cose, al gregge non mancherà mai nulla.
Ma sa anche che pascere significa confermare nella fede e condurre il gregge ad acque tranquille, anche quando, come di questi tempi, bisogna passare per una valle oscura. Il Papa ha scelto così la sua Diocesi e un convegno che sembrava preparato da sempre alla bisogna: alla testa del suo popolo ha mostrato, ben stretto tra le mani, il bastone del Pastore, parole chiare a tracciare per la Chiesa e per ciascuno di noi, l’unico cammino  che dà sicurezza. Parole che smascherano dolcemente ma senza sconti, teoremi, speculazioni, illusioni pastorali, cortocircuiti teologici (sic) dei tanti, troppi?, tentati dalle fughein avanti o indietro, nelle quali si nasconde lo zampino del nemico; il seduttore di tutta la terra, il diavolo, infatti, è colui che, da Adamo ed Eva in poi, ha come unico programma quello di strappare ogni uomo dal presente, dall’evidenza storica che lo attende istante dopo istante, per gettarlo nell’abisso del nulla, che è assenza di storia, di vita, di perdono e di amore, assenza di Dio, l’inferno già qui sulla terra. Così, nel bel mezzo della tempesta, il Pastore scandisce, come un santo mantra, una semplice parola: b-a-t-t-e-s-i-m-o. E con questo dice tutto a tutti.
Dice innanzitutto l’unica dinamica che libera la vita nella verità e nell’autenticità, il cammino che conduce alle “acque della vita”: pre-battesimale o post-battesimale poco importa, la vita di un cristiano o è un “cammino battesimale”, un “cammino catecumenale”, o vita non è. Perchè non è vita quella poltiglia di ore che scivolano nel mondo sporcate da mille mani e altrettante menzogne; non è vita quella invertebrata che non conosce “si e no, rinunce, promesse e invocazioni”. Non è vita quella dove non esiste il peccato, e il male diviene una variabile della psiche impazzita. Non è vita quella che non cammina nella storia con dentro la vita di Dio! Non è vita quella che sfugge al dolore, all’errore, al fango che ci costituisce per aprirsi ad accogliere il soffio vitale e rigenerante dello Spirito Santo. Non è vita quella che non rinuncia al mondo di menzogna che domina il presente, che non dice no al demonio!
Il Pastore ci ha rinfrancato e ci sta guidando per il cammino giusto, vero, l’unico che approda alla vita piena, saziata alla mensa preparata da Cristo di fronte a tutti i nemici, come un calice che trabocca del suo amore. Il Pastore ci ha mostrato, nel tumulto che ci assedia, la Verità nella quale siamo chiamati a vivere per gustare felicità e grazia in ogni istante. Esiste un solo cammino di Verità, ed è quello tracciato da Dio per noi, il catecumenato che ci accompagna a sperimentare in pienezza la ricchezza del nostro battesimo, la fonte inesauribile della nostra elezione, la luce che rischiara le tenebre di questa stagione così difficile. Leggere e rileggere, meditare e accogliere queste parole del Papa è fare esperienza di essere condotti da un Pastore secondo il cuore di Dio che ci guida ogni giorno alle acque del battesimo, al principio e compimento della vita nostra e della Chiesa in questa generazione.
Antonello Iapicca pbro
Discorso del Santo Padre:

Eminenza,
cari fratelli nel Sacerdozio e nell’Episcopato,
cari fratelli e sorelle,

per me è una grande gioia essere qui, nella Cattedrale di Roma con i rappresentanti della mia diocesi, e ringrazio di cuore il Cardinale Vicario per le sue buone parole.

Abbiamo già sentito che le ultime parole del Signore su questa terra ai suoi discepoli, sono state: «Andate, fate discepoli tutti i popoli e battezzateli nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito Santo» (cfr Mt 28,19). Fate discepoli e battezzate. Perché non è sufficiente per il discepolato conoscere le dottrine di Gesù, conoscere i valori cristiani? Perché è necessario essere battezzati? Questo è il tema della nostra riflessione, per capire la realtà, la profondità del Sacramento del Battesimo.

Una prima porta si apre se leggiamo attentamente queste parole del Signore. La scelta della parola «nel nome del Padre» nel testo greco è molto importante: il Signore dice «eis» e non «en», cioè non «in nome» della Trinità – come noi diciamo che un vice prefetto parla «in nome» del prefetto, un ambasciatore parla «in nome» del governo: no. Dice: «eis to onoma», cioè una immersione nel nome della Trinità, un essere inseriti nel nome della Trinità, una interpenetrazione dell’essere di Dio e del nostro essere, un essere immerso nel Dio Trinità, Padre, Figlio e Spirito Santo, così come nel matrimonio, per esempio, due persone diventano una carne, diventano una nuova, unica realtà, con un nuovo, unico nome.

Il Signore ci ha aiutato a capire ancora meglio questa realtà nel suo colloquio con i sadducei circa la risurrezione. I sadducei riconoscevano dal canone dell’Antico Testamento solo i cinque Libri di Mosè e in questi non appare la risurrezione; perciò la negavano. Il Signore, proprio da questi cinque Libri dimostra la realtà della risurrezione e dice: Voi non sapete che Dio si chiama Dio di Abramo, Isacco e Giacobbe? (cfr Mt 22,31-32). Quindi, Dio prende questi tre e proprio nel suo nome essi diventano il nome di Dio. Per capire chi è questo Dio si devono vedere queste persone che sono diventate il nome di Dio, un nome di Dio, sono immersi in Dio. E così vediamo che chi sta nel nome di Dio, chi è immerso in Dio, è vivo, perché Dio – dice il Signore – è un Dio non dei morti, ma dei vivi, e se è Dio di questi, è Dio dei vivi; i vivi sono vivi perché stanno nella

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