Fuggi fuggi nel dopo-Cresima? No, i tre quarti restano: dal Cammino un aiuto alla Parrocchia

La prima cosa che balza agli occhi è nei numeri: i tre quarti dei ragazzi del dopo-Cresima continuano, a distanza di anni, a frequentare la Chiesa e a cercare di maturare la propria fede cristiana. Certo, i numeri spesso sono indicatori parziali. Però è anche vero che, di fronte al fuggi-fuggi che di frequente si vede all’indomani della Confermazione, la situazione della parrocchia dei Santi Apostoli è in forte controtendenza.
Il merito sembra essere della formula adottata; più precisamente, però, è della testimonianza di fede che, aldilà delle modalità, ha un appeal fuori dal comune.
Le cose stanno così: dal 2007 alle ragazze e ai ragazzi che hanno ricevuto il sacramento della Cresima viene proposto di partecipare a dei gruppetti di formazione cristiana. I gruppetti, di sei-otto unità, si trovano ogni settimana in casa di una coppia di coniugi, i catechisti, chiamati “padrini”, e percorrono una traccia di formazione ben precisa.

Di che cosa si parla. Si passano in rassegna, per esempio, i dieci comandamenti, o le virtù teologali e cardinali, o i vizi capitali, secondo questo schema: la prima settimana (gli incontri sono in genere il venerdì nel tardo pomeriggio) i ragazzi vengono invitati a dire quel che pensano, o quel che secondo loro pensa il mondo, di quel certo tema. La seconda settimana ai giovani è proposta una scrutatio, cioè uno “scrutare” nelle Scritture quello che la Parola di Dio suggerisce a quel proposito.
Il terzo venerdì tutti i gruppi della parrocchia si incontrano insieme in chiesa per vivere una breve liturgia, in cui il parroco spiega il magistero della Chiesa circa quel tema.

L’alleanza e la cena. Il quarto e ultimo incontro si incentra sulla proposta di un’alleanza: al ragazzo viene chiesto se è disposto a chiedere al Signore di vivere, in rapporto al tema, come la Bibbia suggerisce. E l’incontro si conclude con una cena – sempre a casa dei padrini – che, anche in forza della sua gradevole abbondanza, rende solenne l’alleanza.
Il percorso ha infine un suo esito nel campo scuola che, tutti insieme, si realizza ogni estate. Ai Ss. Apostoli l’estate scorsa, è accaduto a Piancavallo.
Nella parrocchia di Cannaregio (alla quale si aggiunge, a Venezia, la simile esperienza di S. Maria Formosa) si è ormai al compimento del ciclo quinquennale che, in pratica, prevede l’accompagnamento dei ragazzi durante il periodo delle scuole superiori.
E, partendo dai primi per arrivare a quelli appena formati, sono otto i gruppi, per un totale di circa 55 giovani partecipanti.

La non dispersione. Quel che risalta è la continuità dell’impegno: dei primi 16 – quelli che hanno esordito cinque anni fa – solo tre hanno smesso di frequentare i gruppi e hanno fatto altre scelte. Gli altri continuano, apprezzano e si riconoscono ancora serenamente nella fede cristiana e nella Chiesa.
Da notare che l’esperienza nasce dal Cammino neocatecumenale e che i padrini, ai Ss. Apostoli, vengono dal Cammino, ma che i ragazzi sono di tutte le estrazioni e, in generale, che la parrocchia ha assunto per sé questa “formula”, aldilà della sua matrice in un certo movimento.
«Il valore di questa esperienza – commenta uno dei padrini, Domenico Tenderini, che con la moglie segue un gruppo giunto al quinto anno – sta nel fatto che i ragazzi mantengono un contatto con la Chiesa e non si disperdono. E sta nel loro aprirsi in maniera sincera sui temi che a loro più importano, dall’amore alla sessualità, dalla scuola all’amicizia…, per confrontarsi seriamente su ciò che il messaggio cristiano dice».

E per i due coniugi… Ma quanto può pesare, ad un coppia di coniugi, un impegno del genere, per nulla lieve, visto che porta via ore ed energie? «E’ assolutamente più grande la gioia di questa esperienza – risponde Tenderini – che non la fatica. E a me e a mia moglie dà molto anche in termini di comunione di coppia. Noi abbiamo già cinque figli nostri, ma questi ragazzi sono diventati quasi nostri figli e portiamo grande gratitudine al Signore per averceli fatti incontrare».

Giorgio Malavasi

fonte: http://www.gvonline.it/public/articolo.php?id=6751

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