“Difesa del Cammino Neocatecumenale”: intervento di un docente universitario

Desiderio Parrilla (Madrid, 1975) è sposato, con quattro figli. Dottore in Filosofia presso l’Universidad Complutense di Madrid con la tesi “Il paradosso del desiderio di René Girard”.Ha insegnato presso l’Istituto di Lettere e Filosofia Angelo Ayala, Università San Paolo-CEU. Ha prestato servizio come professore presso l’Università Francisco de Vitoria, Madrid. Insegna attualmente etica fondamentale presso il Dipartimento di Scienze Umane e Religiose dell’Università Cattolica San Antonio di Murcia. Collabora regolarmente alla rivista Buona Novella e Il Catoblepas, è membro del gruppo di ricerca Xiphias Gladius e orienta la sua attività sulla filosofia scolastica in spagnolo.

Pubblichiamo di seguito un suo intervento a proposito del Cammino Neocatecumenale.

Cominciamo con una favola…

“I fratelli del cenobio avevano un mandorlo in giardino. In primavera si riempiva di fiori, prima di dare frutti. L’abate era stupito dell’abbondanza di frutti e della bellezza dell’albero in fiore. Compartecipava con tutta la comunità dell’ammirazione per l’albero così fecondo. Era l’orgoglio del monastero durante la ricreazione. La comunità cresceva e così si edificarono sul terreno del giardino le celle dei novizi, recentemente arrivati . Il loro affetto per il mandorlo era così grande che decisero di trapiantarlo e di non tagliarlo. Durante il trapianto, il fratello responsabile entrò nella cella dell’abate e gli comunicò, con dispiacere, un fatto accaduto al mandorlo: nell’atto di trapiantarlo, il fratello responsabile si accorse di una parte del mandorlo orribile e brutta a vedersi. L’abate propose di tagliare quella parte, perchè la bellezza dell’albero non fosse danneggiata da quella evidente imperfezione. L’abate chiese, allora, perché nessuno aveva notato prima un difetto così sgradevole. “Perché fino ad ora”, rispose il fratello, ” questo difetto si trovava in una parte dell’albero, rimasta nascosta. La parte in questione è la radice dell’albero. Dobbiamo tagliarlo prima di ripiantarlo nel suo posto nuovo.”

Nessuno sano di mente avrebbe tagliato la radice di un albero tanto fecondo, indipendentemente dall’imperfezione estetica. Il danno sarebbe irreparabile: nella stagione seguente il mandorlo non fiorirebbe né porterebbe frutti alcuni. Morirebbe. Non si può decidere di tagliare le radici di un albero, sia di albero da frutto, sia di un albero da abbellimento, radici con le quali si nutre. Sicuramente le radici possono essere poco attraenti per qualcuno. Ma se il padrone del giardino vuole ancora ottenere frutti o fiori, allora deve lasciare intatto l’albero con le sue rispettive radici. Questo ha fortemente detto il Cardinale Antonio Cañizares Llovera, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti. Le cui parole riportiamo liberamente.

Tuttavia, c’è chi vuole l’impossibile : cioè che il mandorlo continui a dare frutti con le radici tagliate. Almeno questo sembra essere il desiderio di coloro che lodano il Cammino Neocatecumenale solo per alcuni dei suoi carismi, le “famiglie in missione” per esempio, e poi attaccano la celebrazione dell’Eucaristia che si vive in queste comunità. Questi soggetti spesso elogiano in modo sentimentale e moralistico questo carisma, ma poi insultano e attaccano, in maniera diametralmente opposta, la liturgia, (che ricordiamo appartiene comunque al rito romano e alla Chiesa) che si celebra in quelle comunità.

