Famiglie in missione: un approccio radicale ad un problema radicale

Il Cammino Neocatecumenale è uno dei nuovi movimenti nella Chiesa che impiega, in molti modi, nuovi approcci per portare la Buona Novella di Gesù Cristo ad una società che spesso vive in questo presente con scarso riferimento a Dio.

Una coppia della Sardegna, Monica e Pino Spissu, ha detto che se Dio avesse dato loro un periodo di fidanzamento  più lungo, non si sarebbero sposati. Infatti sono persone molto diverse ed anche abbastanza avanti con l’età. “Dio lo sa, ci ha dato un bello e breve periodo per conoscerci reciprocamente e, poi, fuochi d’artificio”, hanno detto, ridendo. Ora, quasi 20 anni dopo, sono esattamente dall’altra parte del mondo rispetto al luogo del loro primo incontro. Vivono a Baldivis con la loro famiglia di sette figli: Giovanni, 16 anni, Stefano, 15 anni, Francesca, 13 anni, Tommaso, 10 anni, Michela, 7 anni, Maria, 4 anni e Pietro, 3 anni.

“La gente del mondo non è stupida, litiga e divorzia”, ha detto Pino a cuor leggero, ma in tutta serietà. A differenza della gente del mondo, loro vedono nel matrimonio la chiave per il futuro, per loro e per la società, ma pongono la loro fiducia  nella speranza di rimanere uniti in Gesù Cristo.

“La riconciliazione non è una teoria.  La Provvidenza è concreta “, ha detto Pino.
“L’amore terreno sarebbe finito”, ha aggiunto Monica. “Ma trovo che, oggi, sono in grado di amare mio marito ed insieme a lui, ho scoperto che il nostro matrimonio si è trasformato, è migliore di prima”.

“La differenza sta in questo: se non andiamo d’accordo su qualcosa o discutiamo, subito dopo, possiamo riconciliarci. Il nostro matrimonio sarebbe finito molti anni fa, senza Gesù Cristo “.
Per superare i loro momenti difficili utilizzano un trucco efficace: riflettere su come Dio li ha portati a trovarsi l’un l’altro nel 1994 – un momento splendido della loro vita durante il quale scoprirono di amarsi.
“Il giorno del matrimonio è stato come un giorno di eternità, di pienezza. Non c’era nessuna paura, nessuna fretta “, ha detto Monica.
Pino aveva 36 anni e Monica ne aveva 28, quando si incontrarono per la prima volta, in un negozio.

 

A quel tempo, facevano entrambi parte del Cammino Neocatecumenale, e pur facendo insieme alcune tappe del cammino, non si erano mai conosciuti davvero.
Si incontrarono per la prima volta nel 1994: lui stava andando in chiesa come ogni giorno, e così anche lei.
Entrambi avevano chiesto al Signore un periodo di discernimento sulla loro vocazione, così che quando si scontrarono l’una nell’altro, capirono che non doveva trattarsi di un caso e iniziarono ad andare a Messa insieme.
“Abbiamo visto subito che questa era la volontà di Dio; è stato chiaro”, ha detto Monica.
Quando comunicarono al responsabile – il quale li conosceva entrambi da anni – che avevano cominciato ad uscire, fu lui a suggerire subito di non perdere tempo e ci consigliò di iniziare a preparare il matrimonio, matrimonio che avremmo celebrato esattamente tre mesi dopo.

Nel corso del tempo, la coppia vide diversi segni di Dio che operava nella loro vita.
Cominciarono con il pensare di non poter acquistare una casa, senza disporre di una somma considerevole di denaro, che al momento non possedevano. Me ecco che, grazie al Signore, durante la loro festa di fidanzamento,  dopo la Pasqua di quell’anno,  le zie di Pino comunicarono alla coppia la loro intenzione di  preparare una dote di tutto rispetto per il giorno in cui si sarebbero sposati.
Poi, il giorno del loro matrimonio, uno degli ospiti li consegnò le chiavi di un appartamento in montagna proprio nel luogo in cui stavano progettando di andare in luna di miele, se avessero avuto i soldi necessari.
Queste esperienze sorprendenti rafforzarono la loro fede e non molto tempo dopo si sposarono nel luglio 1994, e dichiararono di sentirsi chiamati ad andare ‘in missione’ e ​​di essere una famiglia in missione del Cammino Neocatecumenale per la Chiesa.

