Presentazione dei dipinti della cattedrale di Madrid

Ricominciamo a parlare di estetica. Questa volta soffermandoci su un’altra meraviglia che è possibile visitare e guardare a Madrid, nella cattedrale dell’Almudena. La nuova estetica di questa chiesa viene presentata attraverso il contributo di uno studioso e storico dell’arte, Gabriele Finaldi,  la catechesi del pittore e architetto che l’ha realizzata, Kiko Arguello, e il commento del vaticanista Vittorio Messori.

I dipinti murali che ha realizzato Kiko Argüello nella Cattedrale madrilena dell’Almudena si inseriscono nella più antica tradizione pittorica cristiana: simboli e rappresentazioni, immagini di carattere narrativo e, allo stesso tempo, scene liturgiche. L’arte nelle catacombe confermava la fede dei credenti, i mosaici delle basiliche paleocristiane lodavano la maestà di Cristo, e i cicli pittorici delle chiese medievali trasmettevano le storie evangeliche e il loro contenuto salvifico ai fedeli. “ La bellezza e il colore delle immagini stimolano la mia preghiera per dar gloria a Dio“, diceva San Giovanni Damasceno, il grande apologista dell’arte cristiana.

Nell’abside dell’Almudena gli “affreschi”- in realtà sono pitture a olio sopra il così chiamato “stucco romano” – illustrano e annunciano i grandi avvenimenti della fede: alla sinistra, il Battesimo di Gesù Cristo nel Giordano, la Trasfigurazione e la Crocefissione, e alla destra, la Resurrezione, l’Ascensione e la Pentecoste. Al centro, direttamente sopra l’altare maggiore e perfettamente visibile dal fondo della navata, sta il Pantocrator, il Cristo Onnipotente, che risplendente di bianco sembra lasciare i confini fisici dello spazio della parete, sulla quale è dipinto, annunciando la seconda venuta e il giudizio escatologico. “ Amate i vostri nemici. Vengo presto”, recitano le parole nel libro aperto che porta nella mano sinistra. E’ lo stesso Cristo dei mosaici di Ravenna e Monreal, delle absidi romaniche delle chiese catalane e degli iconostasi russi e greci.

Nel secolo XX l’arte religiosa ha vissuto una profonda crisi. Nessuno dei grandi artisti della modernità si è dedicato alla decorazione delle chiese, salvo qualche rarissima e molto puntuale eccezione come Matisse e Chagall. Le avanguardie abbandonarono i temi tradizionali della pittura religiosa preferendo, in qualche caso, un misticismo di carattere astratto come quello praticato da Mondrian, Kandinsky e Rothko. I pittori figurativi hanno utilizzato l’iconografia cristiana con fini allusivi o ironici come, per esempio, fecero Otto Dix e Bacon. Alle soglie del nuovo secolo e nel contesto della scena artistica come quella attuale, che offre diversi stili e linguaggi, che tipo di decorazione e che linguaggio pittorico  per una cattedrale così importante come quella di Madrid? Argüello si rifà all’iconografia e alle forme che rimasero in auge per mille anni di storia dell’arte europea- praticamente fino al Rinascimento- prendendo nella tradizione pittorica le fonti di un rinnovo estetico cristiano capace di esprimere la bellezza e l’antichità della fede, e i desideri ecumenici- molto attuali- di unione con le chiese d’oriente. Non è in assoluto un’arte estranea a queste terre. Nella tradizione bizantina si formò Domenikos Theotokopuolos, detto El Greco, e tanto le sue figure sacre, allungate e di intensi colori, come il contenuto spirituale delle sue opere spagnole, sono debitrici alla stessa tradizione millenaria. In questi dipinti murali i brillanti fondi di pan d’oro, come nei retabli di Duccio di Buoninsegna e le icone di Andrej Rublyev, attestano che le scene vanno al di là della immediatezza del fatto storico per trasmettere gli avvenimenti della trascendenza divina.

