Approfondimento: il seminario Redemptori Mater di Lezha, in Albania

Parliamo, brevemente, di uno dei seminari nati da poco, il seminario Redemptori Mater di Lezha, in Albania. Possa il Signore, lui che è il solo maestro, guidarci nella presentazione di questo dono di Dio al cammino.

Il seminario Redemptoris Mater della diocesi di Lezhë, dopo un anno di vita ad experimentum, fu canonicamente eretto il 7 dicembre 2006 dal vescovo Ottavio Vitale.
Si tratta di un seminario diocesano e missionario, composto da seminaristi di varie nazionalità.

Il 10 settembre 2005, in una convivenza di seminaristi a Porto san Giorgio, con gli Iniziatori del Cammino, Kiko, Carmen e p. Mario, su insistita richiesta del vescovo ordinario e dell‟Equipe responsabile in Puglia, Basilicata e Albania, Silverio e Giovanna Cartolano, si è costituito il nucleo iniziale del seminario. Esso era costituito dal Rettore, don C. Lorenzo Rossetti, sacerdote Fidei donum della diocesi di Roma, ma che ha conosciuto il Cammino in Belgio, e quattro giovani provenienti da Spagna, Croazia, Polonia e Italia.

Dopo alcune defezioni iniziali e sostituzioni, si aggiunse un seminarista che aveva finito gli studi a Lugano, Francisco Marco (detto Quico), originario di Valencia, che fece da „garante‟ o punto di riferimento di questo „embrione‟ di seminario. Questi è stato poi ordinato diacono e presbitero rispettivamente il 25 luglio 2007 e il 25 gennaio 2008 ed è ora amministratore parrocchiale della Cattedrale di Lezha.
Col tempo altri seminaristi si sono aggiunti e taluni, dopo un tempo di discernimento, sono tornati a casa. Del gruppo iniziale rimasero il croato (di ascendenza kosovaro-albanese) Frano Civliak, e Abraham Sanchez, di Cartagena (Spagna). Dopo il biennio filosofico, entrambi hanno fatto due anni di esperienza di missione itinerante, rispettivamente nella Antille inglesi e in Uruguay.


Oltre a questi due pionieri, nell’anno 2009/2010 il Redemptoris Mater di Lezha conta 11 seminaristi di 7 nazioni: tre italiani: Andrea (PE), Matteo (PD) e Dario (TA), due polacchi, Dawid e Mateusz, un domenicano, Guillermo; Julio, colombiano; Josue Francisco, messicano; Diego (Argentina), che dal luglio 2009 lavora e studia presso la Domus Galileae in Terra santa, mentre Dawid è itinerante in Ceca e Slovacchia.
La vita del seminario è articolata secondo la Regula vitae del Collegio Redemptoris Mater di Roma. Preghiera, studio, disciplina e formazione umana e spirituale seguono in tutto le indicazioni ivi contenute. Ogni seminarista oltre alla vita di studio e preghiera continua il suo itinerario di conversione e di formazione cristiana con una comunità neocatecumenale, sia a Lezha sia a Scutari.
Dal febbraio 2005, l’alloggio provvisorio è costituito da un grande appartamento, in cui, oltre alle stanze dei seminaristi è stata allestita una cappella, in cui i seminaristi fanno anche la Scrutatio o Lectio divina, le lodi e la Santa Eucarestia, un refettorio e una sala biblioteca per lo studio. L’esiguità dello spazio ha reso necessario prendere in considerazione la costruzione di un vero e proprio seminario con la „nuova estetica‟ del Cammino.
I ragazzi ricevono la formazione di studio nella “Scuola superiore di filosofia e teologia” di Scutari, guidata da p. Mario Imperatori, s.j. e dove insegnano oltre ai pp. Gesuiti, vari professori francescani e diocesani.
Padri spirituali e confessori del seminario sono p. Flavio Cavallini, ofm, biblista e parroco a Lezha e da don Raffaele Gagliardi, missionario in Albania dal 1999 e parroco a Gur i Zi (Scutari).