 

Cos’è questa missione, e cosa significa?
“La missione è una vocazione”, hanno detto.
“Ci siamo alzati come coppia che era disponibile ad andare in qualsiasi parte del mondo”.
Alzarsi è una tipica terminologia Neocatecumenale, si riferisce a ciò che accade nelle ‘Convivenze’ o nei ritiri della comunità, quando si fanno le ‘chiamate per le vocazioni’.
Coloro che si sentono chiamati ad una particolare vocazione, si alzano davanti a tutti, in un momento particolare della Convivenza e confermano il loro desiderio di rispondere alla chiamata del Signore sia che si tratti del sacerdozio, sia che si tratti di andare ‘in missione’.
Andare in missione potrebbe voler dire far parte di una équipe di catechisti o potrebbe consistere nel fare catechesi o  nell’essere chiamato a far parte di una missio ad gentes.

 

Due convivenze nazionali si svolgono ogni anno in Australia, ma sebbene siano convivenze regionali o nazionali, la prassi potrebbe variare da paese a paese.
Monica e Pino si alzarono la prima volta per “confermare il loro desiderio di andare in missione ” nel mese di ottobre del 1994. Si alzarono ad ogni Convivenza annuale successiva ma solo nel 2000 sarebbero stati chiamati ed inviati.
“La Chiesa vuole tempo per discernere,” hanno detto.
Per essere inviati in missione, la famiglia deve essere libera da “impedimenti”, come debiti o la responsabilità di prendersi cura dei genitori anziani. “Devi essere libero; non è una fuga l’andare in missione”, ha detto Monica.
Quando il loro nome venne fuori con Canberra come loro destinazione – paese, estratto casualmente da un cappello – rimasero sorpresi.
Si aspettavano di essere inviati in Sud America o in Africa e di dover  costruire manualmente le chiese.
Ma c’è una missione qui, ha detto Pino.

” Una missione probabilmente più grande di quella dei paesi poveri. C’è una povertà spirituale – come in Europa – la gente non è più interessata alla religione o non va alla ricerca della fede “.
Nel 2000, Anno Giubilare della famiglia, Monica e Pino sono stati una delle 100 famiglie che sono state chiamate alla sede internazionale del cammino neocatecumenale a Porto San Giorgio (Marche) per ricevere la loro missione, e sono stati presenti anche nell’udienza generale con Papa Giovanni Paolo II per celebrare l’Anno della Famiglia, in piazza San Pietro, nel mese di ottobre dello stesso anno.
Nel 2001, una volta preparate le carte per la partenza, Pino e Monica sradicarono loro famiglia sarda, che contava allora quattro figli, e si trasferirono a Canberra.
La coppia lasciava alle spalle due posti di lavoro in Sardegna, che quell’anno toccava un tasso di disoccupazione del nove per cento; Monica era un funzionario pubblico e Pino era un insegnante di educazione fisica.
“Siamo stati attaccati dai nostri parenti e amici, che non riuscivano a capire come potevamo lasciare i nostri posti di lavoro e spostare i nostri figli, ma Dio ha provveduto a tutto”, ha detto lei.