Una pittura neobizantina in un contesto architettonico neogotico? La chiesa non è nata ieri. Ha duemila anni di tradizione artistica e una delle sue grandi virtù istituzionali risiede nel rinnovamento all’interno della tradizione, sintetizzare e giustapporre senza rotture, come il proprietario di una casa “ che trae dal suo tesoro cose nuove e cose vecchie”. I dipinti dell’Almudena, come i murales che ha eseguito Kiko nelle Chiese di Roma, Firenze, Piacenza e Madrid, respirano un’ aria fuori dal tempo, pur essendo tuttavia del nostro tempo. L’inquietudine per un astrattismo formale e per il valore intrinseco dei colori, la mescolanza di diversi tipi di finitura, le ansie per un’eleganza geometrica, sono il retaggio di una certa pittura del XX secolo. Trascende, nei dipinti di Kiko, un desiderio di creare un ponte tra l’antico e il moderno, tra la tradizione e la modernità.

 

 

 

Sopra le scene dipinte Argüello ha disegnato sette vetrate di carattere puramente astratto. Nella vetrata del centro è scritto il nome di “Maria”, patrona della cattedrale, e nelle altre “Parola” in sei idiomi indistinti. La combinazione di lettere e decorazione astratta riflette l’inquietudine artistica moderna, dal Cubismo fino a Jasper Johns, però è anche parte della cultura ispano- islamica. Un’ottava vetrata nella cappella direttamente dietro l’altare maggiore, realizzata con una nuova tecnica di incisione con acido sul vetro, rappresenta Cristo risorto che abbandona il sepolcro. E’ concepita come parte integrante delle decorazioni, in modo che dalla navata, si stabilisce un asse visivo verticale che va dall’altare di Cristo nell’Eucaristia, al Cristo sulla croce di legno policroma (già esistente), per il Cristo risorto della finestra fino a al Pantocratore del Giudizio Finale nel dipinto dell’abside.

Nella nuova decorazione della Cattedrale dell’Almudena si offrono alcuni ricchi contenuti teologici e artistici: per i credenti, la possibilità di riflettere e approfondire i misteri della fede; per i titubanti, l’occasione per domandarsi nuovamente su questi misteri, e per i molti altri che visitano la cattedrale, l’opportunità di vedere la “ bellezza del divino”.

Gabriele Finaldi

Gabriele Finaldi (Londra, 1965) è uno storico dell’arte che ha studiato presso il Courtauld Institute of Art di Londra. Ha lavorato dieci anni come curatore di pittura italiana e spagnola presso la National Gallery, ha pubblicato libri sull’arte barocca, ed ha curato diverse mostre, tra cui “Spanish Still Life da Velázquez a Goya” (1995) e, nel 2000, “ Seeing Salvation: The image of Christ”. Nel 2002 ha organizzato l’esposizione “Ribera: La Piedad’ nel Museo Thyssen-Bornemisza, Madrid, e nello stesso anno fu nominato Direttore Aggiunto di Conservazione e Ricerca del Museo Nazionale del Prado.

CATECHESI DI KIKO ARGUELLO

“Nel presbiterio della Cattedrale di Nostra signora dell’Almudena di Madrid sono rappresentati sette dei misteri più importanti della nostra salvezza: il Battesimo di Gesù, la Trasfigurazione, la Morte, la Resurrezione, l’Ascensione al cielo e la venuta dello Spirito Santo nella Pentecoste. Al centro della composizione, presiedendo tutta la cattedrale, l’immagine di Gesù Pantocratore, nella sua Seconda Venuta, quando verrà a giudicare i vivi e i morti.

I dipinti murali nel loro complesso formano così una “ corona misterica” dato che rappresentano quei misteri che dall’alto di ciascuna parte del presbiterio poligonale annunciano ciò che si celebra e si realizza sull’altare: “ Annunciamo la tua morte, proclamiamo la tua resurrezione, nell’attesa della tua venuta, Vieni signore Gesù”, diciamo in ogni Eucarestia dopo la consacrazione.

