Approfondimento: La Nuova Estetica a Scandicci

Inauguriamo con questo articolo una nuova rubrica di approfondimenti, curata da un nostro collaboratore. La rubrica avrà cadenza settimanale, ed è possibile trovare tutte le puntate cliccando sulla categoria “approfondimenti”.

Il Beato Giovanni Paolo II, con spirito profetico, scriveva nella “Lettera agli artisti” del 4 aprile 1999 in preparazione al Giubileo del 2000: <<… è stato detto con profonda intuizione che la bellezza salverà il mondo. La bellezza è cifra del mistero e richiamo al trascendente. E’ invito a gustare la vita e sognare il futuro. Per questo la bellezza delle cose create non può appagare, e suscita quell’arcana nostalgia di Dio che un innamorato del bello come Sant’Agostino ha saputo interpretare con accenti ineguagliabili: “Tardi ti ho amato, bellezza tanto antica e tanto nuova, tardi ti ho amato!” >>(Giovanni Paolo II, Lettera agli artisti, cap. 16 in cui si cita AGOSTINO, Confessioni, 10,27).

“Quale bellezza salverà il mondo?” (F. Dostoevskij, L’Idiota, parte III, cap. V.)

Kiko Argüello, durante una convivenza dei vescovi delle Americhe nel 1997 sul tema << Nuova evangelizzazione e terzo millennio>> ( convivenza di 253 vescovi delle Americhe, New York, 1-5 aprile 1997), parafrasando la frase di Dostoevskij, pone questo problema: << Solo una nuova estetica salverà la Chiesa del terzo millennio. Quale deve essere questa nuova estetica?>>

Dopo quarant’anni di “vita” del Cammino Neocatecumenale, possiamo, oggi, gustare e vedere questa nuova estetica realizzarsi concretamente.

PARROCCHIA DI SAN BARTOLOMEO IN TUTO

INTERNO DELLA CHIESA DI SAN BARTOLOMEO IN TUTO

Uno dei tanti esempi della nuova estetica del cammino neocatecumenale possiamo osservare  a Scandicci, quartiere periferico di Firenze, che nei primi anni ’70, vede nascere un itinerario catecumenale di formazione cristiana per portare nella parrocchia i frutti del rinnovamento del Concilio.

La struttura interna della chiesa di S. Bartolomeo in Tuto favorisce la partecipazione dei fedeli alla vita liturgica. Infatti, con il Concilio Vaticano II, nella costituzione liturgica “Sacrosanctum Concilium”, i Padri conciliari hanno posto in evidenza che il rinnovamento liturgico presuppone un autentico rinnovamento spirituale, senza il quale qualsiasi riforma di segni, simboli e spazi sarebbe un’iniziativa morta. Questo spirito nuovo si concentra in una sola parola “partecipazione consapevole, attiva e totale … di un popolo gerarchicamente ordinato”(Principi e norme per l’uso del Messale Romano, IGMR, cap. 1 e 5).

Non a caso la riforma liturgica, voluta e promossa dal Concilio Vaticano II, ha voluto rinnovare la fede celebrata in e per la Chiesa, spostando il mistero pasquale di Cristo al centro di tutta la celebrazione (SC n. 5). “Padre, che siano uno come noi siamo uno: Io in loro e Tu in Me, perché siano perfettamente uno e il mondo sappia che Tu mi hai mandato e che li ho amati, come Tu hai amato Me” (Gv 17,22-23).

L’Assemblea cristiana si riunisce per sperimentare l’amore di Dio manifestato in Gesù Cristo. Un amore che dà la vita per gli uomini incapaci di amare, perché sono schiavi della paura della morte.

<<Poiché dunque i figli hanno in comune la carne e il sangue, similmente anch’egli ebbe in comune le stesse cose, per distruggere, mediante la sua morte, colui che ha l’impero della morte, cioè il diavolo, e liberare tutti quelli che per timore della morte erano tenuti in schiavitù per tutta la loro vita.>> (Ebrei 2,14-15).

Cristo con la sua morte e risurrezione ha distrutto la morte, la schiavitù del peccato e l’egoismo e ha aperto un cammino per ciascuno di noi verso Dio e gli altri. Cristo risorto annuncia il perdono dei peccati e dona lo Spirito Santo, l’amore stesso di Dio nei nostri cuori. Il passaggio dalla morte alla vita è il mistero pasquale di Cristo. L’irruzione dell’amore di Dio nella vita rende possibile un amore umanamente impossibile: l’amore ai nemici, il perdono reciproco e la pace. Quanto più si partecipa alla liturgia, più si sperimenta la vittoria di Cristo sulla nostra morte e la nostra sofferenza.

La liturgia, vissuta in quest’ottica, non è più un rito esteriore o un dovere, ma un’esperienza reale e storica di Dio capace di trasformare la vita. Nasce la comunione e la Chiesa appare come il Corpo di Cristo composto da molte membra. La Chiesa di San Bartolomeo in Tuto ha avviato dal 1970 un’opera di ri-evangelizzazione degli adulti attraverso un itinerario catecumenale di formazione cristiana per portare alla Parrocchia i frutti del rinnovamento del Concilio Vaticano II, soprattutto attraverso una catechesi permanente per gli adulti.

La Parrocchia manifesta, così, una nuova immagine di se stessa: una struttura di “comunità di comunità “, per usare un’espressione di Papa Paolo VI. La nuova realtà si fa visibile nell’edificio della Chiesa:  dai suoi inizi provvisori nel garage di Via Turri, fino alla struttura attuale, espressione del rinnovamento conciliare. Tutta la struttura architettonica e i segni liturgici sono messi in evidenza; essi sono un aiuto perché si possa realizzare, nella liturgia, una reale esperienza del Mistero: l’incontro con Dio e la comunione con i fratelli.

Dunque, la nuova estetica che salverà il mondo è la comunità cristiana che fa visibile oggi la bellezza di Cristo: l’amore al di là della morte, l’amore al nemico “come io vi ho amati”. Teologia e bellezza, teologia ed estetica sono unite.

Appuntamento a venerdì 20 per la seconda parte.

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