Il trasloco comportava alcuni problemi culturali.
“Come tutti i sardi, anche noi abbiamo radici molto profonde nella nostra cultura e nelle nostre famiglie ed è molto difficile cambiare stile di vita”, ha detto Monica.
Pino e Monica hanno dovuto imparare l’inglese a TAFE, a Canberra, abituarsi al tipo di mangiare Australiano e al modo di interagire e di relazionarsi della gente del posto, sicuramente meno spontaneo di quello italiano, oltre all’oggettiva difficoltà di muoversi all’interno del tessuto urbano, dal momento che le città australiane sono fuori mano. Arrivare ai negozi spesso comportava un viaggio in auto, piuttosto che una passeggiata per la strada, come eravamo abituati a fare.
Essi hanno notato che, a differenza delle città italiane che hanno costruito edifici e negozi vicini tra loro, città come Canberra e Baldivis sono disomogenee e le persone sono molto più isolate.
“Non si vede quasi nessuno e le persone lavorano ogni giorno”, ha detto Pino.
Ora che vivono in Baldivis, la famiglia Spissu sta cercando di integrarsi nella vita locale.
Giovanni, Stefano e Francesca frequentano il Kolbe Catholic College e Tommaso, Michela e Maria frequentano la Madonna Stella del Mare a Rockingham.
Pino li raccoglie nel pomeriggio in modo da tornare a casa per le 16 e non appena tornano a casa, parlano tra loro un italiano fluente e si affrettano a togliersi le loro uniformi scolastiche.
Tutti, tranne il più giovane, parlano fluentemente italiano e inglese. Pietro, che ha tre anni, ha appena iniziato a imparare l’inglese.
“A casa parliamo italiano. In primo luogo, perché è buono per loro essere bilingue e in secondo luogo, per mantenere le nostre radici “, ha detto Pino.

“Non siamo qui immigrati, siamo missionari. Noi siamo qui solo per questo motivo. ”
Dal momento che per arrivare a scuola occorre viaggiare in auto per 20 minuti e a causa della lontananza dei loro amici, che non vivono nelle vicinanze, i bambini tendono a passare il tempo in casa, a meno che non siano a calcio o a prendere lezioni di netball.
“Ogni giorno è come oggi,” ha detto Monica, riferendosi al modo in cui i bambini si tengono occupati in casa.
“Hanno buoni amici a scuola, ma stanno facendo di tutto per integrarsi sempre meglio. I ragazzi sono a casa quasi sempre ma le giornate sono comunque piene. Non c’è tristezza e non si sente la mancanza di nulla. Noi facciamo il massimo che possiamo per renderli felici “, ha detto.
Una volta all’anno la madre di Monica, Marinella Lai, viene a visitare la famiglia e una volta ogni due anni la famiglia ritorna in Italia perché, come famiglia in missione, portano le loro esperienze ai loro fratelli e sorelle della comunità della parrocchia di San Carlo Borromeo a Cagliari in Sardegna.
Questa comunità in Sardegna paga le loro tariffe aeree. La comunità supporta anche la famiglia  raccogliendo ciò di cui hanno bisogno e, in questo modo, i loro fratelli e sorelle sono partecipi della loro missione.
Non è facile lasciare ogni volta l’Italia, ha detto Pino, ma sanno che la volontà di Dio per loro è di essere lì.
Pino ha detto che c’è sempre un punto interrogativo, semmai  rivedrà sua madre e suo padre ancora una volta, dal momento che hanno la bellezza, rispettivamente, di  86 e 89 anni.
“E ‘un segno che non siamo in vacanza qui, ma in missione per Dio”, ha detto.

Dalla Sardegna … a Canberra … a Baldivis
Mons. Barry Hickey ha chiamato la famiglia Spissu a Baldivis, per tutte quelle persone che non vengono solitamente in Chiesa e coloro che non sono cattolici.
Hanno portato tutti i mobili da Canberra e anche il loro furgone.
Essi dovevano unirsi a Padre Daniel Chama – che è stato inviato per la missione in Baldivis, nel febbraio dello scorso anno.
Questa volta non era così facile sradicare la famiglia, perché a questo punto, Monica e Pino avevano sette figli, alcuni si trovavano, in pieno periodo adolescenziale, a dover abbandonare ormai consolidate amicizie.
La chiamata a passare da Canberra a Perth, per la missione, fu uno shock, ma, attraverso l’accettazione della chiamata, hanno sperimentato l’opera di Dio.
Giovanni inizialmente non  voleva spostarsi a Perth, ma, in poco tempo, il Signore gli face  trovare  la pace dentro di sé e all’interno della famiglia”.
Francesca anche non era pronta a muoversi.