Sopra i dipinti, come gioielli che abbelliscono e adornano la “ corona” sono disposte sette vetrate dedicate alla Parola o Verbo di Dio, con il suo nome in differenti lingue: latino, greco, ebraico, siriaco, cirillico e spagnolo. Al centro di tutte quelle, il nome che riassume la Chiesa, il nome di MARIA.”

“Sotto il dipinto del Pantocrator, situate nella cappella assiale dell’abside, illumina tutta la navata centrale un’altra vetrata. In questa è rappresentato Cristo risorto dalla morte con la bandiera della vittoria nella mano sinistra e con la mano destra alzata, mostrando le sue piaghe gloriose. Ai piedi di Cristo appare la tomba vuota con le fasce e il sudario e nella parte più bassa, sulla sinistra, la sagoma di un soldato con il suo scudo e la sua spada caduta a terra come simbolo del trionfo della Vita sopra la guerra e la morte. Questo stesso Cristo resuscitato come nuovo Adamo chiamò la Maddalena, nel giardino del sepolcro, con il nome di Maria; è il nome della madre di Gesù. A Lei è dedicata la Cattedrale di Madrid e il suo nome  dall’alto del presbiterio proteggerà tutti e quanti entrino nella chiesa. Così, le vetrate, piene di colori vivi radianti e armonici, nelle strutture astratte che ricordano il pittore Mondrian, avvolgono, decorano e circondano i differenti nomi descritti.”

“In quanto alla tecnica impiegata, i dipinti sono realizzati sopra un muro preparato con stucco romano, utilizzando vari pigmenti minerali agglutinati con aceto di lino e diluiti con essenza di trementina. Gli ossidi così diluiti penetrano nello stucco facendosi corpo con esso. Nella misura in cui il calcare e il marmo vanno riempiendo il colore, e questo va penetrando nello stucco, la pittura murale adotta una texture opaca e vellutata di grande durevolezza e effetto cromatico. Gli sfondi sono fatti con pan di oro. Da parte loro, le vetrate realizzate sull’isola di Murano (Venezia), sono fatte senza piombo, con una nuova tecnica in cui i cristalli soffiati si vanno incorporando con l’alluminio nero. La figura del Cristo risorto è stata incisa sopra il vetro placcato a fuoco con acido fluoridrico.

Modernità e tradizione; una nuova estetica e una rappresentazione non sentimentale, ma una rappresentazione teologica della nostra fede. La composizione e i contenuti strutturali della iconografia rappresentata seguono la più antica tradizione, sia della Chiesa d’Oriente sia dell’Occidente;  quella antecedente al XV secolo, in un’epoca in cui le Chiese non erano ancora separate né per fede, né per teologia, né per la estetica.”

Solo la bellezza, che è Cristo, salva il mondo. Questa bellezza si fa presente nella Chiesa che è suo corpo, soprattutto attraverso la comunità cristiana. “Guardate come si amano!”, gridava il mondo pagano al vedere le comunità cristiane primitive, in cui la bellezza dell’amore crocifisso è stata quella luce che convertì l’impero romano. Oggi dobbiamo restituire alla Chiesa questa bellezza, e per questo è necessario andare ad evangelizzare nelle parrocchie attraverso un cammino di iniziazione cristiana.

Nel libro aperto che sorregge il Pantocrator è scritto: AMATE I VOSTRI NEMICI, VENGO PRESTO!. La rappresentazione della fede cristiana nell’arte deve sempre essere un riflesso dell’anima, un annunzio celeste. In questi dipinti, il fondo d’oro e la prospettiva inversa che colloca il punto di fuga non all’interno del dipinto, come nel Rinascimento, ma fuori da esso, verso lo spettatore, come è proprio della iconografia orientale, fanno di queste immagini un annuncio kerigmàtico, una buona notizia che si attualizza nel momento in cui si contemplano, in modo analogo all’azione sacramentale, che fa presente l’atto salvifico di Cristo, salvezza nell’oggi e nell’ora.

