Giovanni Paolo II beato: come è stato scelto il miracolo

 

“Sin dagli inizi del suo lavoro, il postulatore Slawomir Oder comincio’ a mettere da parte, fra le tante segnalazioni di guarigioni ricevute dai fedeli di ogni parte del mondo, alcune vicende piu’ eclatanti, per individuare il possibile miracolo per la beatificazione. Ma nella maggior parte dei casi la documentazione si e’ rivelata insufficiente per descrivere con certezza tutta l’evoluzione dei fatti”. Lo scrive Saverio Gaeta che ha intervistato il postulatore nel libro “Il miracolo di Karol” edito da Rizzoli.

 

Dopo una prima scrematura l’attenzione di monsignor Oder si concentro’ su tre casi. In Russia, una donna fervente cattolica, con il marito non credente, aveva deciso di recarsi a Roma per omaggiare la tomba di papa Wojtyla. Prima del viaggio il marito, che gia’ in precedenza era stato colpito da un infarto, ebbe un nuovo attacco cardiaco. Portato in ospedale, gli era stata diagnosticata la morte cerebrale e la moglie era stata avvertita telefonicamente dell’evento. Durante il percorso verso l’ospedale la donna comincio’ a pregare: “O Dio, se vuoi che Giovanni Paolo II sia fatto santo, adesso hai un’ottima occasione. Fa’ che lo trovo vivo”. Ed entrando nella stanza trovo’ effettivamente che il marito si era completamente ripreso e stava seduto a parlare con i medici.
Una signora italiana aveva perso il liquido amniotico in un periodo molto prematuro della gravidanza. I medici erano convinti che non ci fosse nulla da fare e le avevano proposto di provocare un aborto terapeutico per ripulire l’utero ed evitare rischi di infezione. Ma la signora, insieme con la famiglia e la sua comunita’ neocatecumenale, aveva cominciato a pregare Giovanni Paolo II chiedendone l’intercessione.
Nonostante nel sacco placentare fosse tutto secco, il cuore del bambino continuava a battere, suscitando lo stupore dei medici che comunque ritenevano impossibile lo sviluppo del feto.
Improvvisamente, dopo diverse settimane, il liquido si e’ riformato e il bambino e’ nato assolutamente sano.
In Argentina una donna, molto provata dalle malattie e da precedenti interventi chirurgici, era ricoverata per essere operata di diverticolosi. Pose la sua vita nelle mani di Giovanni Paolo II e, al momento degli accertamenti prima di operare, il chirurgo si rese conto che il problema non c’era piu’. Negli Stati Uniti, a un ministro straordinario dell’eucarestia fu diagnosticata una cirrosi epatica che i medici considerarono irrecuperabile, tanto da richiedere un trapianto di fegato. Mentre attendeva l’organo di un donatore, si raccomando’ a Papa Wojtyla e la successiva ecografia mostro’ il fegato perfettamente sano.
Proprio mentre si stava per scegliere tra i tre “miracoli” piu’ interessanti, a meta’ giugno 2005, giunse in Postulazione una lettera spedita da madre Marie Thomas, la superiora generale dell’Istituto delle Piccole Suore delle Maternita’ Cattoliche con sede a Nivolas-Vermelle (nel sud-est della Francia). Leggendo quella ventina di righe dattiloscritte, ci si rese immediatamente conto dell’importanza della segnalazione.
La superiora spiegava che “suor Marie Simon Pierre, colpita da un Parkinson evolutivo diagnosticato nel 2001, ha visto scomparire istantaneamente tutti i segni clinici della sua malattia allorquando le Piccole Suore della Francia e del Senegal hanno fatto una novena per chiedere la guarigione della Piccola Suora, se tale era la volonta’ di Dio, per intercessione di Giovanni Paolo II, in vista della sua beatificazione. Questa grazia le e’ stata accordata nella serata di giovedi’ 2 giugno 2005, esattamente due mesi dopo la morte del Papa. Dal 3 giugno la Piccola Suora ha interrotto tutti i trattamenti. Il 7 giugno 2005 il medico neurologo Xavier Olmi l’ha visitata e ha constatato, con suo grande stupore, la sparizione totale di tutti i segni clinici del Parkinson”.
Al termine di questa sintetica rievocazione della vicenda, la superiora dichiarava: “Tutte noi Piccole Suore saremmo particolarmente orgogliose se questa testimonianza potesse essere una piccola pietra apportata alla causa di beatificazione. La Piccola Suora Marie Simon Pierre e io stessa ci poniamo a sua intera disposizione, se lei lo giudichera’ necessario”.
Colpivano, nelle parole della superiora, il tono umile e l’atteggiamento di totale sottomissione al giudizio della Chiesa, che escludevano a priori velleita’ di protagonismo. La storia raccontata, poi, presentava due aspetti strettamente connessi a Giovanni Paolo II: la Piccola Suora era stata colpita dal morbo di Parkinson, che aveva pesantemente segnato anche gli ultimi anni di vita del Pontefice e, inoltre, aveva dedicato la propria missione alla difesa della vita e della maternita’, punti cardine del ministero di Wojtyla sin dai tempi di Cracovia.
Richiesta tutta la documentazione clinica, si sottopose il caso alla valutazione di un medico esperto in materia. In seguito al suo parere favorevole, nel marzo 2006 si apri’ dunque il procedimento canonico nella diocesi di Aix-Arles, che si e’ chiuso esattamente un anno dopo.

fonte: http://www.agi.it/cronaca/beatificazione-giovanni-paolo-ii/elenco-notizie/201104281255-cro-rt10093-wojtyla_il_postulatore_come_e_stato_scelto_il_miracolo

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