“E ‘stata una delle cose più difficili da fare, qui ho vissuto la maggior parte della mia vita”, ha detto.
“Ho pensato di piangere sempre, ma ho pianto solo il primo giorno, poi Dio mi ha messo nella pace e mi ha aiutato con gli amici,” ha detto.
“Vedo che Dio mi sta ancora aiutando, sto facendo netball e mi diverto così. Abbiamo creato una squadra “, ha detto.
La parte più difficile è stato dover fare nuove amicizie in Baldivis e Rockingham, lasciandosi alle spalle la sua migliore amica, che aveva la stessa età e anche era parte di una famiglia missione in Canberra.
Francesca esita inizialmente a dire alle persone che lei è parte di una famiglia in missione, temendo che non lo sappiano accettare e comprendere.
Ma poi trova la forza di dire “questa è la mia vita”, perché se lei non dice che è parte di una famiglia in missione, allora lei “sta mentendo a se stessa, su quale sia effettivamente la sua storia”.
Pino ha anche dovuto affrontare alcune difficoltà nel trovare lavoro, il governo australiano d’Occidente non riconosce le sue qualifiche, tanto che è attualmente alla ricerca di un lavoro part time.
I suoi titoli sono stati riconosciuti a Canberra; lì lavorava come insegnante di educazione fisica in una scuola bilingue italiana, ma non è stato così fortunato qui.

Le difficoltà, però, non sembrano distogliere la famiglia dal sorridere e ridere.
“La cosa principale che ci accompagna è la gioia. Tra i problemi – tra di noi, i figli, la solitudine, l’umiliazione, che è uno dei tanti aspetti della missione, la solitudine – ciò che vediamo è la gioia di essere in missione, che è ancora presente in noi come la prima volta. Questo è ciò che ci tiene qui, la gioia “, ha detto Monica.
Anche se la famiglia è stata ‘spedita ‘ in Australia, non sono tenuti a rimanere qui tutta la vita, ma a Dio piacendo, dice Pino, sono disponibili a farlo.
“Dio ci rende felici. Siamo una coppia normale, con normali problemi di coppia e nella famiglia, ma Dio ci sta aiutando “, ha detto Monica.
Pino e Monica sono una coppia unita e la loro gioia permea d’amore la famiglia, che splende luminosa, sui volti felici dei loro figli.

Monica ha detto che, come in ogni matrimonio, ci sono stati diversi momenti di “crisi ” in cui non si riesce più a sopportare l’altro e se si fosse trattato di fare affidamento solo sulle loro forze umane, il loro matrimonio sarebbe fallito.
Quando incontrano difficoltà, ha detto, l’unica cosa che possono fare è “chiedere che ci aiuti Gesù Cristo, separatamente, ciascuno di noi a modo suo”, e solo con il suo aiuto rinasce un amore diverso per l’altro.
“Cristo è colui che ci ha riuniti ancora e ancora,”ha detto, e il potere di perdonare viene dalla grazia del loro battesimo. Adesso il desiderio di vivere la loro fede cattolica come parte del Cammino Neocatecumenale e la volontà di essere in missione  iniziano a nascere anche nei loro figli.
Nel 2009, da adolescenti, Giovanni e Stefano sono diventati membri del Cammino; hanno fatto le catechesi –  primo passo per entrare in comunità.
Stefano ha detto che non poteva immaginare che cosa sarebbe stata la sua vita senza il Cammino.
Ha detto che ha iniziato le catechesi perché ha visto che i suoi genitori erano felici. Ha anche molti amici in Italia che fanno parte della Comunità, che incontra, quando ritorna in Italia, durante le loro visite biennali.
E ora che Francesca è grande, anche lei si unirà alla comunità quando inizieranno le catechesi,  questo mese.

Pino ha detto che i bambini iniziano a vedere con i propri occhi i modi in cui Dio opera nella loro vita.
“Qualche anno fa erano solo mamma e papà in missione – ora è la famiglia,” ha detto.
Gran parte del loro ruolo qui è semplicemente testimoniare la loro esperienza di Cristo nella famiglia e come famiglia.
Sebbene gran parte di questa testimonianza venga dal loro modo di vivere, dalla loro vita,  sono anche testimoni attivi –  bussano ai loro vicini il Sabato mattina, nel tentativo di’ annunciare il Vangelo ‘a coloro che non vanno a messa, che praticano altre religioni o che non credono in Dio.