La loro difesa del Cammino è  sentimentale come la loro critica. Sono atteggiamenti irrazionali … Non si comprende che questi carismi sono intrinsecamente legati al modo di celebrare la liturgia nel Cammino. Non si percepisce il rapporto di causa ed effetto tra questi aspetti. I carismi nascono attraverso questa radice. Non potrebbero sorgere da nient’altro. Questa abbondanza di frutti nel Cammino sarebbe stata impossibile senza questa specifica modalità celebrativa. Non si rendono conto che questo modo di celebrare è la radice attraverso cui l’albero del Neocatecumenato si nutre e dà frutti tanto eccellenti e fiori tanto vari e ammirevoli. Senza quelle radici non sorgerebbero mai frutti. Non si può prescindere da questa modalità celebrativa senza causare gravi danni a tutta questa realtà ecclesiale così feconda.

Probabilmente questi soggetti, che criticano il Cammino, erano gli stessi che, 30 anni fa, parlavano delle eresie del Cammino Neocatecumenale, o che simpatizzavano con questa calunnia per decenni. Dopo l’approvazione degli statuti (2002-2008) e delle catechesi (2010) e dei riti (2012) del Direttorio, non può più essere accusato di eresia alcun elemento del neocatecumenato. Né si può attaccare la liturgia di queste comunità, perché sono state ampiamente approvate, prima tacitamente e ora esplicitamente, dal ‘70  fino ad oggi, dalla Santa Sede, la cui autorità ha espresso la decisione definitiva al riguardo.

Si deve mettere anche in conto che alcuni critici sul Cammino di certo non vogliano uccidere l’albero menzionato. Almeno, non per principio. Però vorrebbero che questo Cammino fosse più gestibile, più facilmente manipolabile …  Vorrebbero potare parte delle sue radici, ma non amputare la radice intera, per esempio sostituendo un mandorlo con un bonsai nano. In questo modo i frutti continuerebbero a nascere, e la fioritura non cesserebbe, anche se su scala più piccola, in balia dei diversi gruppi mondani di pressione, siano di destra o di sinistra, e dei loro interessi. Così facendo, il Cammino Neocatecumenale cesserebbe di essere una istituzione scomoda, minacciosa e pericolosa, per il suo progetto del mondo e della Chiesa.

Forse la motivazione di questa potatura, o di questa potatura parziale, ma drastica delle radici celebrative è il frutto del timore di un Cammino Neocatecumenale “troppo potente e incontrollabile.” Ma questo presuppone di vedere il Cammino Neocatecumenale come un’istituzione di potere, il cui desiderio di dominio colpisce la “libido dominandi” di questi potenziali avversari. Solo da questa lussuria (1 Gv 2, 16-17) può emergere una paura tanto infondata e irrazionale. …
Dietro le iniziative del Cammino Neocatecumenale non vi è alcuna brama di potere assoluto, perché se fosse così, le tante famiglie in missione, migliaia di giovani che abbracciano il sacerdozio o la vita consacrata, Kiko, Carmen e molti altri catechisti laici in missione o in comunità , sarebbero rimasti nelle loro case dove vengono più apprezzati e amati. Tuttavia, solo l’amore di Cristo spinge il Cammino Neocatecumenale in missione, perché ci sono ancora persone che non conoscono Gesù Cristo nel mondo.

Il carisma che Dio ha concesso al Cammino Neocatecumenale è precisamente questo zelo ardente per la Nuova Evangelizzazione per la società globale del terzo millennio. Il Signore ha concesso radici forti e vigorose, necessarie per irrobustire questa pianta evangelica, la cui missione è di porsi al servizio della Chiesa universale per evangelizzare tutte le genti. Dio concede strumenti forti per le missioni forti. E la missione del Cammino Neocatecumenale, in questo frangente storico, non può essere più audace:  Andate in tutto il mondo, predicate il Vangelo a ogni creatura (Mc 16, 15).

Non possono esserci frutti tanto abbondanti senza le radici di questa modalità celebrativa tanto specifica. Nella grazia di questa liturgia celebrativa si radica la crescita esponenziale del Cammino e la proliferazione delle vocazioni missionarie all’interno delle comunità, pronte per la Nuova Evangelizzazione. Qui è importante far riferimento ai numeri: il Cammino Neocatecumenale ha circa un milione e mezzo di membri; è presente in 6.000 parrocchie di 106 paesi, con 3.000 sacerdoti, 1.600 seminaristi e 78 seminari Redemptoris Mater.

