Approfondimento: l’ iconografia del Cammino Neocatecumenale

Iniziamo ad entrare nel vivo del nostro approfondimento sull’iconografia. Questo termine, di derivazione greca ( dal greco EIKÔN , immagine e GRAPHÌA, descrizione) indica propriamente la descrizione e l’interpretazione di ciò che viene rappresentato nelle opere d’arte, con un’attenzione particolare al significato sotteso alla stessa.

DEESIS

Come la folgore viene da oriente e va fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo. (…) subito dopo la tribolazione di quei giorni, il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, gli astri cadranno dal cielo e le potenze dei cieli saranno sconvolte.

Allora comparirà nel cielo il segno del Figlio dell’uomo e allora si batteranno il petto tutte le tribù della terra, e vedranno il Figlio dell’uomo venire sopra le nubi del cielo con grande potenza e gloria.

(Mt 24, 27-30)

 

Nella parte centrale del ciclo pittorico è raffigurata la Deesis (devhsi, supplica). Così è chiamata la raffigurazione di Cristo in trono, con alla sua destra la Vergine Maria a lui rivolta con le braccia sollevate, leggermente curva in atto di supplica e, alla sua sinistra, San Giovanni Battista pure rivolto nello stesso atteggiamento di supplica. Il Battista (cioè Battezzatore) chiamato anche Pròdromos, cioè il Precursore, è riconosciuto dalla barba (generalmente a 5 punte) e dalla capigliatura incolta.

L’immagine della Deesis è sovrastata da una fascia di colore verde sorretta da due angeli. Sulla fascia la luna, il sole e le stelle ad indicare l’universo e al centro di essa l’Arca dell’Alleanza.

Il Cristo Pantocratore, l’onnipotente, viene alla fine dei tempi nella gloria della sua divinità a giudicare la terra. L’icona svela la potenza di Dio nascosta sotto le spoglie mortali del Cristo. Il Figlio dell’uomo annunziato dalle scritture, disprezzato e deriso nella sua prima venuta al mondo viene nella sua seconda come giudice giusto per giudicare i vivi e i morti. Nella sinistra tiene il libro della vita su cui legge “amate i vostri nemici”, parole che sono il cuore della nuova alleanza. Gesù è l’immagine di Dio e dell’uomo. In lui vincitore della morte, queste parole sono ora realizzabili nella nostra vita e su di esse saremo giudicati. Nel libro della vita si legge anche “vengo presto” un incoraggiamento, invito alla perseveranza per mantenere salda la fede. Il Pantocrator esprime l’attesa escatologica dell’assemblea cristiana che nella celebrazione eucaristica sperimenta la presenza viva del Cristo, la conferma della fede e il desiderio della venuta finale del Signore che segna la vittoria definitiva sul male e sulla morte. L’immagine svela l’orientamento della storia verso il suo punto conclusivo: l’incontro con Cristo che viene e tende ad un fine di pienezza di vita in Dio.

Il Pantocrator converge a sé tutto il ciclo pittorico, la sua figura si stacca dal fondo dell’oro e sembra venirci incontro per farci partecipe della sua trasfigurazione finale e vittoriosa.

Il Cristo con la destra benedice, iscritto nelle tre sfere cosmiche di cui la blu rappresenta la terra, la nera la morte che circonda la terra e la terza, celeste, rappresenta il cielo. La figura di Cristo spezza il cerchio della morte e unisce la terra al cielo. I quattro angoli rossi sono immagine degli evangelisti che annunciano e preparano la seconda venuta di Cristo nel mondo.

Il volto del Pantocrator ha ispirato l’artista in modo particolare. Il volto con occhi grandi come un bambino, un Cristo umile. Nella tradizione antica Cristo ritornava severo, come appare nelle chiese di rito bizantino; nel dipinto di Argüello il Cristo ha un volto pieno di amore e di attenzione compassionevole.

Esso ci ricorda quanto detto da S. Giovanni della Croce, che alla sera della vita saremo giudicati sull’amore.