 

Prima di bussare di porta in porta, viene celebrata la Messa da P. Daniel Chama il Sabato alle 09:00, e partecipano tutti i membri del Cammino Neocatecumenale che fanno parte della missione in Baldivis tra cui Monica, Pino, Giovanni e Stefano Spissu.
Dopo la Messa – come Cristo ha mandato i suoi 70 discepoli, a due a due – questi missionari moderni battono le strade di periferia per annunciare il Vangelo in Baldivis.
Pino di solito va con un altro fratello di comunità, Monica con una sorella di comunità; Giovanni viene, quasi sempre, accompagnato dal seminarista croato, Mate, mentre Stefano con P. Daniel.
Coloro che vivono nelle strade tra Clyde Ave e la Safety Bay Rd in Baldivis hanno già ricevuto l’annuncio, così questi missionari urbani iniziano progressivamente a scendere a sud di Clyde Ave.

Pino ha detto che hanno visitato il quartiere di River Gums e ora sono in partenza per visitare Settler’s Hills.
Pino non è demoralizzato dalla quantità di case da visitare o dalla distanza che si deve coprire, lui dice che ha un sacco di tempo e quando hanno finito, inizieranno di nuovo perché la gente entra ed esce.
Ma questo bussare di porta in porta non è un compito facile: la gente, di solito, sbatte loro la porta in faccia e molti semplicemente non sono interessati.
“Alcuni ci ascoltano e condividono il loro tempo con noi; pochissimi ci lasciano entrare. Probabilmente non è tipico nella cultura australiana, come lo è, invece, nella cultura italiana. Il più delle volte rimaniamo fuori e loro ci ascoltano da dentro casa, dietro il recinto e non possiamo vedere chi abbiamo davanti “, ha detto.
Rispetto alla popolazione di Canberra, Monica e Pino dicono di aver trovato in Baldivis persone più accoglienti.

“In Australia, le persone non sono interessate alla religione. Questa è la realtà “, ha detto Pino.
Se questa coppia di “discepoli moderni” (Pino e Monica) bussa ad una porta e trova una famiglia cattolica, il loro campito è semplicemente informarli quando celebrano l’eucarestia: la domenica, nei pressi del Tranby College.
Ma se bussano alla porta e accennano alla parola ‘Chiesa’  in presenza di un ‘lontano’ – un pagano o qualcuno che ha abbandonato la fede –  l’invitare questa persona a seguirli e a pregare con loro, secondo Pino, ” può essere molto difficile “.
In quel momento entra in gioco la grazia: non vi è una grazia particolare che ricevono per fare questo lavoro missionario, ha detto.
Nel Vangelo di Luca, capitolo 10, Gesù manda i 70, consigliando loro: “In qualunque casa entriate, prima dite: ‘La Pace sia in questa casa’! E se un figlio della pace è lì, la vostra pace scenderà su di lui; in caso contrario, tornerà a te “.
Umanamente,ha detto Pino, fare questo è impossibile.
“Ma ogni volta parto tremante e torno sempre felice,”ha detto.

Giovanni ha vissuto una esperienza simile della missione: “Quando mi trovo ad evangelizzare la mia mente si svuota, evangelizzare mi aiuta, anche quando veniamo respinti. Ma mi sento in pace. Mi sorprende ogni volta. Non riesco a spiegare perché è così, “ha detto.
Quando vanno per la prima volta in una casa, dicono di essere “missionari della Chiesa cattolica”.
Scoprono che alcune persone parlano con loro per il semplice fatto che non sono Testimoni di Geova che bussano alle case due volte alla settimana, ha detto Pino. I ‘lontani’ che sembrano interessati, li invitiamo a visitare la nostra casa per la preghiera comunitaria.
Una volta alla settimana, il giovedì, la famiglia Spissus  fa di sera un incontro di preghiera a casa loro, e un’altra famiglia in missione a Baldivis ospita, invece, il Martedì.
Giovanni ha detto che quando lui è fuori a bussare di porta in porta, parlare inizialmente è dura, ma se è ispirato, riesce tranquillamente.
“La prima casa fa sempre paura, ma una volta terminato l’annuncio , sono di nuovo calmo e pronto a passare alla casa successiva,”ha detto.
Pino ha sottolineato che non sono loro a convertire la gente, e in ogni caso, non è la sua parola particolare, che ispira le persone.