Dal 1990, anno delle prime ordinazioni, fino ad oggi, i presbiteri ordinati nei seminari Redemptoris Mater sono oltre 1.600 e ci sono già circa 2.000, che si stanno attualmente preparando a ricevere gli ordini sacri. Confermando la profonda vocazione missionaria, a partire dal 1985 il Cammino invia numerose famiglie in luoghi dove la fede sta scomparendo o non è mai giunta prima.

Nel 1985 Kiko, Carmen e padre Mario, presentarono a Giovanni Paolo II un progetto per ri-evangelizzare l’Europa del Nord con l’invio di famiglie missionarie, accompagnate da presbiteri. Nel 1986 il Papa inviò le prime tre famiglie: una nel nord della Finlandia, una nel quartiere a luci rosse di Amburgo e la terza a Strasburgo. Nel gennaio del 2011, il numero di famiglie del Cammino in missione per la nuova evangelizzazione in 78 paesi è di oltre 800, con 3.097 bambini, di cui 389 sono in Europa, 189 in America, 113 in Asia, 56 in Australia , 46 in Africa e 15 in Medio Oriente. Si tratta di famiglie che, attraverso l’annuncio del Vangelo e un itinerario di iniziazione cristiana di diversi anni, sono state ricostruite, hanno riscoperto il dono della comunione, e per questo si sono aperte alla vita, e per gratitudine a Dio e alla Chiesa si sono offerte di andare lì dove un vescovo vede la necessità di testimonianza e di una famiglia cristiana.
La prova è che le altre realtà ecclesiali, per cui Dio non ha questo piano nella Sua provvidenza, non fruttificano con questi carismi, nè con questa ricchezza, perché i loro ritmi e compiti sono diversi, e quindi anche le loro radici sono diverse. Basta guardare ad eventi come la Giornata Mondiale della Gioventù, o agli incontri vocazionali, o la Messa della Famiglia Cristiana, o altri eventi simili, per sperimentare questa catechesi “plastica”, la teologia estetica, che sta contemplando questo popolo numeroso, diverso da tutte le nazioni (Num 23, 7-24), messo in moto al servizio della Chiesa in tutte le nazioni.
Per questo, il Signore ha preparato un popolo numeroso, disposto a partire in tutto il mondo per annunciare la fede di Cristo in mezzo a questa generazione. Ed è una missione urgente, che non può essere ritardata, ma che richiede di essere compiuta oggi, nell’oggi escatologico e nell’incidenza storico- temporale del momento presente. Questo è ancora un fatto che testimonia, come dato meraviglioso delle Comunità Neocatecumenali, la velocità della sua crescita e diffusione. C’è una fretta di evangelizzare, con un ritmo serrato e urgente. E’ l’urgenza della carità di Cristo (1 Cor 7, 29-31, 2 Cor 5, 11-17) che guida questo abbandono radicale di annunciare il Vangelo già ora, oggi, a ogni uomo all’interno di queste comunità. Questo amore di Cristo alimenta questo popolo copioso, numeroso, che è il Cammino Neocatecumenale attraverso questa radice celebrativa in funzione del servizio che Dio vuole offrire al mondo attraverso la Sua Chiesa.
Tagliare questa radice potente impedirebbe di compiere la missione così radicata.

A chi non piace la loro modalità di celebrare il Rito romano, che guardi ai frutti. Questi vi convinceranno che questa radice deve essere rispettata e non tagliata. Dai loro frutti li riconoscerete …
Concludiamo con qualche dimostrazione di sostegno, alcuni impliciti ed altri espliciti, della Santa Sede e della gerarchia ecclesiastica sulla modalità celebrativa del rito romano delle Comunità neocatecumenali. Questi documenti sono necessari e sufficienti prove del sostegno e dell’appoggio della Chiesa sulle modalità celebrative neocatecumenali.
Già nel 1974 la chiesa si esprime sulla liturgia del Cammino Neocatecumenale. Vi proponiamo l’intervento dell’arcivescovo Annibale Bugnini, allora segretario della Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, sulle celebrazioni del Cammino Neocatecumenale. ( Di seguito riportiamo : nelle foto, il cardinale Ratzinger e Papa Giovanni Paolo II che celebrarono in conformità con la pratica del Cammino; la breve nota Praeclarum exemplarum, che esprime l’apprezzamento della Chiesa sulle opere delle comunità neocatecumenali). Congregazione per il Culto Divino e la Disciplina dei Sacramenti, Notitiae, n. 95-96, giugno-agosto 1974, pp 229-230:

“Tutte le riforme, nella Chiesa, hanno apportato nuovi principi e promosso nuove norme, che hanno tradotto in pratica gli intenti della riforma stessa.”Omnes reformationes in Ecclesia novos gignerunt inceptus novasque promoverunt instituta, quae optata reformationis ad rem deduxerunt. Ita evenit post Concilium Tridentinum; nec aliter nunc fieri poterat. Instauratio liturgica profunde incidit in Vitam Ecclesiae. Spiritualitas liturgica novos germinare flores sanctitatis et gratiae necesse est, nec non intensioris apostolatus catholici et actionis pastoralis. Praeclarum exemplar huius renovationis invenitur in «Communitatibus neo-catechumenalibus», quae ortum habuerunt Matriti, anno 1962, opera quorumdam iuvenum laicorum, Exc.mo Pastore Matritensi, Casimiro Morcillo, permettente, animante et benedicente. «Communitates» eo tendunt ut in paroeciis signum existent Ecclesiae missionariae, viamque conantur aperire evangelizationi eorum, qui vitam christianam paese dereliquerunt. Ad hunc finem Sodales «Communitatum» quaerunt vitam liturgicam intensius vivere, incipiendo a nova catechesi et praeparatione «cathecumenali», nempe percurrendo, spirituali itinere, omnes illas phases quae in primaeva Ecclesia catechumeni percurrebant antequam sacramentum baptismi acciperent. Cum hic agatur non de baptizandis, sed de baptizatis, catechesis eadem est, sed ritus liturgici aptantur situationi christianorum baptizatorum iuxta suggestiones iam datas a Congregatione pro Culto Divino. «Communitates» in paroeciis eriguntur, sub moderamene parochi. Sodales semel vel bis in hebdomada coadunantur ad audiendum Verbum Dei, ad colloquia spirituali agenda, ad Eucharistiam partecipandam.”

“Così accadde dopo il Concilio di Trento; né poteva essere diversamente ai giorni nostri. Il rinnovamento liturgico incide profondamente sulla vita della Chiesa. C’è necessità che la spiritualità liturgica germini nuovi fiori di santità e di grazia, nonché di apostolato cristiano più intenso e di azione spirituale.

Un modello eccellente di questo rinnovamento si trova nelle «Comunità neo-catecumenali» che sorsero a Madrid, nel 1962, per iniziativa di alcuni giovani laici, con il permesso, l’incoraggiamento e la benedizione dell’eccellentissimo Pastore madrileno, Casimiro Morcillo. Le comunità hanno lo scopo di rendere visibile nelle parrocchie il segno della Chiesa Missionaria, e si sforzano di aprire la strada all’evangelizzazione di coloro che hanno quasi abbandonato la vita cristiana.

A questo fine i Membri delle «Comunità» cercano di vivere più intensamente la vita liturgica cristiana incominciando dalla nuova catechesi e dalla preparazione «catecumenale», percorrendo cioè, con un cammino spirituale, tutte quelle fasi, che, nella Chiesa primitiva, i catecumeni percorrevano prima di ricevere il sacramento del battesimo. Poiché si tratta non di battezzandi, ma di battezzati, la catechesi è la medesima, ma i riti liturgici si adattano allo stato di cristiani battezzati secondo le direttive già date dalla Congregazione per il Culto Divino.

Le «Comunità» nelle parrocchie vengono erette sotto la direzione del parroco. I membri, una volta o due la settimana, si riuniscono per ascoltare la parola divina, per avere colloqui spirituali, per partecipare all’Eucaristia.

