Omelia del cardinale Joachim Meisner in occasione dell’Incontro di Dusseldorf con i giovani

Ringraziamo i molti lettori che ci hanno segnalato la pubblicazione dell’omelia, che di seguito riportiamo.

Cari giovani,

  1. Introduzione

Cristo, l’uomo-Dio non è caduto da adulto dal cielo, ma, come tutti noi, è nato bambino ed ha adempiuto da giovane uomo la volontà del Padre Celeste. Con questo Egli ha dato all’età giovanile, un grande e, allo stesso tempo, divino significato.

Essa, l’età giovanile, non è un tempo di prova per l’età adulta. Vita, amore e sofferenza non esistono affatto come prova; si tratta sempre e subito di un caso serio. Gli anni della giovinezza non sono qualcosa come un tempo libero da responsabilità, come il tempo della scuola guida. Qui io faccio subito parte del traffico con piena responsabilità. Dio vi prende sul serio, non gioca con voi. Egli vuole il mondo. Perciò non ci sia nessun vigliacco tra voi!

Nella storia della salvezza Dio ha trasformato gli uomini soprattutto e perlopiù attraverso persone molto giovani e persone molto anziane.

La giovanissima Maria ha accondisceso ad entrare nell’avventura dell’Incarnazione di Dio, che ha trasformato con potenza al bene il mondo. Ed il vecchissimo Abramo fu pronto ad offrire il proprio figlio, il figlio della promessa, ed ha aperto, con questa obbedienza nella fede, la strada alla venuta di Cristo.

Se il vecchio e malato, Beato Papa Giovanni Paolo II, e oggi l’ottantaquattrenne papa Benedetto XVI, muovono milioni di giovani in tutto il mondo, per celebrare con loro la Giornata Mondiale della Gioventù, allora questa figura diviene chiara: Dio trasforma positivamente il mondo attraverso persone giovani ed anziane, allora come oggi.

Per questo non c’è nel mondo alcuna analogia. Il Signore ha riservato per la vita dei giovani cristiani tre stili di vita, ugualmente importanti, che sfidano la loro audacia.

Vorrei descriverli con tre parole chiave: provocazione, impegno e perseveranza.

  1. Provocazione è la parola d’ordine di un giovane cristiano.

Dio ha compiuto la sua più grande impresa a favore degli uomini per mezzo di una giovane, Maria. Dio oggi ha bisogno per i suoi piani a favore del mondo di persone pronte al rischio e audaci. E questi sino i giovani. Sempre, quando una donna diviene madre, si ripete l’uomo. Quando, però, Maria divenne madre, l’uomo non solo si è ripetuto, ma si è superato. Suo figlio è Dio e Uomo allo stesso tempo. Là, dove uomini giovani cooperano con Dio, diventano grandi e, come Maria, vanno oltre se stessi, superandosi. Nel salto con l’asta l’atleta riesce a superare l’asticella solo quando punta su qualcosa di più alto che su se stesso.

L’uomo si supera, andando oltre se stesso, solo se si appoggia su ciò che è più alto piuttosto che su se stesso; cioè, su Dio.

Un giovane ascolta con grande piacere, come lode per il suo buon rendimento, il complimento: “Ti sei superato”. Chi crede in Dio si supera all’infinito. Dio è come un’avventura. Egli pretende dall’uomo veramente qualcosa che lo supera. Per esempio dice a Maria : “ Tu diventerai la Madre di Dio”. Questo le ha tolto un poco il respiro. Ma Dio non fa solo coraggio agli uomini, ma da loro il suo coraggio. “ La potenza dell’altissimo ti coprirà con la sua ombra” (Lc 1,35) Per Dio niente è impossibile. Ma chi crede ancora a questo? Questo è il privilegio dei giovani.

Adulti fatti sembrano aver poco a che fare con questo. I borghesi non servono per il Regno di Dio. Dio ha bisogno di giovani dai quali può pretendere veramente qualcosa come con Maria.

  1. Impegno è il secondo invito nello stile di vita di un giovane cristiano.

Vivere impegnandosi per Dio è veramente la definizione dello stile di vita di un giovane cristiano. Mi ricordo qui di un giovane del Vangelo che era presente alla moltiplicazione dei pani: cinquemila adulti affamati vanno con il Messia nel deserto. Vengono saziati con cinque piccoli pani e il sovrappiù fu così grande che se ne raccolsero dodici ceste.