Una data memorabile è il 1 giugno 2009, in cui ha avuto luogo, in presenza del Nunzio, la solenne celebrazione per la posa della prima pietra del nuovo edificio in costruzione in prossimità di Lezha, nel vicino comune di Kolsh, località Patalej. Quella prima pietra, offerta dal santuario di s. Michele Arcangelo del Gargano, è stata poi benedetta p da Sua Santità il papa Be-nedetto XVI, durante l‟Udienza generale del 9 dicembre 2009. Tre giorni prima, nella festa di s. Nicola, patrono della Cattedrale di Lezha, i primi quatto seminaristi, Frano, Abraham, Guillermo e Andrea, hanno ricevuto l‟Admissio agli Ordini sacri.
Dal settembre 2009 il rettore, che è anche professore di teologia e parroco in diocesi, è aiutato da un vicrettore, don Leonardo Krakan, di Spalato (Croazia), che ha il delicato compito di seguire tutto l‟andamento della costruzione.
In tutti questi anni il seminario è stato aiutato da molti fratelli sparsi nel mondo. Vanno ringraziati in particolare le parrocchie, comunità e famiglie di Puglia e Basilicata, ma anche di Roma, di Bruxelles e dei Paesi di provenienza dei seminaristi. Ogni giovedì, in seminario l’eucaristia è celebrata secondo le intenzioni dei benefattori.

Riportiamo ora una breve spiegazione del terrore del seminario, Don Lorenzo Rossetti, sul senso di questo seminario in Albania.

Perché è sorto un Redemptoris Mater in Albania?
L‟istituzione di un tale centro di formazione presbiterale è parsa necessaria in terra d’Albania per i seguenti motivi che ne costituiscono anche la caratterizzazione principale:

1° Missionarietà
L’Albania è un paese di missione, non solo in senso lato come molti paesi europei scristianizzati, ma in senso stretto: si pensi che in certe zone del paese i cattolici sono meno del 3%. Si è pensato che avere un seminario missionario avrebbe contribuito a questo imperioso compito insito nel battesimo e nel ministero episcopale. Da un seminario Redemptoris Mater, a Dio piacendo, dovrebbero uscire dei presbiteri formati alla disponibilità incondizionata. Preti disposti ad andare dovun-que: dalle montagne alle città del sud Albania, ai paesi ancora più bisognosi di evangelizzatori come l’Africa o l’Asia. Nel fondare questo seminario si è pensato che sarebbe stato bellissimo se, pur essendo un paese piccolo e bisognoso, l’Albania avesse potuto esprimere un suo contributo alla missione universale della Chiesa.

2° Internazionalità
Essendo costituzionalmente internazionale, un Redemptoris Mater potrebbe contribuire ad aprire ancora di più la Chiesa albanese alla Chiesa universale, e questo nel particolare tempo odierno che è quello della “globalizzazione”. Siffatto fenomeno sociale ineluttabile, insieme a vari aspetti negativi, è anche una sfida alla Chiesa perché possa manifestare il suo volto davvero “cattolico”, ossia universale. L’intenzione era di avere dei presbiteri stranieri che operano in Albania, ma non come dei sacerdoti Fidei donum provenienti per un certo tempo da altre diocesi, ma effettiv-mente “albanesi” per la loro stessa incardinazione. Questo potrebbe concorrere anche a scongiurare i rischi che talora possono affiorare di un certo eccessivo campanilismo.

3° Iniziazione cristiana
I presbiteri formati nei Redemptoris Mater hanno tutti una formazione che li rende particolarmente sensibili all’iniziazione cristiana, suggellata dai tre sacramenti, battesimo-cresima-eucaristia. Si sa che il Cammino neocatecumenale non è un’associazione o un movimento, ma una iniziazione cristiana. In un paese come l’Albania vi è la più pressante urgenza di sacerdoti che abbiano tale primaria preoccupazione, abituati a vedere l’evangelizzazione la formazione cristiana non come un dato teorico, un progetto pastorale preconcepito a tavolino, bensì come una realtà esistenziale che li coinvolge in prima persona.

4° Attuazione del concilio Vaticano II.
La presenza di un Redemptoris Mater significa anche favorire concretamente l’evangelizzazione mediante questo strumento offerto ai vescovi che è il Cammino neocatecumenale. Esso è un carisma, riconosciuto dalla Santa Sede (2003/2009), sorto proprio in concomitanza con il Concilio e del quale – secondo i suoi Iniziatori Kiko Arguello e Carmen Hernandez– vuole portare avanti la riforma auspicata.
Riforma in senso catechetico, pastorale, liturgico. Allorché assistiamo in alcune zone del mondo a talune derive sia in senso conservatore (il concilio tradito in chiave clericale e tradizionalista) sia in senso progressista (il concilio tradito in chiave democratica e laicista) avere dei presbiteri formati in un Redemptoris Mater significa dotare la Chiesa locale di pastori con uno spiccato amore per la lettera e lo spirito del Concilio e desiderosi di farsene promotori fedeli. In un paese come l’Albania, che a causa del dominio turco (dal 15° al 20° sec.) e poi della dittatura comunista (1945-1990) a mala pena è riuscito ad assimilare il concilio di Trento, questo nuovo tipo di presbiteri potrà rappresentare un aiuto provvidenziale.

Buona evangelizzazione a tutti!

La Pace con voi!

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