Nella foto, Joseph Ratzinger, allora professore di teologia a Tubinga, celebra l’Eucaristia secondo la prassi del Cammino Neocatecumenale a Ratisbona (Regensburg), Germania, 1967.

Il Papa Giovanni Paolo II celebrò l’Eucaristia con i giovani del Cammino Neocatecumenale che si preparavano ad entrare in seminario, nei Giardini Vaticani, nel luglio del 1983.

Il Papa stesso officiò il 30 Dicembre 1988 la messa di Porto San Giorgio, indirizzando l’omelia alle famiglie che venivano inviate in missione. L’evento si verificò dopo la notifica della Congregazione per il Culto Divino (19 dicembre 1988), che permetteva al Cammino di ricevere la comunione sotto le due specie “, sempre con pane azzimo”, e di passare ad experimentum, il rito della pace dopo la preghiera universale.

Il papa celebrò anche la messa a Castel Gandolfo con 400 itineranti, che portavano avanti il Cammino in 72 paesi e 12 famiglie, con tutti i loro figli, che partivano in missione nel nord Europa (dicembre 1986).
Mons. Cordes celebrò l’Eucaristia nel primato di Pietro in Galilea con gli itineranti. Questo evento si è verificato nel contesto della lettera “Ogniqualvolta”, lettera di riconoscimento del Cammino Neocatecumenale, del 30 agosto 1990. In tale lettera, il Santo Padre Giovanni Paolo II ha invitato i vescovi a valorizzare ed aiutare questa opera per la nuova evangelizzazione. In questa lettera il Papa ha scritto:

“E ‘l’annuncio del Vangelo, la testimonianza in piccole comunità e l’Eucaristia in gruppi (cfr. Notificazione sulle celebrazioni nei gruppi del “Cammino Neocatecumenale” nell’Osservatore Romano, del 24 dicembre 1988) che permette ai suoi membri di essere al servizio del rinnovamento della Chiesa.

Dopo più di venti anni di vita delle comunità, sparsi nei cinque continenti:

Tenendo conto della nuova vitalità che anima le parrocchie, dell’impulso missionario e dei frutti di conversione che scaturiscono dalla testimonianza degli itineranti  e, più recentemente, dell’opera di evangelizzazione delle famiglie che evangelizzano in aree scristianizzate dell’Europa e del mondo;

Considerando le vocazioni alla vita sacerdotale e religiosa del Cammino e la nascita di collegi diocesane di formazione sacerdotale per la nuova evangelizzazione, come il Redemptoris Mater di Roma;

– Vista la documentazione presentata:

accogliendo la petizione indirizzata a me, riconosco il Cammino Neocatecumenale come un itinerario di formazione cattolica valido per la società e per i tempi di oggi.

Auspico vivamente, pertanto, che i fratelli nell’episcopato, valorizzino ed aiutino, insieme ai loro sacerdoti,  quest’opera per la nuova evangelizzazione, perché si realizzi secondo le linee proposte dagli iniziatori, nello spirito di servizio all’Ordinario del luogo ed in comunione con lui, e nel contesto dell’unità della Chiesa particolare con la Chiesa universale “.

Altri importanti celebrazioni si sono svolte nel contesto della convivenza dei vescovi a New York, con i vescovi dell’Europa alla Domus (2008), con i vescovi dell’Africa (1994) a Roma, con i vescovi del Medio Oriente (1996) a Roma, e così via.

Altrettanto importante è l’Eucaristia celebrata a Porto San Giorgio dal cardinale Cañizares, Prefetto della Congregazione per il Culto Divino con le equipes itineranti di tutto il mondo.

Il cardinale Rylko, presidente del Pontificio Consiglio per i Laici, celebrò, nella stesso scenario, l’Eucaristia secondo la modalità del Cammino Neocatecumenale nell’anno 2004.

Significative sono anche le varie celebrazioni dell’Eucaristia nel Cenacolo, presiedute da vari vescovi, incluso il cardinale Shönborn.

 

Fonte: http://www.camineo.info/news/268/ARTICLE/18833/2012-01-23.html

 

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