Con il cristianesimo, Dio tocca il cuore, ha detto.
Se lui dice: ‘Dio ti ama’, è Dio che tocca il cuore della persona, ‘quello è tutto quello che ha da dire.
“Dio è sempre là, alla ricerca di persone per dare loro quello che stanno cercando: gioia e felicità.
“E possiamo trovare questo solo in Dio”, ha detto.
La cosa più importante è vivere qui come una famiglia cristiana, ha detto.
“Non siamo qui per convertire la gente, basta vivere qui come testimone di Gesù Cristo, come testimone che una coppia può stare insieme.
“Infatti senza Gesù Cristo avremmo divorziato”, ha detto Pino.
L’esperienza di Dio che opera nella sua vita, nel suo matrimonio e nella sua famiglia è qualcosa di concreto, ha detto Pino.
“Dio ci sta aiutando molto chiaramente – possiamo vedere che Dio agisce. Quello che abbiamo vissuto non è solo che Dio è sopra di noi e ci guarda dal cielo. Egli è presente nel nostro quotidiano, nei problemi, nelle gioie e nella vita, “ha detto.
” essere con Dio è una bella esperienza. Quando ero giovane, pensavo di dover fare sacrifici nella vita.
“Invece, Dio mi sta dando tutto in abbondanza,” ha detto.
Anche se né Pino né Monica stanno lavorando al momento, sono sereni.
“Non è il denaro che ti rende felice. Dio ci sta aiutando “, ha detto.

Un nuovo approccio per l’evangelizzazione nei quartieri australiani

Baldivis è territorio di evangelizzazione nella periferia dell’Arcivescovato di Perth: case nuove di zecca, complessi residenziali e complessi commerciali, scuole e chiese sorgono per soddisfare la crescente popolazione che dovrebbe raggiungere i 42.000 nel 2030.
Una presenza cattolica si è insediata ufficialmente nel Baldivis l’8 dicembre dello scorso anno con l’aiuto di Fr. Geoffrey Aldous, come parroco.
Tuttavia, in assenza di una presenza cattolica nella zona, l’Arcivescovo Hickey chiese se il Cammino Neocatecumenale potesse portare il messaggio evangelico a Baldivis ed evangelizzare la zona come una missio ad gentes (missione ai gentili, ai pagani). P. Daniel Chama – un sacerdote diocesano dell’Arcidiocesi di Perth, che si è formato presso il Seminario Redemptoris Mater in Morley – è stato nominato per la missione in Baldivis nel febbraio del 2010, in concomitanza con l’arrivo della prima famiglia in missione che si è trasferita a Baldivis a gennaio.

Monica e Pino Spissu, originari dell’isola italiana della Sardegna, vivevano a Canberra in missione quando l’Arcivescovo Hickey chiamò loro e la loro famiglia di sette persone a Baldivis.
La loro missione era quella di ‘annunciare il Vangelo’ nel carisma del Cammino Neocatecumenale, dare testimonianza della propria fede, vivere un matrimonio cristiano e sostenere la comunità parrocchiale in erba. Diversi membri del Cammino sono anche parte di questa missione, compresi il seminarista croato del “Redemptoris Mater”  Mate (pronunciato Mah-Tay), che è arrivato con P. Daniel Chama nel febbraio dello scorso anno.
Due famiglie dalla Spagna sono arrivate nel mese di agosto dello scorso anno per la missione e due donne provenienti dall’Italia, Clara e Lidia, sono arrivate in ottobre.
Una quarta famiglia è recentemente arrivata da Wollongong, dopo essere stata inviata e scelta, nel gennaio di quest’anno, da Papa Benedetto XVI, tra le 230 famiglie in tutto il mondo per portare la catechesi dell’amore e della misericordia di Gesù Cristo nel mondo.

 

fonte: http://www.therecord.com.au/site/index.php?option=com_content&task=view&id=2543&Itemid=1

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