In questi dipinti abbiamo seguito il canone ortodosso dei grandi misteri cristiani, sia nella composizione sia nei colori. Speranzosi di cercare modi di amare Dio e l’uomo, senza timori, sicuri che Lui sta con noi “ fino alla fine del mondo”, camminiamo!

Kiko Argüello


Vittorio Messori: Grazie Kiko !

Non sono né uno storico dell’arte, né, certamente, un esperto di icone. Però posso parlare di quello che ho sperimentato quando, anonimo (e mi perdonerà il sacerdote don Antonio Tagliaferri), confuso in mezzo a molti altri, ho visitato la chiesa di Santissima Trinità, attratto dal grande ciclo pittorico.

Erano anni nei quali ero pervaso da una sottile tristezza, come una velata nostalgia. Perché –mi interrogavo, quando, per grazia, mi riconoscevo quasi d’improvviso credente e cristiano-cattolico in particolare – perché l’architettura, la scultura, la pittura applicata al sacro, riesce ad esprimere oggi solo cose mediocri in gran parte, quando non miserabili? Dove sta oggi quella ispirazione che durante i secoli ha portato a creare testimoni capaci di coinvolgere la mente e il cuore in una profonda emozione che insieme alla Bellezza porta, silenziosamente, a contemplare la Verità?

Sempre mi rispondevo che, alla base di tutto, doveva esserci una crisi di fede; quello sguardo razionalista che analizza la realtà, sezionandola fino ai suoi particolari più profondi, nella quale scompare però il Mistero che la penetra e circonda. Così che, per dirlo con Miguel Angel che certamente lo capì molto bene: “Non basta essere un maestro pieno di scienza e intuizione per creare l’immagine venerabile di Nostro Signore; credo che sia necessario che l’artista conduca una vita cristiana e anche santa, perché il soffio dello spirito lo raggiunga”.

Non mi stupisce dunque che Kiko Arguello, pittore di fama già prima della sua conversione e poi sempre ricercatore appassionato di Dio, sia andato a cercare l’ispirazione lì dove la fedeltà alla Tradizione ha mantenuto altissimo il concetto e la Pratica dell’arte sacra. Nel nostro Occidente, nella Chiesa latina, le icone sono scomparse come presenza viva nel culto, fin dal secolo XIV. Il mondo ortodosso, al contrario, preserva pure nel presente quello sforzo (che è allo stesso tempo artistico, ascetico, teologico e spirituale) di produrre questa pittura “apofatica”, cioè che esprime nel simbolo, l’inesprimibile, conferendogli così un carattere sacramentale che lo fa partecipe della comunione con Dio. Per questo le icone possono essere considerate “come centri materiali nei quali riposa un’energia e una virtù divina che si uniscono nell’arte umana” ((V. Losskey) dando così vita ad un’arte sacra nel pieno senso del termine.

Però Kiko Arguello non è solo un pittore: è un uomo al quale lo Spirito Santo ha concesso il dono di ricondurre nel senso della Trinità una moltitudine di fratelli smarriti e frastornati, attraverso quel Cammino che li converte in umili catecumeni, capaci di stupirsi nuovamente ascoltando la Buona Notizia, desiderosi di aderire a Cristo nell’acqua battesimale e di ricevere la pienezza dello Spirito nella Pentecoste. Così, capace di comprendere bene il valore della Tradizione Orientale, della quale ha rispettato e assunto tutti i suoi schemi, Kiko ha saputo attualizzarla valentemente, esprimerla e realizzarla in uno stile che, secondo la mia opinione, è la sintesi della sua ricerca pittorica e della sua ricerca spirituale.

Vittorio Messori

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