Qui il Signore lavora insieme con un giovane uomo. Come sottolinea propriamente il Vangelo di Giovanni egli è l’unico tra cinquemila adulti che ha una piccola provvista di pane nella sua bisaccia e ha seguito Gesù nel deserto. Quando si fa notare al Signore che lì c’è un giovane che ha una piccola provvista di pane, subito si fanno avanti gl’intelligenti apostoli e dicono : “Cos’è questo per tutta questa gente?”(Gv 6,9). Con ciò vogliono dire : “niente”. Ma il Signore la pensa diversamente. La commovente figura marginale di questa scena diviene la figura principale. Gesù lo chiama a farsi avanti dal suo margine ed ora egli depone il poco che ha nella sua bisaccia nelle mani del maestro. Questo vuol dire : il giovane è disposto a soffrire la fame solidalmente con gli altri. Ora egli ha improvvisamente la bisaccia vuota come gli altri cinquemila. Ma il poco che egli ha lo mette nel posto più importante del mondo: nelle mani aperte del Signore che, dalla penuria crea l’abbondanza.

I tanti adulti si saziano della provvista del giovane, passando per le mani del Signore, che significa: vivere nell’impegno per Dio, mettere le proprie limitate possibilità nelle mani del Signore che con esse trasformerà il mondo in positivo.

Ma nel Vangelo non si dice : “ C’era una volta”. Qui si tratta del presente. Anche oggi ci sono giovani, ragazze e ragazzi, che mettono il poco che portano nel cuore, nelle mani del Signore affinché egli dalla loro penuria tragga la pienezza.

Dio fa conto su voi giovani! Dio ha bisogno di voi, affinché gli adulti non muoiano di fame. Non pensate che il vostro ruolo e la vostra vocazione nella Chiesa siano di poco conto.

  1. La perseveranza

Dio non mette i giovani nell’ovatta, se essi lo seguono. Ed Egli non garantisce loro nemmeno una bella camera riscaldata, ma li prova nella perseveranza. “ fammi stare dove imperversano le tempeste e non risparmiarmi!”, così dice in una preghiera un giovane in Germania. L’evangelista Marco riferisce di un giovane, si trattava dello stessoo Marco, perché nessun altro evangelista descrive questo episodio. Questo giovane sta con il Signore ed è andato con gli altri discepoli di Gesù sul monte degli ulivi. Là il Signore viene catturato. I discepoli si danno tutti alla fuga. Il giovane è l’unico a rimanere indietro. I persecutori però, vedono in lui un amico di Gesù e lo vogliono afferrare come lo stesso Gesù. Lo afferrano per la veste. Ma egli veloce come un fulmine scivola fuori dalla veste. I soldati hanno nelle mani la sua veste, Marco fugge da quel luogo nude e Gesù rimane solo. Quanto spesso si è ripetuta già questa scena nella storia della Chiesa! Quanto spesso Gesù è stato lasciato solo dai suoi amici.

Alcuni dicono: “Gesù ‘Si’, ma la Chiesa ‘No’”. Ma la Chiesa è il corpo di Cristo. E un Cristo senza corpo è invero un Cristo senza mani e piedi. “Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore e con tutta la tua anima”(Mt 22,37), e appunto il Cristo totale, non uno dimezzato. Non “metà”, ma intero è la parola dei giovani cristiani.

Un letterato tedesco del nostro tempo divenuto non credente descrive la via da lui percorsa verso la incredulità nel seguente modo: “ Nella misura in cui mi sono allontanato dalla Chiesa, ho perso di vista Cristo. E quando ho perso di vista Cristo, per me Dio è morto.” Poiché amiamo Cristo, amiamo anche la nostra Chiesa. Perseveranza vuol dire in Marco: “ Dopo che noi siamo scappati dal Signore nella sua Chiesa, torniamo di nuovo da lui”. Marco fu, sì, un vigliacco nel momento dell’arresto di Gesù, ma nel lavoro missionario divenne poi il grande biografo del suo Signore. Egli scrive un vangelo che chiamiamo con il suo nome, il vangelo secondo Marco. Facciamo si che anche in noi ci sia la perseveranza di Marco, convertendoci e partecipando alla missione del maestro, per testimoniare poi davanti al mondo nella nostra esistenza la sua grande vita.

Dio può pretendere dai giovani qualcosa. Essi sono pronti a vivere nell’impegno per Dio ed a essere perseveranti in esso. Questo rende la nostra vita grande, vasta e bella. Amen

 

+ Joachim Kardinal Meisner

Arcivescovo di Colonia

 

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