SACRA FAMIGLIA

La gloria di Maria, madre di Gesù e madre nostra, si accende nella luce inaccessibile della Trinità augusta, e si riflette come un riverbero abbagliante, nella santa Chiesa: trionfante nei cieli, paziente nella sicura attesa del purgatorio, militante sulla terra.

Giovanni XXIII, Il giornale dell’anima

 

“Bisogna fare comunità come la Sacra Famiglia di Nazaret, che vivono in umiltà, semplicità e lode e nelle quali l’altro è Cristo”

Francisco “Kiko” Argüello

 

 

L’icona della Santa Famiglia di Nazaret riprende nello schema compositivo quella celeberrima della Trinità di Adrej Rublev (raffigurata anche in un mosaico absidale nella cripta parrocchiale) dove viene raffigurato l’episodio biblico dell’ospitalità di Abramo. Nel Libro della Genesi si legge che apparvero ad Abramo e Sara tre angeli per annunciare loro la nascita di un figlio; i Padri e tutta la tradizione della chiesa hanno sempre visto in questo episodio una prefigurazione della Trinità.

“Poi il Signore apparve a lui (Abramo) alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva all’ingresso della tenda nell’ora più calda del giorno. Egli alzò gli occhi e vide tre uomini stavano in piedi presso di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall’interno della tenda e si prostrò fino a terra, dicendo: Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo.” (Gen 18, 1-3)

in un mosaico del VI secolo conservato nella chiesa di San Vitale a Ravenna viene raffigurato questo stesso soggetto, pur se non in forma così accentuatamente simbolica e idealizzata, come troveremo nell’opera di Rublev.

Nella tradizione orientale, anche se già a partire dal XI secolo si comincia a rappresentare la figura del Padre in sembianze umane, è solo con la trinità di Rublev che l’uguaglianza pittorica delle due figure raggiunge livelli così elevati, ma soprattutto è solo con Rublev che la terza figura- quella dello Spirito Santo- abbandona il simbolismo della colomba per assumere esplicitamente una sembianza del tutto simile a quella delle altre due figure. Il Concilio dei Cento Capitoli (1551) dichiarerà tale icona modello universale della rappresentazione della Trinità.

Tomas Spidlik nel volume “Noi e la Trinità” ci offre alcune significative riflessioni sulla scelta di Argüello di raffigurare la Sacra Famiglia in questo modo.

“Una cappella bavarese è dedicata alla Sacra Famiglia. Sopra la porta sono dipinti Gesù, Maria, Giuseppe e vi è un’iscrizione; “la Trinità sulla terra” (…). Il matrimonio cristiano si considera come piccola Chiesa. Si deve quindi scoprire anche in esso il riflesso della vita trinitaria. Il primo accenno a quest’aspetto si può leggere già nella Genesi a proposito della creazione dell’uomo a immagine e somiglianza di Dio. “facciamo l’uomo a nostra somiglianza, affinché domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo…” (Gen 1,26). In altre parole, l’uomo riceve la padronanza sul mondo perché è immagine del Creatore. Ma nei versetti seguenti si riprende il pensiero con queste parole: “Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò, maschio e femmina li creò. Dio li benedisse e disse loro: Siate fecondi e moltiplicatevi, riempite la terra” (Gen 1, 27-28). Allora l’uomo appare come immagine di Dio nella sua convivenza in famiglia, che è il nucleo della società.

Un aspetto questo per altro già precedentemente indicato dallo stesso pontefice Giovanni Paolo II nell’omelia pronunciata in occasione della festa della Sacra Famiglia a Porto San Giorgio il 30 dicembre 1988.

“In questo periodo viviamo nella fede il grande mistero divino, il mistero della SS. Trinità in missione (…). Il Santo Natale ci ricorda ogni anno questa missione del Figlio, inviato dal Padre per portarci lo spirito in cui è stato concepito dalla Vergine (…) Diventa cioè visibile il mistero nascosto, il “Mysterium absconditum a saeculis”, il mistero nascosto da sempre viene rivelato, diventa visibile.

Attraverso questa povera realtà della nascita del Signore, del Presepe, della Notte di Bethlemme, di Maria e Giuseppe, si rivela il grande mistero della Trinità in missione”.

 

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