Seminario “Redemptoris Mater” di Macerata

Bene fratelli, posto l’ultimo approfondimento sui seminari “Redemptoris Mater”( in attesa di ulteriori ricerche e sviluppi in merito), che riguarda un seminario a me molto caro e vicino: il Redemptoris Mater di Macerata, prototipo di tutti i seminari del mondo (non a caso, il primo ad essere aperto e modello per tutti gli altri).

La mia attenzione sarà posta sulla nuova chiesa del seminario.

La nuova chiesa del Seminario

Di seguito il resoconto della celebrazione presieduta da monsignor Claudio Giuliodori per la dedicazione
della nuova chiesa del Seminario diocesano missionario «Redemptoris Mater» di Macerata.

La chiesa verrà intitolata alla Beata Vergine Maria, Stella della nuova evangelizzazione. A presiedere la celebrazione, a cui sono stati invitati tutti i vescovi delle Marche, sarà il Vescovo di Macerata, Sua Eccellenza monsignor Claudio Giuliodori. Saranno anche presenti Kiko Argiiello, Carmen Hernàndez, iniziatori del Cammino neocatecumenale, insieme a padre Mario Pezzi. Parteciperanno anche le autorità civili e militari, tutti i sacerdoti e i fedeli della Diocesi. Questa cappella, come ha detto monsignor Giuliodori, sarà il «cuore dell’attività formativa del Seminario»: quotidianamente, infatti, vi si ritroveranno i seminaristi, i loro formatori, le coppie e le vedove in missione che vivono al servizio del Seminario.

Abbiamo incontrato il rettore don Mario Malloni, che ci ha accolto in Seminario, dove stanno fervendo i preparativi e si respira l’attesa dei tanti che stanno curando l’evento. Don Mario ci ha spiegato che «il Seminario già esistente mancava di questo luogo di culto e siamo pieni di gioia e fervore perché ora lo vediamo realizzato. Siamo grati al Signore , ai benefattori, che in silenzio ci hanno sostenuto. Infatti questo Seminario è stato costruito grazie all'”obolo della vedova”: gli aiuti sono venuti dai poveri. Ora, alla conclusione defini­tiva di tutta l’opera, manca la realizzazione dell’Aula magna e della hall». Prossimamente è previsto un «Open day», cioè un paio di giornate in cui il Seminario aprirà le porte a tutta la cittadinanza, evento importante che già due anni fa è stato accolto favorevolmente da numerose persone della Diocesi.

La chiesa è impreziosita da una corona misterica realizzata la scorsa primavera da un gruppo di circa 30 pittori guidato da Kiko Argiiello, artista che ha anche curato il progetto della chiesa.
In occasione del mandato a questi artisti, il Vescovo ha parlato di «evento storico». Riporto di seguito l’intervista a Kiko
riguardo il senso della “nuova estetica” su cui impronta le sue opere.
Ecco in esclusiva le foto della chiesa, dei lavori e di alcuni dipinti.

Dostoevskij ha scritto: «la bellezza salverà il mondo». Questo è anche il senso della pittura di Kiko, perché la bellezza è amore. L’intervista a Kiko è avvenuta nel Seminario mentre stava dipingendo gli ultimi volti delle icone e – tra la fragranza dei colori ad olio, il caldo oro delle pitture e la sinfo­nia n. 5 di Beethoven risuonante tra le pareti del­la chiesa ancora in costruzione – ha cordialmente risposto a  tutte domande.

Per realizzare la corona misterica ha scelto di fare riferimento al canone orientale. Come pensa che questi dipinti (che seguono un canone antico) possano parlare e suscitare la fede nell’uomo di oggi, bombardato da immagini mediatiche e digitali?

Per noi è molto importante che l’arte che facciamo sia ancorata alla tradizione della Chiesa; la Chiesa antica, d’oriente, ha un canone basato sulla teologia. Il pittore non dipinge quello che gli piace, ma è la Chiesa intera, sono i teologi e la tradizione che dicono come si deve riprodurre l’Annunciazione, il Natale ecc. La pittura d’oriente è fondamentalmente teologico -sacramentale. Fino al 1400 Oriente e Occidente avevano all’incirca lo stesso canone, solo nel Rinascimento la Chiesa d’occidente si è scostata da esso e la pittura religiosa è diventata, soprattutto nel Barocco, più devozionistica e sen­timentale, perdendo il suo contenuto teologico. Penso che la Chiesa d’occidente debba tornare al canone come nei primi secoli e all’unità con la Chiesa d’oriente. E chiaro che anche la Chiesa d’occidente ha preso delle strade di ricerca artistica, quindi penso che tutta la ricchezza che oggi ha l’arte occidentale possa essere portata al canone antico. Per questo la mia pittura è una sintesi dove c’è molto di Braque, di Picasso, di Matisse, quindi di tutta la riscoperta della Chiesa d’occidente. Ecco, ritengo che se veramente riusciamo a fare una cosa bella, la bellezza aiuta sempre, soprattutto a svegliare l’anima “morta” e addormentata di moltissime persone.

Pensa che per un pittore dipingere secondo un canone sia un morire a se stesso, nel senso di rinunciare alla propria creatività?

No, per niente, anzi. Credo che solamente l’obbedienza riesce a portare l’arte ai supremi valori. Per esempio penso che il capolavoro di Rublev della Santa Trinità è giunto a quella vet­ta proprio perché l’artista ha seguito in obbedienza il canone.

Sta dipingendo con questo gruppo di artisti; qual è lo spirito del vostro lavorare insieme? Siamo tutti in un processo di formazione cristiana, apparteniamo tutti al Cammino neocatecumenale; per noi dipingere è evangelizzare, è un servizio completamente gratuito che stiamo facendo al popolo, dipingiamo per la gente povera; viviamo in uno spirito di digiuno, di preghiera e di comunione, in servizio alla comunità cristiana. Dipingere è evangelizzare, ogni icona è una catechesi, è importantissimo recuperare delle immagini

che esprimano la più profonda fede.

Cosa significa per lei dipingere qui a Macerata, in questo Seminario, e cosa si sente di dire alla nostra Diocesi?

Noi pensiamo che c’è un disegno divino per questa Diocesi, già cominciato con Padre Matteo Ricci. Oggi la Cina sta diventando, di fronte a tut­ta la globalizzazione, insieme all’India, una nazione che ha un destino; allora questo Semina­rio, dato che è per la Cina, ha come un disegno divino di evangelizzazione per il mondo futuro.

I prossimi impegni artistici?

In agosto andiamo al seminario «Redemptoris Mater» di Varsavia, che è molto simile a questo; dopo ci stanno aspettando al Seminario di Denver e a Dallas. Facciamo anche delle chiese. Adesso stiamo facendo una chiesa a Roma, ce lo ha chiesto la CEI: lì invece di una corona misteri­ca come questa, faremo una pala d’altare alta 12 metri, come a Piacenza, dove entrando in chiesa si trova una parete verticale, con tutta la corona misterica che avvolge l’assemblea cristiana e fa presente il cielo e i grandi misteri della nostra salvezza.

Nel prossimo articolo le esperienze dei vari pittori itineranti che hanno accompagnato Kiko nella realizzazione di questa meraviglia estetica.

La Pace!

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